Quando a Sona per tornare a scuola serviva il certificato del Parroco. Storia di un documento del 1840

Il nostro concittadino Zardini Gianfranco di Lugagnano ci ha fornito il foglietto scritto in latino, che riproduciamo nell’immagine sopra, che consiste in un attestato rilasciato dal Parroco di Lugagnano, Don Giuseppe Coltri, che certifica che un certo ragazzo, sconosciuto a noi, aveva assolto i suoi obblighi religiosi pasquali nell’anno 1840, essendosi confessato e comunicato.

Troviamo i motivi del perchè venissero rilasciate simili attestazioni in un corposo testo, “Mille anni di Studi classici in Trentino” di Lia Finis, pubblicato a Trento nel 2012 a cura della Regione Autonoma Trentino Alto Adige che descrive l’evolversi degli studi classici a partire dall’Alto Medio Evo fino ai nostri giorni nell’area geografica trentina.

L’autore dello studio spiega che, “dopo l’ondata rivoluzionaria degli ultimi decenni”, l’Impero Austro-Ungarico, subentrato al napoleonico Regno d’Italia, a partire dal 1819, riportò nelle scuole un rigore religioso, “anche con un certo eccesso”.

Abbiamo appreso, quindi, che chi frequentava ginnasi e licei del trentino prima di rientrare a scuola dalle vacanze pasquali doveva munirsi di una certificazione del tipo che riproduciamo. Non solo, anche durante l’anno scolastico la scuola “fissava in ogni mese il giorno in cui la scolaresca doveva confessarsi ed accostarsi pubblicamente alla S. Comunione”.

In quegli anni erano assai pochi i ragazzi che frequentavano i licei, ma il volume di Lia Finis, anch’esso fornitoci dal Zardini, presentando la tabella delle tasse di iscrizione e frequenza, di importo differenziato, ci segnala le provenienze sociali degli iscritti. Oltre ai figli di appartenenti alla nobiltà, di ufficiali, di professionisti, di impiegati e di commercianti, vi erano studenti di valligiani che si fermavano tutto l’anno a Trento, figli per lo più di possidenti o di artigiani e molti privatisti che, presentati dai Parroci, venivano a Trento due volte all’anno per gli esami, figli di villici, operai, osti, mugnai, campanari, fabbri, sarti ecc…

Risultava iscritto anche un 10% orfani di padre, “le cui condizioni economiche non possono supporsi molto floride”. Un quadro composito e sicuramente, per alcune presenze, inaspettato.

Per la vicinanza geopolitica di Trento e Verona, in quegli anni riteniamo che le informazioni che abbiamo fornito possano riguardare anche la scolarità superiore del Regno Lombardo Veneto.

In effetti, chi ci ha fornito il documento, l’ha scoperto casualmente in un libro di Meditazioni, pubblicato a Bassano nel 1852, ed in possesso di propri antenati.

Anche dal vicino Lombardo Veneto e dal Comune di Sona dunque alcuni ragazzi frequentarono il Ginnasio di Trento a metà del diciannovesimo secolo?