Quella foto ed il Paese che (purtroppo) siamo

Agli esami di maturità di un istituto tecnico di Bologna, siamo agli inizi del Novecento, al professor Albertazzi, noto scrittore e critico del periodo, capitò di interrogare uno studente che in verità sapeva poco. L’Albertazzi longanime gli fece leggere un brano de I Promessi Sposi e al primo verbo che incontrò fermò lo studente e gli domandò: “Di quante specie sono i verbi?”. “Di due, maschile e femminile” la risposta. Stupore dell’Albertazzi, racconta la cronaca di un giornale locale, che esclamò: “Non lo sapevo ma, se lo dice lei, sarà così. Ecco: se lei mi dice un verbo femminile la promuovo”. “Partorire”, rispose trionfalmente il candidato. L’Albertazzi sorrise. E lo promosse.

Non sono quindi certo di oggi le questioni che riguardano gli uomini e le donne e il loro ruolo nella società, ma chissà se il professor Albertazzi avrebbe sorriso anche vedendo la foto che immortala il taglio del nastro della 56esima edizione di Vinitaly a Verona.

Quella foto racconta cosa siamo oggi in Italia, e non solo in Italia, più e meglio di mille ricerche sociologiche e di mille statistiche e diagrammi. In quello scatto sono presenti il presidente della Camera, quattro ministri della repubblica, il presidente della regione Veneto, il presidente della fiera di Verona e altre figure del mondo della politica e dell’imprenditoria. Tutti uomini. All’estremo sinistro della foto, relegata in un angolino l’unica donna, la vicesindaco di Verona Barbara Bissoli.

Un rapporto di dieci ad uno. Una foto che potrebbe essere derubricata solo quale un (grave) errore istituzionale, di comunicazione e pure di buon gusto se, nella realtà ben più pesante di un taglio del nastro e di un’immagine, non assurgesse invece a specchio fedele di cosa sia ancora oggi il nostro Paese.

Il problema non è che quelle alte, e pure altissime, cariche istituzionali non colgano il disturbante anacronismo di un simile sfoggio di potere declinato solo al maschile in occasione di una vetrina mondiale qual è Vinitaly (ma sarebbe la stessa cosa se fossimo alla sagra della porchetta). Questa evidentemente è l’immagine che vogliamo dare del nostro Paese. E in fondo facciamo pure bene perché almeno salviamo la coerenza e la verità di quello che realmente siamo.

Il vero problema che ci rimanda quella foto è che nonostante i profondi cambiamenti che stanno mutando (lentamente e dal basso) la nostra società, la politica rimane ottusamente impermeabile a tutto il grande e profondo dibattito in corso e alla spinta magmatica (sempre dal basso) che sta generando realtà differenti e facendo maturare nuove sensibilità. E continua a scegliere, proporre, candidare, indicare e blindare solo uomini per tutti i ruoli che realmente contano. Sempre uomini. Unicamente uomini.

Relegando ancora la competenza, la passione, la professionalità, la capacità, la forza, la creatività, la determinazione, la conoscenza, la sensibilità, la perseveranza, la pazienza, la genialità delle donne agli angoli delle foto e delle istituzioni. Possiamo e vogliamo veramente essere ancora un Paese così?

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.