Cobit di Sona: riaperto un deposito di rifiuti

Sono riprese le attività di deposito alla Cobit di Sona. Sul terreno dell’azienda, che si trova in via Morsara, vicino alla ferrovia, si sono riformate consistenti montagnole di terra e detriti. La ripresa dei lavori è stata possibile grazie alla determina della Provincia (che risale al settembre scorso) che ha approvato e autorizzato il progetto per la «realizzazione di un impianto per il deposito, la lavorazione e il recupero di rifiuti inerti non pericolosi attraverso frantumazione e vagliatura».

 

Il provvedimento è arrivato dopo che nel marzo 2009 gli agenti del corpo forestale dello Stato del comando di Verona, a seguito di un’indagine, avevano trovato su quei terreni materiali (tra cui rifiuti di demolizioni edilizie e resti di manti stradali) accumulati in modo irregolare e per questo la Forestale si era rivolta alla Procura. Nel documento della Provincia è presente un folto elenco di prescrizioni che la ditta deve seguire. In particolare l’azienda deve rispettare determinate regole legate alla viabilità dell’area: ogni giorno potranno transitare al massimo quattro autocarri con il materiale da conferire nel sito. All’interno dell’impianto si potranno stoccare al massimo 9mila tonnellate (7mila metri cubi) di rifiuti, con una potenzialità annua al trattamento dei materiali di 23.400 tonnellate per un volume complessivo compreso tra 13mila e 16mila metri cubi, 90 tonnellate (60 metri cubi) al giorno. I lavori di allestimento dell’impianto dovranno iniziare entro il prossimo settembre e «la messa in esercizio» dell’attività dovrà partire entro il settembre del 2013, seguendo le prescrizioni imposte dall’ente provinciale.

 

Ma non è tutto. Il Comune di Sona nel marzo 2010, prima del provvedimento emesso dalla Provincia, aveva stipulato un accordo con la ditta (nonostante alcuni anni fa l’ente comunale avesse constatato che mancavano i permessi per realizzare quei depositi). In cambio del permesso di realizzare l’impianto l’impresa deve provvedere a sistemare la strada di via Morsara dall’ingresso del nuovo insediamento fino all’innesto della Provinciale 26, la strada Morenica, allargando le due corsie di marcia e rendendo così transitabili i due cigli della strada. L’azienda, secondo le disposizioni del Comune, non deve superare la quantità consentita di materiale conferito ogni giorno per non gravare ulteriormente sul congestionamento del traffico. Inoltre la Cobit deve sospendere e ritirare «ogni azione legale intrapresa nei confronti del Comune di Sona rinunciando a qualsiasi tipo di risarcimento». Sulla questione è intervenuto il consigliere di minoranza Gianluigi Mazzi, del gruppo misto, il quale ha annunciato che presenterà un’interrogazione per far luce sulla vicenda.

 

«La sua evoluzione è rimasta all’oscuro di tutti. Non sapevamo nulla. Mi sono accorto della ripresa delle attività solo perché sono passato vicino alla ditta in bicicletta e ho notato il riformarsi delle montagne di detriti», afferma Mazzi. «Il patto tra il Comune e la Cobit è scandaloso. Si è svenduta una parte del territorio su cui potranno transitare tutto il giorno camion. Il tutto a discapito del rispetto dell’ambiente e con una situazione in cui si era già segnalato un abuso con tanto di esposto in procura». Non è dello stesso parere Ernesto Vantini, assessore comunale alla viabilità. «Il traffico di camion non aumenterà e comunque come Comune abbiamo fatto il possibile per ridurre l’impatto ambientale», sottolinea Vantini. «Il parere di Sona in ogni caso non era vincolante, non poteva incidere», si difende l’assessore. «La competenza era della Provincia. Mi auguro in ogni caso che siano stati fatti i controlli e che le attività della Cobit procedano in modo regolare».