Qual è lo stato dell’agricoltura a Sona? Un’inchiesta del Baco

Il terreno coltivato (i tecnici la chiamano Superficie Agricola Utile) a Sona è pari al 77% dell’intera superficie del territorio di Sona (31,610 Km quadrati su 41,126 km quadrati totali). Ci sembra quindi doveroso prestare una qualche attenzione al settore, coinvolgendo e intervistando le varie persone ed organismi che ne risultano coinvolti a vario titolo. Questo anche in prosecuzione dell’analisi sull’economia a Sona che abbiamo affrontato sulla nostra rivista.

Partiamo dalle recenti dichiarazioni di Veneto Agricoltura, che è l’Agenzia responsabile di tutta l’agricoltura  della Regione Veneto, riguardanti l’agricoltura veneta nei primi nove mesi del 2013. “Nel 2013 c’è stato un significativo calo del numero delle imprese, giù del 6 % ; mentre gli occupati sono diminuiti di quasi il 15%. Per quanto riguarda invece certi prodotti agricoli (mais, uva) la produzione è stata buona, in certi casi ottima (soia) ma, causa l’eccessiva offerta, sono diminuiti i prezzi unitari.”. Numeri che rappresentano una realtà non proprio positiva, o addirittura in certe zone o per certi settori in grossa difficoltà.

Torniamo a noi e vediamo se l’andamento regionale trova corrispondenza anche nel nostro Comune. In base al censimento Istat del 2010  le imprese agricole operanti a Sona risultano essere 327, non poche, ma se le paragoniamo alle 600 esistenti nel 1961 o alle 460 del 1991 possiamo affermare che anche a Sona c’è stato un notevole calo. Ancora maggiore per quanto riguarda gli addetti occupati siamo passati dai 1528 (56 % della popolazione attiva) del 1951 ai 474 addetti nel 1991 pari 8,4% della popolazione attiva.

“I nostri giovani – mi racconta, tra il serio e il faceto, un imprenditore agricolo di una nostra frazionehanno un po’ perso il senso del lavoro manuale, non sono abituati alla fatica fisica e a sporcarsi  le mani, vogliono solo sapere a che ora della giornata si finisce e quanto sarà lo stipendio mensile. Nella mia azienda ho un continuo andirivieni di giovani  che mi propongono un mangime al posto di un altro, che mi fanno, a pagamento, corsi sulla sicurezza spiegandomi che non devo mettere le dita in una barra falciante mentre questa è in movimento, altri che mi istruiscono, a pagamento, che è inopportuno eseguire lavori di caseificazione con le mani sporche di sterco di vacca ed ancora quelli che, sempre a pagamento, mi sconsigliano di fare i trattamenti antiparassitari con il vestito delle feste e con il fazzoletto sul viso come protezione. In pochi si offrono a pagamento, di venire a ‘tajar i binoi col fero’ o a mungere le vacche, magari la domenica.” 

L’abbandono dell’agricoltura da parte dei giovani è confermato da alcuni dati forniti dalla Coldiretti che ci informa del fatto che l’età media degli agricoltori è vicina ai 60 anni, i giovani aiutano nei campi finchè studiano ma poi cercano altre occupazioni. Un dato positivo è, invece, il tasso di scolarità dei giovani che decidono di diventare imprenditori agricoli, quasi tutti sono diplomati e non rari sono i laureati.

L’agricoltura sonese, vista la conformazione del territorio, è sempre stata un’agricoltura di piccole aziende e principalmente a conduzione familiare. Nel 1982 –  secondo la Camera di Commercio di Verona –  erano 160 le aziende con una superficie agricola fino ai 20.000 mq (2 ettari), 300 erano quelle con una superficie tra i 2 e i 20 ettari e solo 19 aziende superavano i 20 ettari. Purtroppo la destinazione data al territorio in questi ultimi decenni ha ulteriormente favorito l’industria, il commercio, l’urbanizzazione spinta frammentando ancora di più i territori agricoli già piccoli. Anche questo ha purtroppo favorito la fuga delle giovani generazioni, che non trovano più le condizioni per operare in un regime di agricoltura redditizia.

Negli ultimi 40 anni il Veneto ha perso 180.000 ettari (- 18 %) di S.a.u. (Superficie Agricola Utile) un’estensione pari all’intera provincia di Rovigo. Il trend a livello nazionale è ancora peggiore, pari al 28 %, corrispondente ad una superficie di 5 milioni di ettari. Peccato perché un territorio tutelato e ben valorizzato può essere un buon investimento per l’intera comunità. Una campagna integra e produttiva è sinonimo di salubrità e di una buona qualità della vita. Molti disastri naturali potrebbero essere evitati solo grazie ad una normale e regolare cura del territorio; cura che gli agricoltori quotidianamente e normalmente fanno.

Quali sono poi i settori dell’agricoltura di Sona che reggono la crisi e garantiscono ancora un po’ di remunerazione? La frutticultura? Ci risponde Mario S.  di S. Giorgio in Salici, da generazioni agricoltore. “La frutticoltura a Sona è finita! Le pesche sono dilaniate dalla Sharka (vaiolatura delle drupacee). Virus e batteri decimano i Kiwi. Albicocchi e ciliegi, il mattino rigogliosi e verdi, la sera sono pronti per il camino! Tanto sono veloci i vari virus e malattie a provocare il disseccamento delle piante”. Proviamo a ribattere a questa tragica visione, anche se è molto difficile, facendo presente che la frutticoltura in genere a Sona copre il 24 % del territorio agricolo, mentre i vigneti superano il 71 % della superficie agricola, forse con questi un po’ di reddito si ricava…“5.000 euro in media per ettaro, questo è quanto hanno liquidato le Cantine Sociali della nostra zona! Ma devi essere fortunato con la grandine, con le malattie e… con i pagamenti,  che spesso superano i 12-15 mesi di dilazioni!”.

Calcolando che la superficie media delle aziende sonesi è di circa 5 ettari e che, come dicevamo, il 70% è coltivato a vigneto risulta un reddito che non supera i 20.000 euro annui, un po’ pochi per sostenere tutte le spese di produzione, rinnovare l’attrezzatura e mantenere la famiglia. “Una volta – interviene il nonno – specialmente durante la vendemmia o la raccolta delle pesche veniva ad aiutarci qualche pensionato o qualche studente ma adesso… adesso sono braccati come i mafiosi o i camorristi sull’Aspromonte. Con elicotteri e camionette durante il raccolto li filmano e li fotografano perché sembra che i loro contributi non versati siano il vero problema dello sfascio della Nazione. Forse preferiscono che vadano nelle sale bingo  o alle slot machine”.

Una significativa conferma arriva da Coldiretti (circa l’80% degli agricoltori di Sona sono iscritti a questa organizzazione di categoria – LEGGI L’INTERVISTA AL PRESIDENTE DI COLDIRETTI SONA VENTURELLI SULL’AGRICOLTURA A SONA PUBBLICATA SULL’ULTIMO NUMERO DEL BACO): gli investimenti in attrezzatura (trattori principalmente, ma anche atomizzatori e attrezzi in genere) sono in notevole calo, quasi nulli quelli in infrastrutture. Torniamo nella frazione di Sona per parlare di animali. L’allevamento si sa è un aspetto importante dell’agricoltura, serve a completare-chiudere il cerchio, ad unire l’uomo alla natura,  a confermare ancora una volta che l’agricoltura è il settore primario di un Paese, da questo dipende la sopravvivenza dell’essere umano. Poche decine sono le aziende di Sona che si dedicano all’allevamento, principalmente di bovini, poi seguono polli, tacchini e suini.

Sempre il Direttore della Sezione Innovazione e Sviluppo di Veneto Agricoltura, Luigi Disegna, ci dice che “Nel 2013 i risultati per la zootecnia sono in chiaro scuro. Il prezzo del latte ha beneficiato di un incremento di circa il 5 % ma le quotazioni delle carni bovine sono complessivamente in calo”. “Ah dicono che col latte si fanno i soldi?ci attacca l’allevatore sonesea fine anni ’70 qua nel raggio di un chilometro si contavano sei stalle di vacche da latte, adesso è rimasta solo la mia. Secondo voi se l’attività fosse così redditizia sarebbe stata completamente abbandonata? E un’altra cosa, la scriva pure in grosso lì sul giornale, sono stufo di quei ex cittadini che per risparmiare o non so perché, sono venuti ad abitare nel nostro paese ed adesso si lamentano dell’odore dei nostri allevamenti, che son lì da cento anni. Ma potevano restare dove abitavano prima!”.

Un altro problema che ci viene posto dagli allevatori è l’ottemperanza alla “direttiva nitrati”: per smaltire le deiezioni e i liquami animali servono grandi estensioni di terreno, che purtroppo nel nostro territorio non esistono più. Lo smaltimento risulta quindi lontano, difficoltoso, con ingenti costi economici. La soluzione sarebbe creare un centro di stoccaggio con relativa produzione di biogas, magari in collaborazione coi comuni vicini; renderebbe un grosso vantaggio agli allevatori ed un’importante fonte di reddito per i comuni stessi.

Un quadro generale un po’ triste. Siamo andati a trovare per ultimo il nostro amico “Bacan de Lugagnan”, chi legge il Baco sin dai primi numeri si ricorderà dei suoi imperdibili articoli, delle sue lucide analisi e descrizioni del mondo agricolo. A lui vogliamo tentare di strappare un commento, magari positivo, sull’attuale situazione agricola: “L’agricoltura a Sona? …l’agricoltura è molto migliorata nella capacità di non essere redditizia!”. E’ il suo primo sarcastico e tagliente commento, ma non si ferma qui. “Non serve solo produrre, bisogna anche saper vendere! Il marketing in agricoltura dà soddisfazione. Solo se un prodotto è ben incartato, ben impacchettato e ben sbandierato si riesce a vendere. Altrimenti siamo nelle mani della grande distribuzione!”. Ma cosa ne pensi dell’agricoltura biologica? “Stiamo lentamente andando verso un’agricoltura biologica, i prodotti non bio sono tollerati solo se regalati!”. Quindi cosa ne pensi tu dell’agricoltura odierna? “Al giorno d’oggi riesce a sopravvivere chi può usufruire della manodopera familiare, solo quelle aziende dove è presente il senso di famiglia tanto diffuso ai tempi dei nostri antenati riescono ad arrivare a sera. Ma è dura!”.