Raffa FL dj, il disco di platino ed il suo forte legame con Palazzolo (dai tempi della sagra)

Rileggendo le locandine della sagra di Palazzolo degli anni 2013 e 2014 scopro che ad intrattenere i giovani c’era stato un tale “dj Raffa FL (Nervous rec NYC)” che proponeva musica dance elettronica. In un attimo mi si accende una lampadina. “Vuoi vedere che…” e subito chiedo conferma a mio figlio che a quelle serate ha partecipato destreggiandosi nei suoi primi approcci alla consolle.

“Certo che è lui”, mi risponde. “Da noi lo conoscevano in pochi e ricordo che alla sua performance aveva assistito soltanto qualche decina di ragazzi. Ad ogni modo, se vuoi, possiamo organizzare un incontro al bar Weekend così te lo presento di persona visto che viene spesso a Palazzolo a trovare Alan nel suo locale adiacente alla rinnovata piazza Vittorio Veneto”.

Nasce così, con molta naturalezza e con la complicità che solo i ragazzi di oggi possono garantire, il mio incontro con uno dei fenomeni più clamorosi del panorama musicale del 2022, che sta letteralmente spopolando in tutte le radio italiane ed internazionali con il suo pezzo Ritmo. Incontro Raffaele Calza aka (tradotto nello slang giovanile in “conosciuto come”) Raffa FL dj e producer, davanti ad un drink.

Non è che per fare due chiacchiere dobbiamo interpellare il tuo ufficio stampa?
Nooo assolutamente! Io sono fatto così; la mia carriera è sicuramente più intensa ma sono sempre lo stesso di tanti anni fa. Sono una persona di forti legami, posso essere per mesi in tour con i miei dj set ma quando torno a casa a Bussolengo e vengo a trovare gli amici a Palazzolo mi ritrovo nella mia confort zone e mi sento quello di una volta. Ho sempre fatto così e non sono mai cambiato. E anche adesso, nonostante il successo che è arrivato, certo non cambierò.

Raffa FL dj e producer con il nostro Massimo Giacomelli dopo l’intervista in piazza a Palazzolo. Sopra, alla consolle.

La tua sincera genuinità e la tua ampia disponibilità ti fa molto onore. Immagino per te non sia semplice gestire la popolarità anche se mi sembra di capire che sei più famoso all’estero che non in Italia.
Sono stato sempre più conosciuto all’estero. A 17 anni sono stato per un po’ di tempo a Miami presso amici di famiglia per imparare la lingua. Lì mi sono messo dietro la consolle davanti ad un pubblico e ho scelto il mio nome d’arte, Raffa da Raffaele e FL come il suffisso della Florida. Poi iniziato il mio percorso professionale vero e proprio in Russia a 19 anni ed, in seguito, mi sono trasferito in Inghilterra. Da lì ho cominciato a suonare in tutta Europa ed il mio pubblico pensava fossi inglese fino a che nel 2016, dopo una stagione ad Ibiza in cui mi sono fatto conoscere col mio singolo How we do, è iniziata la mia popolarità in Sudamerica, meta di molte mie tournee. L’Italia è l’ultimo mercato in ordine di tempo, d’altronde, io a livello social non comunico in italiano per cui tanti mi conoscono ma non tutti mi hanno dato un viso. Ora che la traccia Ritmo è diventata virale, sono tuttavia orgoglioso di dire che sono italiano. Vengo da qui e qui sono le mie radici.

Parliamo di Ritmo, la tua hit del momento. Per noi che la ballavamo negli anni Ottanta era la canzone del caffè Nescafè. Raccontami come è nata.
Ho scelto di riproporre quel brano che si chiama La Colegiala per vari motivi. Già allora era qualcosa di diverso in quanto per la prima volta si sentiva suonare una musica latina, la Cumbia.  Poi la canzone era accompagnata da uno video tra i più curiosi, di quelli che ti restavano impressi, quello con la locomotiva che sbuffava sui binari andini.  Ma la cosa a cui tengo di più è che questo brano rappresenta il legame con i popoli di quella parte del mondo che ho conosciuto in Florida, primo approdo di chi dal Sudamerica o da Cuba arriva negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Abbiamo recuperato solo un pezzo della canzone di allora e poi contattando gli autori originali, il gruppo Rodolfo y sui Typical, con già dei risultati in mano (250 milioni di views su Tik Tok, NdR) abbiamo dato il via ad un successo strepitoso. L’ho chiamata Ritmo perché questa parola ti rimanda immediatamente alla musica, è facile da pronunciare in tutto il mondo ed è un bel gioco di parole, “Che bel ritmo che ha Ritmo”. Come dicevo questa traccia è diventata virale su Tik Tok in più di quindici paesi nel mondo, ormai ha scalato tutte le più importanti classifiche internazionali e, ad oggi, ha più di 15 milioni di views su YouTube e 32 milioni su Spotify. Inoltre, e questa è una notizia recentissima di cui parlo per la prima volta, sono veramente felice per aver ricevuto la conferma ufficiale dalla Fimi, Federazione Industria Musicale Italiana, che siamo stati premiati col disco di platino, un traguardo che ben pochi artisti riescono a raggiungere.

Da quelle serate alla sagra di circa dieci anni fa come sei cambiato tu e come è cambiato chi ti ascolta?
Io sono cambiato, ho imparato le lingue e nelle mie trasferte sia restando da solo nelle camere di albergo sia nel turbinio delle serate ho iniziato a conoscermi meglio e a capirmi. Il pubblico è cambiato certo; qui in piazza erano qualche decina, al Nameless festival, uno delle maggiori manifestazioni italiane, circa in 8mila (vedi video sotto questo articolo, NdR), in Australia ho suonato ad un pubblico di 18mila ragazzi e l’anno prossimo mi aspettano serate negli Stati Uniti da 25mila persone. Il pubblico cambia ma io mi diverto allo stesso modo.

Nei tuoi viaggi riesci ad entrare in sintonia con la gente?
Nelle mie tournee ho poco tempo ma quando è possibile mi piace molto andare nelle città e mescolarmi tra la gente. Ad esempio, ogni volta che sono a Buenos Aires vado all’Accademia della musica, faccio interviste e tengo lezioni gratuite per la gente di musica elettronica. Sul cellulare (e ce lo mostra, NdR) ho una fan argentina che tutti i giorni comunica e interagisce con me ed io sono felice di farlo.

La musica ha un linguaggio universale che raggiunge tutti. Ma tu ti vedi a fare un concerto in Arena, il tempio della lirica ma anche, soprattutto quest’anno, di tanta altra musica di qualità? Chi bisognerebbe coinvolgere? Il direttore artistico Gianmarco Mazzi? Il nuovo sindaco di Verona Tommasi?
Morirei per questo. Sarebbe il traguardo della mia vita ma credo sia prematuro. In fondo però non mi spaventa suonare davanti a migliaia di persone e farlo in Arena sarebbe magnifico. Certo però che dovrebbero togliere le poltrone in platea per permettere ai ragazzi di ballare. Comunque, sarebbe un sogno e nel mio caso sarebbe come giocare in casa. Per arrivare a questo punto però bisognerebbe avere gli agganci giusti.

In questo momento sei impegnato con nuovi progetti?
Ho molta pressione addosso perché il prossimo disco sarà molto più importante di questo. Adesso c’è gente che investe su di me e non posso sbagliare. A fine anno sarò in Sudamerica poi andrò negli Stati Uniti; non ho mai avuto un disco per sfondare laggiù e da gennaio cominceremo a lavorarci su. Ho un accordo con una delle etichette più importanti, che segue grossi nomi su quei palcoscenici, e mi sono già procurato un visto per quattro anni. Mi immagino parecchie volte avanti ed indietro sull’Oceano Atlantico.

Quindi non faremo più un’altra intervista come questa.
No, no la faremo eccome perché come ti ho già detto ogni tanto ritorno. I ragazzi sanno che mi piace tornare. La mia valigia è sempre pronta e vado dove mi chiamano ma il mio cuore è sempre qui e sono contento di aver fatto questa chiacchierata per ribadirlo.

Massimo Giacomelli
Nato nel 1967, vivo da sempre a Palazzolo con moglie e 2 figli ormai proiettati nel mondo dei grandi. Sono appassionato di storia, di tutti gli sport, (qualcuno provo a praticarlo a livello amatoriale) e con parecchio trasporto ed un po' di nostalgia ascolto sempre volentieri la musica degli anni Ottanta. Dopo gli studi all’istituto tecnico commerciale ho scelto la strada imprenditoriale ed ora sono impegnato nel settore immobiliare; negli anni scorsi la mia collaborazione col Baco da Seta era piuttosto saltuaria; a partire dal 2019 però sta diventando sempre più intrigante.