Questa estate senza sagre a Sona e la riscoperta dello stare assieme, sostanza profonda del nostro vivere

Oggi venerdì 24 luglio sarebbe dovuta iniziare la sagra di Lugagnano, che da lunga tradizione si tiene il quarto fine settimana di luglio. Prima ci sarebbe stata la sagra di Mancalacqua e, a seguire, sarebbero arrivate le sagre di San Rocco, di Sona e di Palazzolo. Oltre alle varie sagre di quartiere.

Questa sera il campo da calcio della parrocchia di Lugagnano si sarebbe riempito di tavoli, le cucine avrebbero acceso i fuochi, i tanti volontari avrebbero indossato le loro magliette colorate, l’orchestra di liscio avrebbe accordato gli strumenti: tutti pronti ad accogliere i tantissimi che si sarebbero presentati per godere delle belle serate di sagra, piene dei profumi, dei sapori, delle parole e della musica che solo la stagione estiva sa regalare.

Ed invece no. Quest’anno l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, che ci ha rinchiusi in casa per due mesi, ha avuto purtroppo tra i suoi effetti anche la cancellazione obbligata alle sagre paesane. Impossibile garantire le regole di distanziamento sociale in questi eventi, che hanno come loro punto di forza proprio lo stare assieme in un clima di rilassata vicinanza.

Le parrocchie del nostro territorio qualcosa hanno comunque organizzato, ad esempio a Lugagnano domenica 26 luglio sulla pista di pattinaggio si tiene, su prenotazione, una cena di beneficienza per le opere parrocchiali. Ma si tratta ovviamente e comprensibilmente di alternative modeste, che certo non vogliono sostituirsi a quelle che sarebbero state le sagre patronali.

Si può sicuramente obbiettare che in un contesto sociale ed economico che, proprio a causa del coronavirus, sta affrontando uno dei passaggi più complicati dal secondo dopoguerra quello della cancellazione di questi appuntamenti non rappresenta un problema così rilevante. Ed è vero. Ma la mancanza delle sagre segna comunque uno strappo simbolico ed importante nella vita delle nostre comunità.

Il tempo delle sagre estive concretizza da sempre un momento di vera condivisione forte, anche per chi magari fatica ad andare in ferie (perché la crisi economica non nasce certo con il Covid-19). Il potersi ritrovare assieme, in un contesto leggero e accogliente, davanti a qualche buon piatto della nostra tradizione culinaria, significa trascorrere qualche ora piacevole ma, soprattutto, rende visibile l’importanza dello stare assieme, permette a tutti di sentirsi parte di una comunità includente. Un valore fondamentale che proprio il duro lockdown che abbiamo scontato nelle nostre case ha contribuito a sottolineare in maniera drammatica.

La prossima estate, ci contiamo, torneranno le nostre sagre. Torneremo a fare la fila per un piatto di gnocchi, chiacchierando con chi ci sta accanto e che magari non vedevamo da qualche mese. Torneremo a ballare il liscio sulle ali di quelle intramontabili melodie che sanno tanto di Italia degli anni ’50. Torneremo a comprare i biglietti delle inossidabili pesche di beneficenza parrocchiali. Torneremo a giocare al baccalino, a salire sugli autoscontri, a visitare le mostre culturali delle varie associazioni, a lanciare i palloncini in cielo e a condividere uno spumeggiante boccale di birra. E sarà bello ritrovarsi.

Ma non lasciamo passare inutilmente questa estate minore. Teniamola ben presente dentro noi a ricordarci che lo stare assieme non è solo un modo per passare il tempo, un accessorio di cui possiamo fare a meno, ma è sostanza profonda del nostro vivere.