“Quando ho liberato Patrizia Tacchella”, il Comandate Alfa dei GIS ha raccontato a Sona quarant’anni di storia italiana. Sotto copertura

“Quando abbiamo liberato Patrizia Tacchella, la bambina di otto anni rapita il 30 gennaio 1990 a Stallavena di Grezzana e liberata il 17 aprile successivo, sono stato io ad entrare per primo nella stanza dove veniva tenuta segregata. Ci siamo guardati negli occhi e quello sguardo non lo dimenticherò mai”. Questo solo uno dei tanti intensi e drammatici episodi che il Comandante Alfa ha raccontato con la sua voce pacata e profonda sabato 28 aprile ai tantissimi venuti a sentirlo in sala consigliare a Sona.

Capitano del Gruppo di intervento speciale dell’Arma dei carabinieri (Gis), il Comandante Alfa si è presentato alla serata, organizzata dal Comune di Sona con Il Baco da Seta quale media partner, con la divisa nera e con il mephisto, il passamontagna tattico, calato sul viso a lasciare scoperti solo due occhi attenti e mobilissimi.

Prima del suo intervento un breve video ha raccontato per immagini la storia e l’addestramento di questo corpo d’elite dell’Arma dei Carabinieri, qualificato anche Forza Speciale TIER1, assieme al Col Moschin dell’Esercito, al Comsubin della Marina e al 17º Stormo dell’Aeronautica.

Nato nel 1977 per volontà dell’allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga sul modello degli analoghi corpi speciali tedeschi e, soprattutto, statunitensi ed israeliani, il GIS dal 2004 è anche unità delle Forze Speciali, predisposta per ogni tipo di azione militare ad alto rischio nei teatri internazionali. E’ inquadrato nella seconda Brigata mobile carabinieri e dipende operativamente dal Comando interforze per le operazioni delle forze speciali. I suoi componenti, a differenza delle altre forze speciali italiane, oltre alla qualifica di incursore, hanno anche quella di agente di pubblica sicurezza.

Il Comandante Alfa ha iniziato il suo appassionato racconto con la sua infanzia difficile in Sicilia, in un territorio dominato dalla criminalità organizzata. “E proprio questa realtà di illegalità profonda – ha spiegato – è stata una delle molle che mi hanno spinto a rivolgere la mia attenzione al servizio nell’Arma”.

La vita dei membri del GIS è un’esistenza totalmente dedita al servizio a cui sono chiamati. “Siamo operativi 24 ore al giorno, ogni giorno. Con un preavviso di 30 minuti possiamo essere chiamati ad intervenire su ogni scenario, italiano ed internazionale. Questo ovviamente condiziona le nostre vite, ci preclude quelle attività che sono normali per chiunque, come andare al cinema o a teatro. Anche quando andiamo a fare la spesa o a comprare le sigarette è necessario essere sempre e comunque reperibili e pronti a partire”.

Impressionante la sequenza di azioni di cui il Comandante dei GIS è stato protagonista, e a cui ha accennato nel suo racconto. Dalla liberazione di un altro rapito che è rimasto nella nostra memoria, Cesare Casella, dopo uno scontro a fuoco, a catture di mafiosi, camorristi e terroristi, alla rivolta nel supercarcere di Trani quando furono liberati 18 ostaggi, agli interventi nei giorni del rapimento Moro, alla cattura in Libia degli autori della strage di Lockerbie, la cittadina scozzese sulla quale esplose un volo Pan Am per una bomba, causando la morte di 270 persone, agli interventi per conto di ONU e Tribunale dell’AIA per la cattura dei criminali della guerra nei Balcani.

Particolarmente drammatico e sofferto il racconto che il Comandante Alfa ha fatto dei fatti di Nassiriya. Il 12 novembre 2003 alle ore 10.40 ora locale un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti l’ingresso della base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando successivamente l’esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. Il Comandante Alfa era presente quel giorno, e racconta che “di quanto accaduto non parliamo molto, troppo forte il dolore per la perdita di quei compagni”.

Parole di ricordo commosso sono riservate anche a Falcone e Borsellino, che il Comandante del GIS definisce “veri eroi, che ci hanno insegnato che con la paura si deve convivere per lottare per le nostre idee. Perché, come diceva proprio Borsellino, chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. I loro attentati oggi non potrebbero ripetersi, abbiamo imparato come prevenirli. Potrebbe succedere altro, ma quel tipo di attentati no, non più”.

Il Comandante Alfa ha poi parlato del durissimo e selettivo addestramento dei GIS, della loro struttura operativa, dell’altissima preparazione militare e tecnica di cui sono dotati. “Non siamo però degli esaltati – ha spiegato con passione -, siamo distantissimi dal rambismo di qualcuno ci accusa. Sappiamo usare la forza ma sempre in maniera chirurgica, per evitare al massimo ogni inutile spargimento di sangue. Siamo persone equilibratissime, anzi quella dell’equilibrio è una delle caratteristiche che più ci sono richieste proprio per le situazioni di estrema tensione che dobbiamo affrontare. Il nostro è essenzialmente un lavoro di squadra, non ci muoviamo mai come singoli ma sempre come un corpo unico, ognuno con i propri compiti ben definiti. Sappiamo che la nostra vita dipende da chi agisce con noi, quindi i personalismi non fanno mai parte del nostro operare”.

La discussione si è poi spostata su cosa sia oggi il terrorismo islamico (“realtà complicata da affrontare per le quasi nulle possibilità di trattative e per la sua natura di azioni di figure isolate”) e del perché l’Italia sia non stata ad oggi teatro di attentati terroristici clamorosi (“lavoriamo bene sia sul campo che con le nostre forze di intelligence, sia in Italia che all’estero”).

Il Comandante ha raccontato anche alcuni spassosi aneddoti delle sue operazioni di tutela di Capi di Stato Stranieri e di Ministri italiani. “Una volta diedi dello ‘stronzo’ a Sarkozy per un comportamento che aveva tenuto nei nostri confronti, ma lui mi rispose – spiega il Comandante con gli occhi che sorridono – dicendomi che capiva perfettamente l’italiano. Diventammo poi amici e nel corso di alcuni servizi andammo anche a correre assieme. Con i leader stranieri mi sono sempre trovato molto bene, da loro estrema correttezza e rispetto. Una cosa che purtroppo non posso dire che sia sempre successo con i nostri politici nazionali”.

La serata è stata condotta come moderatori dall’Assessore alla cultura Gianmichele Bianco e da Lorenzo Menaldo, che assieme a Damiano Lusente è stato il tramite per portare a Sona il Comandante Alfa. In sala anche il Sindaco Mazzi, il Vicesindaco Caltagirone, il Presidente del Consiglio Comunale Merzi, Assessori e Consiglieri, ex Carabinieri, il Capogruppo degli Alpini di Lugagnano Fausto Mazzi e tante persone, tra le quali anche famiglie con bambini. Bambini ai quali il Comandante ha dedicato parole molto tenere.

In chiusura, dopo molte domande del pubblico e prima delle immancabili foto finali, il comandante dei RIS ha voluto dare alcuni semplici consigli da adottare quando ci si trova in luoghi chiusi e con molte persone. “La prima cosa è quella di prendere piena coscienza di dove si trovino le uscite di sicurezza, in maniera che in caso di attentato si sappia dove dirigersi. Comunque, in caso di esplosioni, se non si sa dove andare è meglio restare fermi, in un luogo protetto, in quanto chi spara lo fa verso ogni cosa che si muove. Detto questo – ha spiegato il Comandante Alfa, con la sua voce calma dietro quel passamontagna nero – è fondamentale che tutti continuiamo a vivere le nostre vite in maniera normale, andando al cinema, al parco, a cena nei ristoranti. Questa è la vera risposta a chi vuole cambiare il nostro modo di vivere e il nostro mondo. Al resto, fidatevi, ci pensiamo noi. Anche se non ci vedete noi ci siamo, sempre”.

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Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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