Quei pannelli elettorali rimasti quasi vuoti a Sona e la fabbrica del consenso

Lo scorso maggio siamo stati chiamati alle urne per la scelta del nuovo Parlamento Europeo. Ora, passato qualche mese, quell’appuntamento elettorale ci fornisce l’occasione per riflettere su cosa sia diventato oggi il voto (ed il consenso) nelle società occidentali. E partendo da un’immagine: i pannelli elettorali installati anche nel nostro Comune e che erano rimasti a maggio praticamente vuoti.

Una situazione che ormai si ripete da qualche tempo, e che anche nella primavera del 2018, in occasione delle ultime elezioni amministrative di Sona – per forza di cose le più sentite – aveva visto una presenza assai scarsa di manifesti elettorali sul nostro territorio.

Ormai il dibattito politico, o, meglio, il dibattito in ogni sua forma, si è definitivamente spostato dalle strade, dai comizi, dalle assemblee (che regolarmente anche a Sona vedono ormai la presenza solo di qualche isolato e tenace cittadino interessato) al mondo digitale, soprattutto sui social network.

Un cambiamento epocale, che si fatica a definire come positivo. Anche perché è ormai evidente, e ci sono studi a dimostrarlo, che sui social non si gioca ad armi pari.

Vi sono delle strategie di comunicazione e di fidelizzazione dei cittadini-elettori talmente raffinate da renderci, di fatto, disarmati di fronte ai messaggi che riceviamo. E scrivo “riceviamo” non come eufemismo, se è vero che gli ultimi dati dello scorso gennaio ci dicono che in Italia gli utenti attivi sui social media sono 35 milioni. Se togliamo i bambini o i cittadini molto anziani (pur ben rappresentati), sono veramente in pochi a restarne fuori.

Lo scandalo della vicenda Cambridge Analytica, ossia il raccogliere in maniera sistematica i dati che circolano sui social network in enorme quantità, farli trattare da algoritmi per poi individuare la personalità degli utenti, ha generato consapevolezza su cosa si possa fare attraverso i social media.

Un esempio è quella che ormai viene definita come la “dog whistle politics”, la politica del fischietto per cani: solo alcuni avvertono il richiamo, mentre altri non sentono nulla. Se l’incrocio dei dati ci dice che una persona è particolarmente sensibile al tema della sicurezza gli possiamo inviare, ad esempio con Facebook, messaggi su misura senza che il pubblico generalista e i media ne sappiano nulla.

Come scrive uno studioso serio e rigoroso della materia, Giovanni Ziccardi, diventa cioè possibile sollevare gli argomenti più controversi, rivolgendosi solo a quelli che sono sensibili al messaggio, senza la controindicazione di alienare il consenso di altri elettori che la pensano in modo differente.

Attraverso l’analisi della attività sui social si arriva a conoscere una persona meglio di quanto la conoscono gli amici più cari e si riesce quindi a forgiare un tipo di messaggio – elettorale, commerciale o di qualsivoglia genere – che si è certi che possa condizionare le sue emozioni.

Per esempio, indirizzandolo su chi votare o generando in lui sdegno o rabbia. In questa maniera si crea in rete, tra i cittadini, una grandissima polarizzazione, un’impermeabile divisione tra schieramenti: quelle che vengono definite “echo-chamber”.

Si tratta di situazioni tipiche dei social network nelle quali ogni utente è chiuso all’interno della sua camera dell’eco, nella quale finisce per sentire sempre di più, e con sempre maggior ridondanza, proprio (e solo) ciò che vorrebbe sentire.

Cosa genera questo? Una risposta la prova a dare un filosofo del calibro di Remo Bodei, che arriva a porsi la domanda se la democrazia esista ancora o non si viva già nell’età della post-democrazia, che assume il volto del populismo, della smobilitazione e dell’infantilizzazione delle masse, della degradazione della verità a semplice opinione e dell’inaridimento della facoltà di giudicare, spesso paralizzata da paure diffuse ad arte.

Quei pannelli elettorali quasi vuoti nei nostri paesi raccontano e spiegano, quindi, ben più di quanto si possa pensare il momento storico che stiamo vivendo. Ed è sempre più urgente iniziare a rifletterci, anche a livello di politica locale e di dibattito pubblico a Sona.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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