Quando a Sona a metà dell’Ottocento era prevista la mansione di “canicida”

Nel corso delle ricerche che gli storici del Baco stanno effettuando tra archivi e fondi per la pubblicazione di un nuovo volume sulla storia di Sona, ci siamo imbattuti nel decreto n. 13393 del 1853 con il quale il governo ordinò l’istituzione della mansione di “canicida”, per l’uccisione di cani idrofobi.

La disposizione prevedeva con che in provincia di Verona fossero creati tre gruppi di Comuni e che a ciascuno di essi fosse assegnato un operatore, un “canicida” appunto.

Il Comune di Sona fu inserito nel gruppo che comprendeva San Massimo, Bussolengo, Pastrengo, Cadidavid, Castel d’Azzano e Buttapietra, San Giovanni Lupatoto e Zevio. Il commissario distrettuale dispose che la residenza del “canicida” per il gruppo fosse proprio Sona.

L’incaricato di questo servizio si sarebbe dovuto recare tempestivamente dove si fosse riscontrata la presenza di un cane idrofobo, e comunque almeno tre volte al mese in ciascuno dei Comuni che facevano parte del raggruppamento.

Ogni deputazione comunale (la giunta odierna, per capirci) gli doveva di volta in volta rilasciare una dichiarazione a conferma della sua presenza, per consentirgli di incassare l’assegno per il servizio svolto. Il premio, così era chiamato quell’assegno, doveva infatti essere pagato dal Comune del luogo dove era avvenuta l’uccisione del cane, premio che sarebbe stato poi rimborsato al Comune tramite la multa comminata al proprietario del cane. I Comuni, infatti, erano tenuti a rendere pubblicamente noto che “per ogni cane colpito in contravvenzione all’avviso 26 aprile sarà inflitta la multa di L. 6 salvi gli altri effetti del medesimo e della Circolare delegatizia 9 marzo p.p. 5838”.

Le deputazioni comunali erano quindi invitate a ricercare “senz’alcun indugio l’individuo, abile, onesto e possibilmente senza famiglia, il quale assuma l’incarico e stipuleranno un regolare contratto che avrà tosto principio, ma che sarà da rassegnarsi pella Superiore approvazione”.

In base alla documentazione che abbiamo rintracciato nell’archivio del Comune di Sona, consistente in lettere delle deputazioni comunali di Pastrengo, Zevio, San Giovanni Lupatoto e Bussolengo, nell’agosto del 1854 la ricerca di un candidato “canicida” non ottenne alcun risultato.

Solo il 6 febbraio 1857 il Comune di Sona scrisse al commissario di essere riuscito a “rinvenire la persona qui sotto indicata che assumerebbe l’incarico di canicida. Ma siccome egli vorrebbe prima di accettare l’incarico sapere a quali comuni dovrebbe fare il suo servizio, ed è perciò che la scrivente interessa la compiacenza di questa Reg. Carica, onde voglia parteciparlo, assicurando la scrivente che il sottoindicato è persona impregiudicata in ogni rapporto, per cui opinerebbe che il sottoindicato avesse ad essere accettato nella detta qualità di canicida. Nome e cognome del proposto: Valbusa Luigi”.

Il Comune aveva finalmente trovato il proprio “canicida”.