Ragazzi e devianze: Serve fiducia, fondata sulla conoscenza

Gli episodi di cronaca che vedono ragazzi e adolescenti coinvolti in comportamenti devianti sembrano sempre più frequenti, e sempre più spesso i genitori si interrogano su quale sia l’atteggiamento più opportuno da adottare per evitare che questi fatti avvengano all’interno della propria famiglia.

Nel tentativo di dare una risposta a questa domanda, il senso comune spesso suggerisce ai genitori di esercitare un maggiore controllo nei confronti dei propri figli. Se però ci si fermasse a pensare, per esempio, alla propria adolescenza, ci si renderebbe immediatamente conto che il controllo dei genitori raramente ha impedito a qualcuno di fare qualcosa che realmente voleva fare.

Questa semplice considerazione suggerisce che il controllo genitoriale da solo non è molto utile, ma che deve essere accompagnato dalla fiducia, la quale a sua volta si basa sulla conoscenza dei propri figli e del mondo che li circonda.

Le preoccupazioni dei genitori sono sempre le stesse da generazioni: alcol, droghe e pedofilia sono solo alcuni esempi. Oggi però a tutte queste si aggiunge quella di internet, e delle nuove tecnologie in generale. Si sentono spesso frasi come “ai miei tempi che non c’erano i computer e nemmeno i telefoni che fanno le foto, non c’erano tutti questi problemi!”, ma è davvero così? Non si corre forse il rischio di demonizzare la tecnologia perchè non la si conosce?

È vero, il mondo in cui vivono gli adolescenti di oggi è molto diverso da quello in cui sono cresciuti i loro genitori: è un mondo in cui la comunicazione passa in misura sempre maggiore attraverso canali come Messenger, Youtube e Facebook. Questi, essendo semplicemente dei mezzi di comunicazione, di per sé non sono dei pericoli, come invece spesso si tende a considerarli: il pericolo consiste eventualmente nell’utilizzarli nella maniera sbagliata.

Il genitore spesso non conosce a sufficienza questi strumenti e fa fatica a tradurre la vecchia raccomandazione “non dare confidenza agli estranei” nella nuova “non accettare richieste di amicizia in Facebook da persone che non conosci” e a capire che il “non salire in macchina di nessuno, nemmeno se ti dice che è un amico della mamma” dovrebbe essere sostituito dal nuovo “non spedire fotografie di te stesso a nessuno, nemmeno se ti dice che è un ragazzo come te”.

Quindi? La soluzione non è togliere la connessione internet – il computer di casa non è l’unico modo per accedere alla rete, e di certo su questo argomento un adolescente ne sa molto più dei propri genitori – ma passa invece, come si diceva all’inizio, dalla fiducia e dalla conoscenza, che a loro volta passano principalmente dall’ascolto.

Ascoltare prima di tutto: ascoltare per conoscere, ascoltare per comprendere, ascoltare per capire. Scegliere di non affrontare alcuni argomenti perchè creano imbarazzo, disagio, o perchè semplicemente non si sa come trattarli vuol dire non avere nessun controllo sulle risposte che i ragazzi cercheranno alle proprie domande, e non avere la possibilità di poter mettere i propri insegnamenti, suggerimenti e consigli al servizio dei propri figli, per permettere loro di sviluppare un proprio senso critico e una propria capacità di interpretare le cose e di prendere decisioni in maniera autonoma, ragionata e matura.

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Nata a Verona il 3 febbraio 1981. Originaria di Lugagnano, lavora come psicologa psicoterapeuta. Collabora con il Baco dal 2010.