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Stesse accuse, uguale esito processuale con il pagamento dell’oblazione. L’appendice in tribunale della vicenda della Nord Bitumi non lascia spazio nemmeno questa volta ai rappresentanti dei circa diecimila cittadini, riuniti nel comitato Cielo e terra interessati dal fenomeno dell’inquinamento vicino alla sede dell’industria in località Valle della Campagnola a Sona.
I quattro imputati, succedutisi al ruolo di legali rappresentanti della Nord Bitumi in questi ultimi anni, hanno seguito le orme già tracciate da Massimo Pongiluppi nella sentenza del 15 ottobre dello scorso anno. Alberto Bonfiglio, Salvatore Danese, Enrico Mascoli, Stefano Perini e, ancora una volta, Massimo Pongiluppi hanno scelto così di calare il sipario sul processo, pagando un’oblazione ed estinguendo il reato. La sentenza risale ad alcune settimane fa.

 

Le accuse per i cinque amministratori della società di Sona ricalcavano quelle già prospettate nel processo a carico del Pongiluppi. Il primo capo d’imputazione riguardava gli impianti di emissioni in atmosfera della Nord Bitumi fino al 3 ottobre 2007. A parere del pm Pier Umberto Vallerin, erano stato effettuate delle consistenti modifiche di quelle strutture senza l’autorizzazione della Provincia. E ancora: i cinque amministratori avrebbero anche realizzati nuovi punti di emissioni in atmosfera sempre senza avere il via libera dai palazzi di Loggia Fra’ Giocondo. L’ultima accusa riguardava il pericolo di introdurre nell’atmosfera di gas, vapori o fumi provocato «dall’attività produttiva originanti odori atti a molestare persone» fino al 14 luglio 2008.
Nella motivazione della sentenza di Pongiluppi del 10 dicembre 2009, il giudice Paola Vacca aveva parlato di una situazione sanata. La Nord Bitumi era stata autorizzata successivamente alle emissioni in atmosfera da una delibera della Provincia. Per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, il tribunale aveva allora riconosciuto «l’attuale insussistenza» di quell’attività illecita da parte della Nord Bitumi. A prova di ciò, i giudici hanno ricordato «gli accurati studi scientifici da esperti del politecnico di Milano i quali hanno attestato …l’inidoneità del prevenuto a superare la normale tollerabilità». Una sorta di seria ipoteca, quindi, alle richieste di chi si è sempre dichiarata vittima di quei fumi: «A fronte di ciò», concluse il giudice Paola Vacca nella motivazione della sentenza, «le eventuali affermazioni di parti offese e parti civili (il Comune di Sona con l’avvocato Ciccolini ndr) di ritenersi tutt’ora infastidite dalle emissioni (si riferisce al periodo sotto esame fino al 14 luglio 2008 ndr), perderebbero di significato e rilevanza probatoria». Le lamentele dei residenti, quindi, «non possono sminuire il dato scientifico che consentiva al Pongiluppi l’ammissione all’oblazione».

 

Non nasconde la sua delusione l’avvocato Vittorio Ciccolini che assisteva nel processo il Comune di Sona: «Pur nel rispetto della decisione del magistrato ritengo che gli imputati non dovessero essere ammessi all’oblazione».
Il motivo? «I fatti contestati riguardano l’attività industriale della Nord Bitumi ed in particolare le emissioni maleodoranti che per anni gli abitanti del Comune di Sona hanno dovuto sopportare. Si tratta di una vicenda nota, per la quale si è spontaneamente costituito il comitato Cielo e terra. Ha portato per lungo tempo disagi ad una generalità indistinta di cittadini. Proprio per la gravità dei fatti contestati ritengo si dovesse quantomeno procedere all’istruttoria dibattimentale,come previsto dal codice di rito, salva la facoltà del Giudice di ammettere gli imputati all’oblazione al termine di tale fase». E l’avvocato conclude: «In fondo, l’incomodo per gli imputati di doversi difendere provando nel corso dell’istruttoria sarebbe stato ampiamente giustificato dal disturbo patito dai cittadini di Sona per un lungo periodo di tempo».

 

(Da “L’Arena” del 30 giugno 2010)