“Quanta sofferenza ma quanta ricchezza negli ospedali”. Eleonora Bellè di Palazzolo, Clown in corsia

Quest’intervista racconta di volontariato, di solidarietà e, perché no, del desiderio di vivere in una società un po’ meno egocentrica e più disposta a dedicare gratuitamente parte del tempo libero agli altri.

Proprio sulla base di queste motivazioni Eleonora Bellè, di Palazzolo, ha deciso di condividere la sua esperienza come Clown in corsia presso il gruppo degli OPS Clown.

Come ci rivela Eleonora, l’idea di partecipare a questa iniziativa è nata a seguito di uno stage presso il reparto di Oncoematologia pediatrica di Borgo Trento, dove ha prestato servizio come volontaria per un breve periodo, semplicemente offrendosi di giocare assieme ai bambini che erano sottoposti alle cure mediche.

Eleonora con la sua divisa da clown. Sopra, con alcuni colleghi volontari.

Alcuni anni dopo, complici il ricordo positivo dell’esperienza avuta e una locandina promozionale su un corso per Clown in corsia apparsa al momento giusto, Eleonora ha deciso di iniziare la sua avventura con gli OPS Clown.

Per entrare a far parte del gruppo, ogni due anni si tiene un corso per introdurre nuovi volontari. Si inizia con una prima serata di presentazione del gruppo e delle attività, proseguendo con l’iscrizione al corso di formazione, mirato a insegnare ai nuovi arrivati le regole organizzative e igieniche da mantenere in corsia o nelle case di riposo, ma anche le attività di gioco e improvvisazione.

Successivamente, si tengono un colloquio privato e una convivenza di tre giorni, volti a creare complicità e unione all’interno del gruppo Clown. È durante questa convivenza che i nuovi componenti scelgono il proprio nome Clown. Si tratta di una tappa fondamentale del percorso di formazione: c’è chi si fa consigliare o chi rispolvera soprannomi o nomignoli della propria infanzia, tenendo bene a mente che una volta compiuta la propria scelta, quello sarà l’unico nome con il quale verrà riconosciuto all’interno del gruppo.

Eleonora, per esempio, ha scelto il nome Clown “Dente di Leone”, spinta dal forte legame che questo fiore ha con la sua infanzia. Dopo la formazione, arriva il momento di iniziare a fare esperienza in corsia e i nuovi membri, per un primo periodo, vengono sempre affiancati da Clown più esperti che offrono il loro esempio e sostegno.

Come ci racconta Eleonora: “Quando siamo in servizio a Borgo Trento nei reparti di Pediatria e Oncoematologia pediatrica, sull’ingresso di una stanza chiediamo sempre, prima di tutto, il permesso di entrare e, poi, cerchiamo di capire la situazione del paziente. Solitamente non serve molto per far ridere e divertire, basta cercare di essere spontanei e in sintonia con il collega clown, realizzando qualche palloncino o eseguendo qualche gioco di prestigio. Ma in realtà, la maggior parte delle volte basta ascoltare i bambini e i ragazzi, senza dimenticare i genitori, per trovare qualcosa in comune su cui chiacchierare e scherzare, riuscendo a far dimenticare per un po’ le difficoltà che stanno affrontando. Anche nelle case di riposo viviamo delle esperienze uniche. Molti degli anziani che incontriamo sono entusiasti semplicemente all’idea di avere qualcuno di nuovo con cui condividere un po’ di tempo. Bastano semplici giochi, canzoni popolari e qualche stretta di mano per far passare la noia e la solitudine che alcuni provano. In entrambi i casi, comunque, il nostro impegno non è tanto quello di eseguire esibizioni impressionanti o recitare copioni divertenti, ma piuttosto quello di ascoltare chi è nella difficoltà e collaborare con i propri compagni clown per portare un sorriso”.

Mentre Eleonora racconta la propria esperienza, traspare chiaramente come per lei gli aspetti positivi dell’essere Clown in corsia siano infiniti, come questa attività la stia arricchendo e le stia regalando grandi soddisfazioni e grandi amicizie all’interno del gruppo, con il quale dopo poco più di un anno ha legato moltissimo.

“Mi emoziono ogni volta che entro in una stanza di ospedale, ed ogni volta che stringo la mano ad un anziano, quando riesco a farli sorridere o divertire e capisco di fare la cosa giusta e la cosa più importante”, rivela emozionatissima.

Oltre a essere operativo in corsia, il gruppo degli OPS Clown si impegna a sensibilizzare i più giovani sul tema del volontariato. Proprio lo scorso marzo, alcuni membri del gruppo hanno incontrato gli adolescenti di Palazzolo e Sona, raccontando la loro realtà e insegnando ed eseguendo alcuni giochi e trucchi che mettono in atto in corsia.

Giungendo al termine dell’intervista, sorge naturale chiedersi se diventare Clown in corsia sia un’attività adatta solamente ai più estroversi o se con il giusto supporto e la giusta formazione chiunque, indipendentemente dal proprio carattere, possa trovare il coraggio di riuscire a superare i propri limiti e trasformarsi in un ottimo Clown.

Secondo il punto di vista del gruppo, ogni persona ha in sé un clown nascosto e solo mettendosi alla prova può capire se e in che modo esserlo, è sufficiente la volontà di lasciarsi andare e gli ostacoli, poi, si supereranno.

Come ribadisce Eleonora: “Sicuramente si tratta di un’esperienza che cambia la prospettiva sulla vita quotidiana, sembrerà una frase retorica, ma ci si rende davvero conto che un giorno senza il sorriso è un giorno perso”.

Federica Slanzi

About Federica Slanzi

Nata il 21 novembre 1994 e residente a Palazzolo. Ha conseguito il diploma di laurea triennale in Lingue e Culture per il turismo e il commercio internazionale presso l'Università degli Studi di Verona nel 2016 e ha poi proseguito gli studi specializzandosi in Lingue per la Comunicazione Turistica e Commerciale con una tesi di ricerca sul Marketing Digitale. È stata membro del Progetto Gutenberg e ricopre il ruolo di segretaria del Forum delle Associazioni del Comune di Sona dal 2016, mentre collabora con il Baco da Seta dal 2017.

Related posts