Quando la fatica diventa entusiasmo: la campestre che ha acceso il Liceo Medi

Come definiamo quella tensione che spinge a dare il massimo? Passione. Non importa cosa ci appassioni bensì l’intensità con cui viviamo il momento. La corsa promozionale campestre del Liceo Medi di Villafranca tenutasi venerdì 7 novembre è stato lo scenario in cui mettersi alla prova per tutti i partecipanti, da quelli di prima a quelli di quinta.

Del resto, ci si diverte, si impara e si raggiungono obiettivi con mezzi diversi. Si tramanda in diverse varianti una nota citazione di una leggenda olimpica del secolo breve Emil Zátopek: “Se desideri vincere qualcosa puoi correre i 100 metri. Se vuoi goderti una vera esperienza corri una maratona”.

Sebbene dei ragazzi della nostra campestre siano delle eccellenze, in quanto riescono a coprire alcuni chilometri in corsa in meno di dieci minuti, naturalmente non si può parlare di maratona ma la campestre rimane comunque una vera esperienza ossia un buon allenamento (oltre che una sfida) per i neofiti e gli appassionati di atletica leggera del Medi.

Per il biennio femminile e le studentesse rientranti nella categoria “triennio inclusione” (femminile), 1500 erano i metri da percorrere; il biennio maschile e il gruppo “triennio inclusione” (maschile) dovevano farne 2000. Per il triennio femminile e maschile, si trattava rispettivamente 2.5 e 3 km.

Gli studenti del biennio hanno corso per primi – divisi in base al sesso – accompagnati un quarto d’ora prima rispetto a 3^, 4^ e 5^ nello spazio verde nei pressi della chiesa del quartiere Madonna del Popolo a Villafranca di Verona allestito per l’occasione da alunni e professori dell’Istituto Bolisani (che coincidentemente hanno organizzato la campestre affinché avesse luogo lo stesso giorno) e dalla classe 5D del Medi (la mia), coordinata dalla professoressa di Scienze motorie Letizia Stuani e munita di paletti e martelli.

Sono stata in grado di ricavare un angolo di tempo precedente all’arrivo dei competitori per estrapolare delle opinioni e delle informazioni sul vissuto nell’ambito di programmazione di corse campestri dalla nostra professoressa referente. Pareva un po’ preoccupata ma conosceva l’essenzialità dello sperimentarsi; quindi si è detta molto contenta di vedere i giovani impegnati, nel giusto spirito dell’agire in nome di una passione per lo sport.

Professoressa, da quanto tempo cura l’organizzazione della campestre e cosa la rende così appassionata a questo impegno? “È la prima volta che me ne occupo al Liceo Medi. Sebbene insegni qui da quattro anni, già nel periodo in cui lavoravo alle scuole medie di Volta Mantovana mi appassionava l’organizzazione di manifestazioni sportive scolastiche. È significativo che i ragazzi si misurino con sé stessi, anche senza finalità agonistiche”. Che parole rivolgerebbe a chi esce sconfitto dalla competizione? “Invito tutti a partecipare, indipendentemente dall’esperienza: pure chi non ha mai affrontato una competizione può viverla come un modo per mettersi alla prova”.

Per il resto, c’erano così tanti ragazzi come me e adulti responsabili coinvolti che avevo l’imbarazzo della scelta su chi intervistare: sono membro della 5D e ho passato tutta la mattinata ad osservare i giovani corridori, gli altri professori e i miei compagni di classe.

Sembravano tutti condividere lo spirito della nostra professoressa. Tre o quattro erano ai banchetti pronti a servire bevande di ogni sorta e a rifornire ciotole di patatine e biscotti. Ma hanno attirato la mia attenzione una cerchia di ragazze della mia classe che, previo trasporto di banchi di scuola con autovetture (insieme a tutto l’occorrente come buste della spesa, cassa e microfoni per non soffrire il tragitto a piedi sede centrale-campo), ora sedevano davanti a dei computer i cui schermi mostravano documenti aperti e modificabili.

Ho chiesto ad una di loro, Anisa Maloku, cosa stessero facendo. “Assegno i numeri agli iscritti appena arrivano qui. Mi faccio aiutare dalla mia amica Sofia Zattoni che consegna loro le pettorine una volta che mi hanno dato i nominativi; quindi lei annuncia il numero corrispondente a quello sulla pettorina e lo metto per iscritto al PC. Io e Sofia ci occupiamo delle prime annate ovvero del biennio e altre nostre due compagne di fronte a noi sfoltiscono la seconda divisione”.

Perché hai scelto questa mansione? Potevi decidere di montare e smontare il percorso, fare la spesa o, per rimanere nella sfera che più sembra appassionarti, stabilire e trascrivere la classifica finale. “Mi diverte vedere chi partecipa e, di fatto, sistemare tutti i partecipanti. Penso che sarebbe utile per comprendere a pieno quanto sia difficile organizzare a 360° una campestre. Ognuno aveva il proprio compito per non far sovraccaricare delle persone in particolare; c’è da dire che non c’è stata cosa più bella del darsi una mano a vicenda anche solo per stare in compagnia nei tempi morti, quando si era già finito o si doveva ancora iniziare. In tanti fra gli atleti di corsa campestre ‘per un giorno’ hanno fatto voto per fare sport insieme ai propri amici, compilando l’apposito form Google preparato dalla 5D con compagni di classe o coetanei di altre sezioni. E’ stato il caso del primo turno: ho incontrato le quattro più veloci, affiatate, subito dopo aver terminato la corsa”.

Ho poi rivolto le mie domande alle ragazze e ai ragazzi che hanno raggiunto il podio.

Come vi sentite in merito ai risultati finali? Vi aspettavate tale esito?
Laura Carotti (1E, prima classificata): “Credevo che sarei arrivata quarta! Sarei stata comunque contenta, perché ho corso con i miei “compagni di squadra” e siamo tutti in top 4!”.
Chiara Roina (1M, quarto posto): “Mi accodo a Laura. Siamo tutte amiche ma non della stessa classe”.

Siete orgogliose di frequentare una scuola che offre l’opportunità di prendere parte alla corsa campestre?
Anna Bertoletti (1B, terza sul podio): “Sono molto contenta, perché tanti istituti non la organizzano immaginando che non sia opportuno. Secondo me, invece, i ragazzi possono entrare in contatto con il mondo dell’atletica e bisogna considerare che lo sport è importante per i giovani – penso alla socialità e alle sensazioni positive – anche per chi non si allena il pomeriggio e non ha tale priorità. Parteciperò sicuramente anche in futuro; questa è stata la mia prima campestre qui”.

Consiglieresti qualcosa a chi non ce l’ha fatta, Anna?
“Ritengo fondamentale andare avanti. Se è vero che provare a correre una campestre può segnare la tua vita per i motivi che ti ho spiegato, ci saranno altre occasioni per raggiungere gli obiettivi. Ovviamente c’è un motivo per cui non ce la si fa; l’importante è non mollare mai”.

A quel punto mi sono domandata: come può performare chi pratica un’altra disciplina sportiva che non sia atletica? Infatti, Tobia Valbusa, vincitore per la categoria triennio maschile, mi avrebbe detto di lì a poco che partecipa a varie gare di atletica in giro per Verona e che sapeva di essere in grado di ottenere le prime posizioni. Detto in soldoni, era così veloce che persino gli altri due classificati sul podio (in ordine: Lorenzo Sartori e Alberto Zanini, entrambi frequentanti la 3G) hanno ammesso che lo era fin troppo affinché riuscissero nell’impresa di scavalcarlo.

Ho appreso la risposta al mio dubbio iniziale parlando con Emil Vallicella di 2B, arrivato primo tra i partecipanti del biennio maschile: “Sono appassionato di ciclismo a livello agonistico! Comunque, non me lo aspettavo…”. Ma anche lo stesso Lorenzo Sartori mi ha riferito che nonostante fosse un giocatore di calcio e fosse cosciente di quanto fosse più difficile per lui rispetto agli atleti, aveva saputo controllare il fiato.

Successivamente ho sentito cosa avevano da dire Martina Rabbi (5H, seconda classificata) e Elisa Mursa (5F, terza). Sembravano tranquille dopo aver corso anche se un po’ confuse sulle risposte da darmi; perciò ho suggerito loro di essere spontanee. “Non abbiamo finito per prime però è come se avessimo vinto. Ci siamo impegnate e speravamo di non essere ultime, tutto qui. Confermiamo che il clima è piacevole grazie alla musica motivante (NdR trasmessa da dispositivi collegati alla cassa) e al tempo bello. La campestre è una motivazione per non fare le solite cose a lezione; quindi, sebbene non abbiamo effettivamente primeggiato, siamo convinte di aver fatto bene a partecipare. Riproporremmo sempre questa attività”.

Erika, cosa pensi della tua prestazione?
Erika Cremasco (5F, primo posto): “Sono orgogliosa di me: ho dato il massimo e ho mantenuto un bpm regolare. E vero, però, che mi sono sempre impegnata: nel biennio ho concluso quindicesima: in terza ho guadagnato la decima posizione e in quarta sono arrivata settima. Mi aspettavo di classificarmi quinta ma ho fatto uno sprint all’ultimo, perché dovevo superare poche controparti. Comunque sia, la campestre va presa con leggerezza anche se sarebbe bene allenarsi per migliorarsi”.

Riflettendo sui valori di leggerezza ed espansività che hanno caratterizzato l’evento, ho formulato le ultime domande anche a mie due confidenti. Così ho concluso il mio lavoro, soddisfatta tanto quanto chi ha corso di aver agito secondo coscienza per migliorare l’esperienza comune, quella vera nominata da Zátopek.

Sara, conosco le tue aspettative e sono convinta che siano state soddisfatte. Vuoi approfondire?
Sara dall’Agnol (4H1M): “Mi sono classificata nella prima metà – conta che eravamo tante del triennio -. Avevo delle aspettative basse, perché non sono in forma e me la sono presa con comodo; infatti, non ho sempre corso: talvolta ho preferito camminare spedita per non crollare. Questo mi ha consentito di ricaricarmi quando sentivo di essere al limite. Pensa che quella di oggi è la posizione migliore di tutti e quattro gli anni in cui ho preso parte! Il mio suggerimento è di non correre fino ad avere il fiatone già negli attimi immediatamente successivi alla partenza per non stancarsi subito”.

In sostanza, ha fatto quello che tutti troveremmo logico: sulla linea di quello che hanno detto gli altri intervistati, l’ideale sarebbe sempre di non andare troppo oltre nel tentare di realizzare traguardi ma cercare, appunto, di godersi il momento, come ho scritto nelle prime righe e come ha fatto Eseosa Evbuomwan (5I): “Sarò diretta: vorrei solo camminare perché è bello per me ed è bello sapere che c’è chi ha voglia di impegnarsi veramente al di fuori del contesto scolastico anche durante i mesi freddi, sperando comunque che ci sia il sole come oggi! Poi, con un rinfresco come il vostro…”.

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Matilde Colombini
"[...] ché non conviene che quelli che non filosofano mai, si usurpino l'onorato titolo di filosofo."