Ogni mattina indosso i panni dell’insegnante, pronta ad accogliere i ragazzi in aula, ma nel cuore porto i pensieri di una mamma di due bambini che frequentano la scuola primaria. So cosa significa stare da entrambi i lati della cattedra.
Conosco la stanchezza di una giornata di lavoro mentre si cerca di incastrare i colloqui scolastici tra una scadenza e l’altra, ma conosco anche la sensazione di solitudine di un insegnante che, di fronte ad un’aula semivuota durante le riunioni, si chiede dove siano finite le famiglie.
La recente notizia arriva dalla Provincia di Bolzano dove la legge provinciale n. 6 del 23 giugno 2026 prevede sanzioni da 50 a 150 euro per i genitori che ignorano gli obblighi di collaborazione e saltano colloqui o comunicazioni, riaccendendo un dibattito antico. Da giornalista mi chiedo: sanzionare la presenza è davvero la strada giusta per ricostruire un patto educativo?
Come docente non posso non condividere la ratio di questa norma. La scuola non è un parcheggio, né un servizio a consumo in cui si lascia il proprio figlio al mattino per poi ritirarlo a fine giornata disinteressandosi di ciò che accade nel mezzo.
Quando un genitore ignora le comunicazioni, salta i colloqui e si assenta dalla vita scolastica, a pagarne il prezzo più alto è il ragazzo. La collaborazione tra scuola e famiglia non è una formalità burocratica: è la rete di salvataggio del percorso di crescita dei ragazzi. Sanzionare l’assenza nasce dal tentativo, pur drastico, di porre un argine ad un assenteismo che rischia di sfilacciare l’alleanza educativa.
Ma poi torno a casa ed indosso i panni della mamma. E’ qui che affiorano i dubbi e le domande. Vivere la quotidianità familiare oggi significa fare i conti con ritmi lavorativi spesso alienanti, incastri impossibili e una conciliazione vita-lavoro che in Italia rimane una chimera. Non tutti i genitori che saltano un colloquio lo fanno per disinteresse o negligenza. Spesso dietro un’assenza ci sono turni di lavoro inamovibili, fragilità economiche, contesti sociali complessi o barriere linguistiche e culturali.
Trasformare il patto di corresponsabilità in un’obbligazione punibile con una multa rischia di trasformare la scuola da luogo di accoglienza e comunità a un ente sanzionatorio, penalizzando proprio quelle famiglie che avrebbero più bisogno di essere sostenute, anziché multate.
Servono davvero le sanzioni per far nascere il senso di responsabilità? La risposta, forse, non sta nel riconoscere che la presenza non si può comprare né imporre per decreto: si deve coltivare. E questo vale per ambo le parti: per le scuole continuando a cercare canali di comunicazione vicini alle esigenze reali delle famiglie di oggi; e per i genitori: ricordando che essere presenti vuol dire altresì mostrare ai figli che ciò che vivono a scuola ci sta a cuore.
Ma la vera sfida per il futuro della scuola non si giocherà sui bollettini delle multe, bensì sulla nostra capacità, come docenti e come genitori, di ricordarci che stiamo remando tutti verso la stessa direzione: il bene dei nostri figli.
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