“Bisogna sognare, perché bisogna farlo. E poi vedremo cosa ci dirà la nostra storia”. È con queste parole che Simone Anzani guarda alla nuova avventura con Rana Verona, dieci anni dopo aver lasciato la città.
Una frase che racchiude lo spirito con cui il centrale torna a vestire i colori giallo-blu: la consapevolezza di una lunga carriera alle spalle, ma soprattutto la stessa ambizione e la stessa voglia di fare squadra.
A raccontare questo ritorno è stato lo stesso Anzani, mercoledì 23 settembre, durante la conferenza stampa ospitata alle 19 nello showroom di Autoteam, una concessionaria in via Gardesane, a San Massimo.
Ad aprire l’incontro è il direttore sportivo Adi Lami che presenta se stesso e Anzani per spiegarne il ritorno a Verona. La scelta di riportare Anzani nel roster Rana Verona nasce anche dalla volontà di aggiungere alla squadra un giocatore capace di portare esperienza ai compagni e con un importante bagaglio tecnico.
Nel corso della sua carriera il centrale ha infatti collezionato esperienze di alto livello, tra Mondiali ed Europei. Un patrimonio che non riguarda soltanto ciò che Anzani può offrire sul campo, ma anche la mentalità da trasmettere in spogliatoio, in un gruppo in cui l’ambizione si alimenta giorno dopo giorno.
E proprio del gruppo ha parlato Anzani, raccontando le sue prime settimane a Verona. “Partiamo subito col botto”, ha detto con entusiasmo, ringraziando per l’accoglienza ricevuta nello showroom.

La squadra, ha spiegato, è composta da giocatori di altissimo livello e sta affrontando un percorso di preparazione intenso, fatto di numerose amichevoli utili a sperimentare il gioco e a trovare, poco alla volta, i giusti meccanismi.
Tornare dopo dieci anni, però, non significa soltanto rivivere una maglia. Significa ritrovare una città con cui il legame non si è mai davvero interrotto. Anzani ha raccontato di aver trovato sempre ospitalità a Verona negli anni, e proprio quel rapporto ha avuto un peso importante nella decisione di tornare.
A 34 anni, la motivazione non sembra essere cambiata. “Se gioco ancora a 34 anni è perché ho la stessa ambizione, la stessa voglia di vincere”, ha sottolineato. Una voglia che, però, non può essere individuale.
E di trofei Anzani ne ha vinti molti, in una carriera costellata di partite importanti e competizioni di alto livello. Ma alla domanda su quale successo abbia lasciato qualcosa in più degli altri, il giocatore non individua un unico momento. “Ogni trofeo, ogni campionato, ogni coppa ha il suo valore simbolico”, ha spiegato. Ognuno rappresenta un pezzo diverso del percorso, fatto di esperienze che oggi confluiscono in una nuova sfida.
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”Una sfida che, dopo dieci anni, lo riporta proprio da dove era partito. Con un bagaglio più ricco, una squadra nuova e una passione rimasta intatta. Il resto, come ha detto Anzani, lo racconterà la storia.
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