Quando nel 1598 la Regina d’Austria attraversò il territorio di Palazzolo (e alloggiò a Bussolengo)

Nel corso delle mie ricerche mi sono imbattuto qualche anno fa in una pubblicazione distribuita nel 1970 a Palazzolo per le corse di go-kart nella quale il comitato organizzatore, con parole semplici e genuine, illustrava il paese e le sue attività senza far mancare, con una punta di sano orgoglio, la dovuta enfasi per una manifestazione che richiamava appassionati da tutta Italia.

Nel paragrafo “Palazzolo nella storia”, dopo gli accenni alle possibili origini romane ed agli esistenti edifici medioevali come la torre scaligera e la pieve di Santa Giustina, chi ha preparato lo scritto ha lasciato una frase che mi ha particolarmente colpito ed ha suscitato in me un’immediata voglia di approfondimento: “Il 2 novembre 1598 vi soggiornò durante una visita nel Veneto, la Regina Margherita d’Austria alla quale fece visita il Podestà di Milano”.

Nei vari testi che raccontano la storia di Palazzolo non ho mai trovato traccia di questo soggiorno e nemmeno interpellando le persone che, come me, si appassionano a queste vicende ho mai avuto riscontro a questa cosa che però mi sembrava riportata in maniera piuttosto dettagliata per essere frutto di fantasia. E poi, riflettendo un po’, dove mai potrebbe essere stata alloggiata la regina di uno dei più potenti regni d’Europa in un paesino che in quegli anni contava soltanto qualche centinaio di anime?

Come un moderno Sherlock Holmes ho iniziato le mie indagini per sviscerare questo cold case e, come primo passo, mi sono rivolto al web, infinito contenitore di notizie e curiosità. Il primo indizio lo trovo in una pubblicazione che racconta il corteo nuziale di Margherita d’Austria-Stiria nel momento in cui staziona a Bussolengo tra il 4 e l’8 di novembre 1598 nella settimana antecedente al suo matrimonio con Filippo III di Spagna celebrato per procura da papa Clemente VIII a Ferrara.

Anton Maria Spelta, autore di questo scritto dei primi del Seicento, racconta che la regina fu “magnificamente accolta in terra veneziana” dato che il nostro territorio, come raccontato dal Manzoni che colloca i suoi Promessi Sposi in questo stesso arco temporale, era assoggettato alla Serenissima repubblica di Venezia.

Allo stesso modo l’autore menziona che “qui ricevette la visita della delegazione milanese come si ricava nelle relationi venute fuori e divulgate nelle mani quasi di tutti”. Il quadro sembra delinearsi: vi sono tracce della presenza della regina sul nostro territorio in quel momento storico e pare confermato anche l’incontro con delle personalità di alto rango proveniente da Milano (in quegli anni il capoluogo lombardo era guidato da un governatore spagnolo, Juan Fernandez De Velasco, il contestabile di Castiglia).

Il passo successivo delle mie ricerche era avere accesso ad una di quelle relazioni e, consultando i registri delle biblioteche, vengo a conoscenza che una delle copie è custodita presso la Biblioteca Civica di Verona dove quindi decido da dare seguito alla mia crescente curiosità. Con una certa emozione mi presento ed al commesso chiedo se è possibile consultare un libro intitolato “Passaggio della Serenissima Regina Margarita d’Austria per il territorio veronese. Havuta dall’eccell.sig. dottor Gio.Pietro Moretti in Verona appresso Angelo Tamo MDIIC”.  L’espressione stupita del responsabile mi fa capire che non è una richiesta banale; “Ma è una Cinquecentina” esclama, intendendo che si tratta di edizione stampata nel sedicesimo secolo, “e può essere solo consultata qui in mia presenza”.

Pur sorpreso da tanta formalità acconsento e, dopo qualche minuto, con molta cura ed attenzione mi viene portato un libricino stampato in sottile carta pergamena che, pur nella sua fragilità, dimostra di aver ben affrontato le centinaia di anni di vita e di consultazioni. Con frenesia, trepidazione e molta cura sfoglio le pagine scorrendo non senza difficoltà le righe che raccontano in lingua volgare e ridondante il resoconto del passaggio per il territorio veronese della nobildonna Margarita d’Austria.

Ad un certo punto mentalmente esclamo “Bingo! ecco qui quello che cercavo!”. La soluzione ai miei quesiti è sotto ai miei occhi e, qui di seguito, la riporto fedelmente: “Si continuò dapoi il viaggio; et mentre si caminava quasi tutte le strade erano piene dall’una, et dall’altra parte, insino a Bussolengo di Gentilhuomini et Gentildonne, et di ogni sorte di persone; che facevano una spaliera gratiosissima. Vicino che si fu tre miglia a Bussolengo, il Serenissimo Alberto, insieme con l’Eccellentissimo SIg. Gran Contestabile di Castiglia, con altri Principi, Duchi et Baroni, che erano con sua Altezza; vennero ad incontrar la Regina. Smontò il Signor Contestabile à farle riverenza, & rimontato a cavallo, continuorno il viaggio. Poco dopo gli Eccellentissimi Signori Ambasciatori, incontrorno anch’essi sua Maestà, et tolsero nel mezzo il Serenissimo Arciduca Alberto; et tutti unitamente accompagnarono la Regina al suo destinato alloggiamento. Nell’entrar nella Villa erano intorno a 1500 fanti in battaglia, che passate tutte le carrozze fecero gran rumore di archibugiate per honorar detti Principi; et tutte le case, et finestre di quella Villa, erano piene di Dame et Cavalieri. Nella strada poi era tanta la moltitudine della gente, che à pena si poteva passare nel mezo”.

Il mistero si stava risolvendo; nella cronaca vi era riportato che a tre miglia da Bussolengo la regina ha incontrato gli ambasciatori per poi trovare alloggio a Bussolengo. Non mi arrendo. Proseguo nella lettura e nelle righe successive trovo specificatamente il riferimento a Palazzolo che stavo cercando. Riporto qui di seguito quanto scritto dall’autore Giovanni Pietro Moretti a pagina 6: “giunse il Contestabile di Milano con altri personaggi Milanesi & erano circa ottocento, trà quali erano cinquanta cavalli leggieri & settanta huomini d’arme assai ben a cavallo, & visitate le Principesse, & Principi partirno andando il Podestà con li suoi a Palazzuolo & a Valleggio ed il Contestabile con li suoi a Villafranca ad albergare”.

Lo scenario sembra ora nitido e comincio a sospettare che quanto scritto nel 1970 corrisponda soltanto parzialmente alla realtà. La regina con il suo seguito ha in realtà alloggiato a Bussolengo, come da protocollo previsto e diretto dal conte Giangiacomo Giusti, maggiordomo incaricato dal Senato Veneto all’accoglienza, protocollo che prevedeva l’accasamento dei vari personaggi anche presso località vicine a Bussolengo, Palazzolo per l’appunto, paese dotato di alloggi e spazi adatti al servizio. Qui venne sistemato il corteo proveniente da Milano forte di circa ottocento persone da scorta e servitori, tutti da accogliere, alloggiare e nutrire.

Alla mia ipotesi però serve un ulteriore verifica quindi mi metto in contatto con Cristiano Girelli, autore de “L’aquila e il bosso”, una vagliata indagine sul tema delle origini del paese di Bussolengo e le sue vicende storiche più antiche. Con entusiasmo Cristiano mi racconta molti dettagli importanti sul viaggio della regina Margherita dalle nostre parti, frutto delle sue infaticabili e numerose ricerche.

La sosta di Margherita fu un vero e proprio evento per la Verona di quei tempi, che la nobiltà bramava conoscerne i contorni ed i personaggi descritti minuziosamente dal Moretti. Va ricordato che nella cronaca di questo viaggio appare il paese di Bussolengo nominato con l’attuale toponimo e non con l’arcaico titolo di Gussolengo. La scelta di sostare in provincia, e non all’interno della città di Verona, si imponeva per gli obblighi di quarantena atti a prevenire e circoscrivere contagi ed epidemie. La peste, di manzoniana memoria, era infatti un pericolo concreto quando vi era promiscuità tra la popolazione locale ed i forestieri, i quali con la numerosa scorta di familiari, notabili e personale di corte, ognuno con il proprio stuolo di servitori al seguito, doveva trovare alloggio per sé stessi e ricovero per i cavalli.

Nel caso della regina Margherita, quattordicenne promessa sposa al principe di Spagna, il trasferimento in carrozza prevedeva un viaggio lungo molte settimane con partenza da Vienna e la discesa in Italia attraverso la via Tridentina, l’attuale strada della statale del Brennero. A Ferrara era prevista la cerimonia del suo matrimonio per procura, ossia senza lo sposo, rito officiato dal papa stesso, per poi proseguire il trasferimento verso la Spagna. Quando fu prossima al territorio veronese, entro i possedimenti della Serenissima, la principessa ricevette la notizia del decesso di Filippo II re di Spagna, padre del suo futuro sposo, di fatto nuovo re di Spagna; ecco il motivo dell’incontro con gli ambasciatori milanesi.

Di conseguenza la sosta a Bussolengo apparecchiata per una notte solamente presso la casa dei Bonanome, (poi Giusti ed attuale Villa Spinola) si prolungò invece per cinque giorni dovendo Margherita rispettare il protocollo di lutto in quale virtualmente già regina di Spagna e, vestita di nero, assistere a due messe al giorno in onore del defunto suocero. La sosta forzata difatti generò la risonanza locale ben descritta nella cronaca del Moretti.

E’ certo probabile che l’incontro con la delegazione milanese sia avvenuto nelle campagne tra Palazzolo e Bussolengo, sulla via che da parecchi secoli vede presenti le antiche pievi di Santa Giustina e di San Salvar, strada di collegamento di rilevante importanza tra la via Gallica romana, proveniente da Milano ed il guado sul fiume Adige, passaggio obbligato da chi percorreva la via Tridentina diretto verso i territori a sud di Verona. Il caso sembra risolto.

Grazie all’aiuto di Cristiano Girelli sono piano piano svaniti i dubbi che mi arrovellavano sulla effettiva presenza di Margherita nei nostri paesi. Del suo passaggio vi sono concrete testimonianze che ricordano come le nostre strade e i nostri avi siano stati partecipi di un evento entrato nella Storia e di questo possiamo certo essere orgogliosi. E’ stata una piccola avventura recuperare dati e riscontri storici ma alla fine il puzzle è stato ricomposto. Di sicuro se un regnante passerà nuovamente dalle nostre parti, sarà molto più agevole, con la copertura mediatica dei nostri tempi, conservarne traccia futura.

Massimo Giacomelli
Nato nel 1967, vivo da sempre a Palazzolo con moglie e 2 figli ormai proiettati nel mondo dei grandi. Sono appassionato di storia, di tutti gli sport, (qualcuno provo a praticarlo a livello amatoriale) e con parecchio trasporto ed un po' di nostalgia ascolto sempre volentieri la musica degli anni Ottanta. Dopo gli studi all’istituto tecnico commerciale ho scelto la strada imprenditoriale ed ora sono impegnato nel settore immobiliare; negli anni scorsi la mia collaborazione col Baco da Seta era piuttosto saltuaria; a partire dal 2019 però sta diventando sempre più intrigante.