Quando nel 1853 i cittadini di Sona finanziarono una chiesa votiva a Vienna (per il fallito attentato a Francesco Giuseppe)

Probabilmente a pochi cittadini del Comune di Sona è noto che i loro avi hanno contribuito economicamente a costruire una chiesa votiva a Vienna nel periodo storico del Lombardo-Veneto.

Questa la (incredibile) vicenda, emersa durante le ricerche che gli storici del Baco stanno effettuando nei documenti del periodo dell’occupazione austriaca del Veneto.

Nel febbraio del 1853 János Libényi, un giovane sarto ungherese, tentò di uccidere con una pugnalata l’imperatore Francesco Giuseppe. Con quell’attentato il patriota ungherese intendeva compiere un’azione simbolica a favore dell’indipendenza dell’Ungheria e per vendicare le centinaia di morti della rivolta magiara, impiccati nella città di Arad nel settembre 1849.

Dopo il fallito attentato, che non riuscì, il fratello dell’imperatore, l’arciduca Ferdinand Maximilian, lanciò una raccolta fondi per costruire una nuova chiesa a Vienna, che rappresentasse “un ringraziamento dei popoli della monarchia per la salvezza di Francesco Giuseppe”. I fondi furono raccolti, con un’azione capillare, in tutto l’Impero e la chiesa “Votivkirche” fu costruita nel luogo dell’attentato, dove è tuttora visitabile (nella foto).

Alle deputazioni comunali (leggi Amministrazioni comunali) arrivarono calorosi inviti a partecipare alla e furono fornite loro indicazioni dettagliate per come dovessero essere raccolti i fondi: “i Signori proposti alle Civiche Rappresentanze, i Regj Commissarj Distrettuali ed i Reverendi Parrochi, che sono più a contatto coi ricchi possidenti e cogli amministrati in genere, si adoperino con quello zelo che la circostanza richiede, nell’onorevole incarico che loro affido di promuovere e raccogliere la contemplata colletta, facendo anche appello alle Pie Amministrazioni ed ai Corpi Morali tutti del proprio Circondario, non dubito che le offerte risultaranno generose e pronte sì per parte loro che per parte di ogni altra classe agiata di persone, in proporzione delle forze economiche individuali; e mi sarà poi di somma compiacenza di poter notificate all’Autorità Superiore le risultanze coll’elenco nominale dei contribuenti”.

Il lungo documento chiudeva con questa raccomandazione: “Comechè possa essere utile dirlo, pure per l’uniformità del metodo accenno il desiderio che i signori Deputati (NdR leggi Assessori comunali) ed i Reverendi Parroci siano i primi scritti sugli Elenchi quali offerenti, e dopo di essi il Clero, e i salariati Comunali”.

Nel Comune di Sona, per quel progetto, furono raccolte 243,53 Lire austriache così suddivise: Capoluogo 106,23 Lire, grazie a 57 contribuenti; Lugagnano 27,05 Lire, con 19 contribuenti; San Giorgio in Salici 78,25 Lire, con 80 contribuenti; Palazzolo 32,00 Lire, con 19 contribuenti. Tutti i contribuenti vennero elencati singolarmente. La maggior parte delle offerte furono di 1 Lira austriaca, alcune di 2 e poche da 3.

Tre offerte da 6 Lire furono versate dal Parroco di Sona Don Giovanni Pasqualini, da quello di San Giorgio Don GBattista Modena e dal medico condotto Crescimbeni Valentino.

Alcuni, classificati come villico, colono, oste, mugnaio, castaldo, sacrestano, carrettiere, versarono 0,25 o 0,50 centesimi di Lira.

In una lettera diretta alla Deputazione Comunale, il Parroco di Palazzolo comunicò che una colletta era stata fatta in Parrocchia ed il ricavato era stato inviato alla Curia Vescovile, che l’aveva già trasmessa alla Regia Cassa di Finanza.

Un breve ritardo nel trasmettere l’importo raccolto costò alla Deputazione Comunale addirittura la ricezione di una “Eccitatoria” (sostanzialmente un forte sollecito), che riproduciamo qui sotto.