Quanto tempo perso, Cimi

Sei anni fa – il 25 ottobre 2007 – moriva Michele Cimichella, che tutti ricordiamo come un amico, un compaesano che certo non passava inosservato, un ragazzo che tanto ha dato alla nostra comunità prima nel volontariato in parrocchia e poi nella politica locale. Quest’anno per ricordarlo abbiamo ceduto la parola a Monia, la sorella che fa parte della famiglia del Baco. Non è stato facile per lei, e queste sono le sue parole.

È passato del tempo, anzi non è passato abbastanza tempo, oggi lo chiamo, ah no, non posso. Adesso gli dico che possiamo andare a cena in quel posto, ah no. Così è la vita senza mio fratello Michele. Il Cimi.

Vorrei poter dire che lo sento vicino a me, che lo sogno, che ne avverto l’impercettibile presenza ma non è così. Michele è sparito dalla mia vita e da quella della mia famiglia all’improvviso e ho perso le sue tracce. Ci pensa mia madre, ogni giorno a raccontare di lui come se fosse ancora qui. Solo per lei ogni occasione è buona per citarlo, per narrare a Riccardo suo figlio chi era suo padre. Noi, attoniti per tanto coraggio, lo pensiamo. Ci limitiamo a pensare come sarebbe stato.

Michele era un rompiscatole tutti lo sanno. Invadente, eccessivo, coraggioso. Un adolescente irritante, poco preso dalla scuola se non dai suoi aspetti sociali, la rappresentanza di Istituto, le riunioni, i giovani. Era un politico non particolarmente stratega forse, un passionale sicuramente. Era uno che viveva la sua vita, stra-vivendo, stra-ridendo, stra. Questo fa sì che il vuoto che ha lasciato nella nostra vita sia incolmabile. Lui occupava tanto posto. E’ la persona con la quale ho litigato di più (quanto tempo perso) perfino le ultime cose che ci siamo detti erano irritanti (quanto tempo perso). Eravamo diversi ma con la stessa radice, ridevamo delle stesse cose e non mi rassegno al fatto che da quando se ne è andato, rido molto meno.

Nel tempo, mi ero sorpresa che da insulso studente quale era, fosse diventato uno che leggeva libri di storia e quindi le discussioni non finivano più  sempre con la mia vittoria, cominciava a vincere anche lui, cominciava a sapere e non solo ad improvvisare, il nostro campo di battaglia era più equilibrato. Ero io ora a non potermi solo fidare del sentito dire, dovevo anch’io stargli appresso. Stava diventando un politico.

Michele mi manca moltissimo, non c’è giorno che io non mi chieda dove sia. Questo dolore mi accompagna ogni giorno e non ho fatto la pace con la sua morte. Tutto è quindi ancora fatica: coltivare la sua memoria con Riccardo, accettare di vedere le foto, immaginare le sue battute e non ridere più, perfino scrivere queste poche righe è dolore.

Ogni tanto guardo un biglietto che ho trovato tra le mie cose dove lui mi diceva, a proposito di chissà cosa, “un giorno aprirai gli occhi, mi guarderai e capirai che è tutto passato” e penso che ovunque sia passato lui, lì passerò anch’io e nulla mi fa paura tranne l’idea di non poterlo davvero vedere più. Questo sì sarebbe un guaio, questo si sarebbe tutto tempo perso. Quanto tempo perso, Cimi.

Monia Cimichella

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