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Come si muove il mercato del lavoro? Qual è il quadro macro economico che stiamo vivendo?  Quali le prospettive del medio breve periodo? Qual è il sentimento che sta guidando le imprese in questo periodo di pandemia COVID-19?

Abbiamo cercato di capirlo chiedendo ad alcune realtà imprenditoriali (e non solo) del territorio sonese un intervento che faccia il punto della situazione.

Stefania Menon, Amministratrice di MENON SRL lavorazioni meccaniche di precisione.

Stefania Menon della MENON Srl, con il fratello Fabio ed il papà Alberto (Foto Pachera)

Il sentimento verso la pandemia ha avuto due scale di percezione diverse: nella prima si era davanti ad una cosa nuova mai vissuta prima. Ricordiamoci che la prima fase ha portato al lockdown temporaneo totale e generalizzato imposta, per necessità, dal governo. Una cosa mai vista nella storia italiana del dopoguerra.

Una cosa quindi di una portata storica eccezionale per il tessuto produttivo italiano, una situazione che ha destabilizzato. Nella seconda fase non dico che si conoscesse il problema, ma il vissuto dei mesi precedenti ha portato una consapevolezza diversa. Le chiusure sono state più settoriali e mirate. Quindi è stato come se si mettesse in campo strategie di adattamento al problema. Devo dire che, per la nostra azienda, un reale lockdown totale non c’è mai stato dal punto di vista degli ordinativi. Un forte rallentamento quasi blocco subito dopo la prima ondata, ma poi una ripresa graduale. In questo sali e scendi vanno considerate le difficoltà operative delle aziende nostre fornitrici di materie prime.

Tutte hanno avuto adeguamenti di sicurezza sanitaria da approntare e defezioni di organico causa COVID. Impatti inevitabili che si sono poi trascinati anche nella filiera produttiva dell’estate. Nel mondo dell’industria si è diventati resilienti, si è messo in campo la “capacità di assorbire il colpo senza rompersi”.  Chi operava già con l’estero ha alzato l’asticella verso questo mercato, chi non operava in quel ambito ha avuto la motivazione  per farlo. Parlo in particolare dei nostri clienti che per esempio nel Sudamerica hanno trovato una “valvola di sfogo” commerciale importante.

Altro discorso ovviamente il mondo del commercio, che ha subito pesantemente la  ripercussione del lockdown. In sostanza: nel modo dell’industria chi non si è perso d’animo ha messo in campo la tipica capacità di adattamento italiana ed ha cercato, attraverso cambiamenti del processo produttivo e ricerca di nuovi mercati e di nuovi prodotti da offrire, di guardare avanti. Ed in tempi anche molto celeri. Quando ci sarà da tirare le somme a fine anno e le cifre diranno che l’azienda ha abbastanza retto il colpo nella capacità di sostenersi perdendo solo qualche punto di fatturato direi che c’è da ritenersi molto soddisfatti. Dal punto di vista del sostegno del governo italiano al sistema produttivo del paese l’esperienza della MENON dice che c’è stato. Nelle misure previste.

Si percepiscono delle difformità in tal senso per chi ha adottato la cassa integrazione. Ma su questo punto non c’è una esperienza diretta da portare perché la nostra azienda non l’ha usata. Altre forme di sostegno però sono state concrete: sgravi sui contributi IRAP, contributi a fondo perduto per chi ha dichiarato una perdita di fatturato, le disponibilità di credito fino a 25.000€ presso gli istituti bancari con coperture garantite dallo stato sono state rese disponibili nel giro di 3 giorni. Attenzione però: il tutto con una giusta logica di verifica sulla reputazione dell’azienda. Situazioni di difficoltà che partivano da prima del COVID, dettate da varie condizioni strutturali o da situazioni di gestione interna poco chiare, sono state vagliate con molta attenzione. E non tutte prese in considerazione.

Alcuni istituti di credito sono andati oltre ai 25.000€ garantiti dallo stato concedendo ulteriori fondi a tasso zero con rimborsabilità in 24 mesi. Una iniezione di liquidità immediata nell’azienda molto proficua. Una occasione! Per non parlare del rimborso dei finanziamenti in corso: già con il primo decreto si era arrivati ad una sospensione. Attenzione, sospensione. Non cancellazione come si potrebbe pensare nell’imaginario collettivo. Ma ci mancherebbe altro! Gli impegni finanziari vanno rispettati. Il decreto di Agosto li ha poi ulteriormente sospesi fino a Marzo 2021. Se tira el fià come si dice a Verona! Un esempio: un cliente stava vivendo un periodo di difficoltà di liquidità. Il blocco del  rimborso finanziamenti gli ha permesso di ripartire. Nel ripartire ha onorato gli impegni verso i suoi fornitori e i suoi clienti. Un cerchio positivo che si chiude!

Ci sono anche delle note non positive: le aziende del comparto meccanico, a pandemia in corso, si sono organizzate per partecipare alla più grossa fiera a livello italiano, la MECFOR di Padova. Per poi dichiarare, a tre giorni dalla data inaugurale, che non si poteva fare. Scelta sbagliata che ha portato le aziende a sobbarcarsi costi senza ritorno.  Parlando di impatto sociale ho amici in Svezia dove, il governo, ha deciso di non fare il lockdown puntando alla immunità di gregge e dichiarando, senza tanti preamboli, che le persone oltre una certa età “erano sacrificabili”. Con una logica, a mio avviso non molto accettabile nè edificante.

Un egoismo sociale che, nella tanto vituperata Italia che critica da sinistra quando il governo è di destra e viceversa, non sarebbe mai stata accettata. E va bene così! Il futuro? Sono fiduciosa. La pandemia ha impresso un cambio di visione organizzativa nel tessuto produttivo che di suo ha impresso a se stesso  una accelerata. La tecnologia, attraverso la connettività via WEB,  ha permesso di superare le difficoltà della mancanza del contatto diretto. E’ una conquista che sarà una eredità per il futuro. Quando verrà meno la criticità sanitaria legata alla pandemia, vedo una ripartenza molto forte. Umanamente si da il meglio di se nei momenti di difficoltà. Si eleva il grado di attenzione e si tirano fuori tutte le risorse, anche quelle più nascoste.

Gabriele Conti, Amministratore di CONTI SRL produttrice di macchinari per pasticceria, panificazione, pizzeria e cosmetica.

Gabriele Conti della CONTI Srl (Foto Pachera)

Riguardo alle forme di incentivo messe in campo dal governo rimarco una precisazione: il ristorno a fondo perduto messo in campo ha rappresentato il 10% del mancato fatturato dell’azienda. Se l’aspettativa era quella di un ristorno superiore al 10% se non pari al 100% era una aspettativa difficile da soddisfare nel primo caso , fuori luogo nel secondo. Parliamo di denaro fresco proveniente da un cassa comune nazionale che appartiene, idealmente, a tutti i contribuenti.

Le aziende come la mia che hanno dichiarato, provandolo con dati di bilancio credibili, che il fatturato del mese di Aprile 2020 era inferiore ai 2/3 del corrispettivo di Aprile 2019, il 10% di questo mancato fatturato è stato subito ristornato.  Cash immediato sul conto corrente. Anche per le aziende che godevano di redditi derivanti da affitti commerciali non incassati causa COVID, c’è stato un ristorno del mese di Aprile sotto forma di credito di imposta.

E’ poco? Si poteva fare di più? Dipende dalle aspettative che una azienda e il suo titolare avevano. Non era pensabile che con il denaro pubblico si potesse sostenere tutto, anche quelle realtà le cui difficoltà finanziarie partivano da ben prima del Covid. In sostanza: gli aiuti ad aziende con fondamentali sani non sono stati un problema né da parte del governo né da parte degli istituti di credito. Il trend degli ordinativi da clienti per la mia azienda registra un incremento sin da luglio scorso. dicembre coperto, gennaio quasi.

Sono estremamente positivo sul futuro prossimo. Se, come sembra, il vaccino porterà quella immunità di gregge reale che abbassa la soglia di rischiosità  e di paura verso la pandemia, si registrerà un impeto vitale di ripartenza. I magazzini di materie prime e semilavorati, messi a dura prova dal lockdown e dalle difficoltà di manodopera legata alla pandemia,  si stanno riassestando, garantendo così di nuovo il fabbisogno per le aziende di trasformazione. Presumibile un aumento dei prezzi delle materie prime, non imputabile tanto al periodo COVID quanto ad un fattore tipicamente di mercato: nel settore siderurgico i produttori di materie prime si contano su una o due mani.

C’è un monopolio che impone le regole dei prezzi, che piaccia o non piaccia. La lobby positiva tra i produttori di manufatti, collegati tra di loro nei consorzi di settore, è molto utile ma i volumi di fatturato complessivi, nel nostro caso, non sono tali da consentire una forza contrattuale che ti permette di negoziare completamente gli acquisti. Vedo una forte voglia ovunque di ripartire. Molte pasticcerie, pur limitandosi allo stretto necessario, hanno fatto comunque investimenti infrastrutturali.

La voglia c’è, il sentimento è fortemente orientato alla positività. Serve però anche un cambio di mentalità: non si può più pensare al futuro con gli schemi mentali di 8 mesi fa. C’è bisogno di adeguare l’organizzazione delle aziende a nuove forme di fruizione di servizi per se e di servizi da erogare a terzi. Un esempio molto pratico: credo sia ormai in dirittura di fine corsa il sistema delle fiere di settore così come è stato concepito fino ad oggi. Non  tanto per la limitazione agli spostamenti dettata dalla pandemia che prima o poi finirà, quanto piuttosto perché sono nati, come reazione naturale alle limitazioni, altri modi di presentare se stessi, la propria azienda, i propri servizi, i propri prodotti.

Un tour virtuale fatto bene dei tuoi prodotti e servizi realizzato sul web può sostituire una presenza fisica in un padiglione di una fiera. Vantaggi? Non ti devi sobbarcare costi di trasferimento di persone, attrezzature, prodotti finiti. L’imprenditore e i suoi collaboratori non si devono staccare per giorni dall’azienda. Meno costi di vitto e alloggio per le trasferte. Le aziende che al loro interno hanno spazi possono attrezzarsi per fare in casa gli eventi fieristici che servono a promuovere il proprio prodotto, con una logica di rapporto con il cliente diretta, meno dispersiva e quindi più efficace. Ritengo che i vari enti fieristici debbano rivalutare seriamente l’impiego degli spazi espositivi come forma principale di redditività e pensare a strutturarsi come erogatori servizi, sfruttando le enormi potenzialità che il WEB sta concedendo. Ed in parte lo stanno già facendo.

Aurelio Bertocchi, Direttore Commerciale Gruppo PLANETEL società di Information & Comunication Tecnology 

Aurelio Bertocchi (a sinistra) con Bruno Pianetti, il proprietario di Planetel, il giorno della quotazione in borsa dell’azienda.

Il 2020 è stato un anno particolare. Nella difficoltà del momento l’azienda ha un passo importante per il suo futuro diventando Società per Azioni. Poi un altro passo molto importante è stata la quotazione in borsa nella sezione dedicate alle aziende tecnologiche lo scorso dicembre. Un percorso che era iniziato circa tre anni fa per poi subire una accelerazione improvvisa ad agosto dello scorso anno. Come azienda che fornisce servizi legati alla telefonia e quindi all’accesso al mondo internet nel 2020 abbiamo registrato un picco incredibile di richieste di nuove attivazioni di utenze. Soprattutto nella prima fase della pandemia legata al lockdown, dove lo smart working e la didattica a distanza nelle scuole hanno portato ad una impennata incredibile della richiesta.

La percezione quindi del cittadino del mondo internet, legata alla fascia non professionale di utenza, da una visione più propriamente ludica ha assunto un connotato professionale importante. Situazione che poi ha avuto una replica durante l’inizio della seconda ondata ad Ottobre. Di pari passo alla accelerata nella utenza retail c’è stata una frenata nel settore aziende, dove i periodi forzati di lockdown hanno fatto diminuire la necessità di accesso alla Rete.

Una scelta importante fatta da PLANETEL, durante questo periodo, è stata quella di aumentare gratuitamente del 50% la banda di accesso a tutti gli utenti. Abbiamo voluto dare il nostro contributo in questi momenti di difficoltà rendendo più performante le prestazioni della nostra connettività. Anche al nostro interno abbiamo adottato lo smart working per il personale tecnico. Il tipo di attività che facciamo ben si presta. Mentre i cantieri per la posa di nuova connettività hanno proseguito senza sosta tra Milano, Brescia e Verona.

Essendo la nostra una azienda considerata primaria nel momento pandemico per i servizi che eroga, praticamente non ci siamo mai fermati. Nel veronese abbiamo percepito e fatte nostre, nel limite del possibile, le difficoltà della clientela business. Con particolare riferimento al settore della ristorazione e del turismo. Le chiusure imposte dalla situazione hanno creato non pochi disagi e di questo ce ne dispiace ovviamente. Dove abbiamo ricevuto richieste di dilazione dei pagamenti le abbiamo accolte senza alcun dubbio. Richieste che, per altro, hanno denotato un forte senso di responsabilità da parte degli imprenditori.

Nessuno, salvo rarissimi casi,  ha cercato di “speculare” sul momento di difficoltà per portarsi a casa dei vantaggi magari non dovuti, perché la loro azienda non ha risentito del fermo attività. E’ uno degli aspetti che ci ha più colpito di questo periodo: la costruzione ed il consolidamento di rapporti con i nostri clienti basati sulla condivisione di eticità professionale e correttezza. I dati macroeconomici in nostro possesso ci dicono che il futuro immediato non sarà così roseo ma, tutto sommato, nemmeno tragico.

Il nostro territorio di riferimento, cioè le provincie di Bergamo per la maggior parte poi Verona e Brescia un po’ più marginale, sono a forte trazione industriale. La ripartenza dell’economica in generale e magari un nuovo sentimento di fiducia diffuso porterà chiaramente a far ripartire il volano produttivo. Per quanto ci riguarda la quotazione in borsa ci ha fatto predisporre un piano industriale orientato allo sviluppo della nostra rete e quindi del nostro organico. I proventi dalla quotazione dovrebbero quindi andare a coprire gli investimenti che faremo.  Nonostante il periodo della pandemia siamo cresciuti, nel personale,  di ulteriori 10 unità e prevediamo una ulteriore crescita nel 2021.

Don Pietro Pasqualotto, Coparroco della Parrocchia di Lugagnano

Il Coparroco di Lugagnano don Pietro Pasqualotto (foto Pachera)

Con don Pietro parliamo di un tipo di imprenditoria diversa. E’ quella di stampo sociale ed umano, legata alle forme di sostegno spirituale e materiale nei momenti di difficoltà. A cui tutti, dentro di se o esprimendolo concretamente fuori da se,  si aggrappano quando ce né bisogno. Questo il suo intervento:
Con una concretezza molto visibile e soprattutto utile: gli empori della solidarietà nella Provincia di Verona hanno raggiunto le dieci unità. Forniscono beni alimentari di prima necessità ad un consistente numero di famiglie in stato di bisogno. Un emporio, che ha letteralmente triplicato la sua offerta alle famiglie in difficoltà, è presente anche nella Comunità di Sona nella frazione di Lugagnano. Un vero caso di imprenditoria sociale!

Aldilà delle limitazioni dettate dalla pandemia la frequentazione delle celebrazioni, sia fisiche in chiesa sia in streaming, mantengono una buona soglia di partecipazione. In chiesa la paura non si avverte. C’è attenzione nel distanziamento sociale come deve essere, ma il momento di raccoglimento spirituale supera la paura. La fede è un forte talismano di fronte alle difficoltà. Da speranza.

I fedeli sono poi le persone che, una volta usciti dalla chiesa o dopo aver chiuso il collegamento streaming sul web, ritornano ad essere madri, padri, nonni, amministratori, educatori, lavoratori, imprenditori. E’ auspicabile che il collegarsi alla spiritualità dia loro elementi di percezione positiva, ben venga la spiritualità. Tutti ci saremmo aspettati che, dopo la prima ondata, il sentimento diffuso della gente fosse improntato ad una maggiore solidarietà e comprensione, complicità sociale per il bene comune.

Ahimè la realtà inconfutabile è un altra: la difficoltà ha portato astiosità, conflittualità, cattivo giudizio sulla punta della lingua, ostilità a volte generalizzata senza un bersaglio ben definito. Il momento storico però, nella sua drammaticità, nasconde delle opportunità. E’ pur vero che, quando la tua mente è presa dalle difficoltà materiali, fai fatica vedere la luce in fondo al tunnel. Noi sacerdoti questi sentimenti li percepiamo in maniera nitida in un momento di intimità spirituale qual è la confessione.

Ma non bisogna abbandonare la speranza di rinascita di un futuro migliore. Capiamoci bene: il futuro migliore non te lo trovi bello e fatto. Il futuro migliore si fa con ognuno che si arrotola per bene le maniche sopra il gomito. Anche l’istituzione chiesa è chiamata a mettere in campo un po’ di “sana imprenditorialità”: i tempi richiedono nuove forme organizzative e di pensiero, bisogna rompere qualche schema, bisogna pensarne di nuovi. Tenendo la barra a dritta sui valori fondanti e sui compiti a cui la chiesa è chiamata, ma con una nuova capacità di adattamento e comprensione dei tempi che stiamo vivendo.