“Pronti a riprenderci Sona, e su Draghi…”. Il deputato Comencini, commissario della Lega di Sona

Tante novità politiche in tempistiche così ristrette probabilmente accadono solo durante le campagne elettorali: la nomina del deputato Vito Comencini come commissario della sezione della Lega di Sona e la nascita del circolo di Fratelli d’Italia hanno indubbiamente conferito linfa e vivacità alla politica locale durante la scorsa estate.

Non si tratta (solo) di cronaca o di scoop giornalistici, ma dei primi tasselli del mosaico politico che si comporrà nei prossimi mesi. Il Baco ha avuto occasione di incontrare il deputato leghista Vito Comencini, classe 1987, di Bussolengo, consigliere comunale a Verona e membro della Camera dei deputati dal 2018; da luglio 2020 è componente della Commissione permanente affari esteri.

Alla luce del non irrilevante consenso che la Lega ha sul territorio di Sona, perché scomodare un consigliere di Verona, nonché deputato, per una sezione provinciale del partito?
La Lega, nonostante sia da sempre un partito radicato sul territorio, è caratterizzata spesso dalla presenza di politici con incarichi istituzionali alla guida di sezioni locali. L’obiettivo è di mettersi a disposizione del territorio in previsione sia di sfide elettorali sia di questioni amministrative. Ho accettato di dare un contributo alla sezione di Sona non solo per una questione territoriale, in quanto confinante con la città di Verona, ma anche per rapporti personali e di amicizia.

Che obiettivi si pone?
L’intenzione è di essere utili al territorio e farlo crescere, per quanto competa al mio ruolo, con l’auspicio e la consapevolezza che, strada facendo, la Lega locale cammini con le proprie gambe.

Quali sono, dunque, i passaggi per guadagnarsi questa autonomia?
Il primo passaggio è coinvolgere persone e permettere loro di maturare una certa esperienza e interesse per il territorio. Ulteriori passaggi avverranno attraverso i congressi locali, appuntamenti, tuttavia, sospesi per vari motivi, tra cui l’emergenza Covid.

In un’intervista al segretario precedente Gianluigi Furri era stata evidenziata la necessità di coinvolgere e puntare sui giovani. Non avendo ricevuto aggiornamenti in merito, si tratta di un’attività ancora in corso o in programmazione?
La volontà è quella di attirare persone nuove, ma anche e soprattutto giovani che vogliono mettersi in gioco. Io stesso provengo dal movimento giovanile della Lega e credo che avvicinarsi a un movimento locale sia il primo passo per concretizzare la cittadinanza attiva o iniziare a costruire la propria carriera politica.

Ma come avvicinare i giovani al partito? Concretamente che azioni intraprenderete?
L’idea è di organizzare iniziative appetibili sul territorio e di interesse politico, utili e attrattive per i giovani che condividono i valori e gli ideali della Lega.

L’idea sembra quella di apparecchiare il tavolo delle candidature per le prossime elezioni.
Quella è chiaramente la prospettiva. Ora la necessità è strutturare il gruppo e lavorare bene come Lega, come sta avvenendo in Consiglio comunale grazie a un’opposizione realista, in grado di guardare in faccia la realtà, disponibile a collaborare o a dar battaglia qualora fosse necessario.

Tuttavia, molte battaglie della Lega in Consiglio comunale a Sona hanno riguardato temi nazionali o etici, come il ddl Zan o l’aborto. Forse per un’opposizione “realista” ci si aspetta qualcosa di più legato al territorio.
Sicuramente da questo punto di vista si può crescere ed essere maggiormente efficaci nei confronti dell’amministrazione. Però aggiungo che l’opposizione dipende anche dall’atteggiamento della maggioranza nei confronti della minoranza: se mancano coinvolgimento, comunicazione e trasparenza diventa difficile essere utili all’amministrazione.

Che riscontri ha avuto in merito al rapporto tra maggioranza e minoranza a Sona?
Essendo entrato da poco a Sona con un ruolo politico, non ho ancora una percezione chiara della situazione. Prima del mio incarico ho recepito situazioni molto diverse e contrastanti, dall’apertura al dialogo alla mancanza di collaborazione.

All’interno del vostro gruppo vi è già una strada segnata per un papabile candidato sindaco a Sona? E in merito alle alleanze?
Ritengo sia ancora prematuro pensare ai futuri candidati. Non escludo, però, che la Lega di Sona possa allearsi con altre forze politiche o civiche del territorio, qualora si trovi una visione comune su tematiche politiche e amministrative.

Appuntamento più vicino sono le elezioni a Verona. Il centrodestra si presenterà unito?
Il centrodestra veronese rappresenta oggi un grande laboratorio politico, dovuto al cambiamento di dinamiche interne. Non si tratta solo di una questione di alleanze partitiche, ma anche di persone, un fattore che incide molto sulle scelte amministrative.

A suo avviso, alle prossime amministrative veronesi le liste civiche rappresenteranno un collante fondamentale all’interno delle varie coalizioni o i partiti torneranno protagonisti?
Io ritengo che i partiti debbano tornare ad avere un ruolo prioritario rispetto al passato, e proprio questo sarà l’obiettivo della Lega. Inoltre, non escludo nemmeno che le civiche possano rappresentare un elemento attrattore a livello locale, ma proprio nel ruolo di supporto ai partiti, non di alternativa. Anche perché dal partito eletto a livello locale nasce un collegamento diretto a funzioni istituzionali, ovvero regionali, nazionali ed europee, con le conseguenti ricadute positive sul territorio. È una grave pecca per un sindaco come Gianluigi Mazzi non avere rappresentanti politici all’interno del proprio gruppo che si possano confrontare direttamente con ruoli istituzionali più alti. Ad esempio, sulla Sun Oil Mazzi ha dovuto rapportarsi con politici regionali o nazionali non appartenenti al suo partito civico-locale.

In realtà il caso Sun Oil forse non è l’esempio più giusto, dato che i risultati ad oggi conseguiti non sono propriamente riconducibili all’intervento di deputati e consiglieri del PD nel 2015 e della Lega nel 2019, ma soprattutto al dialogo fra persone, a prescindere dal partito.
Certo, il mio è un discorso generale, poi ogni caso specifico è a sé stante.

Da Sona ora passerei a Roma. La Lega è stata al governo sia con Giuseppe Conte sia con Mario Draghi: dal suo punto di vista interno, che differenze ci può raccontare sulle due esperienze nella maggioranza parlamentare?
Differenze enormi, soprattutto nel passaggio tra Conte II e Draghi. La parentesi politica all’opposizione ci ha permesso di maturare una posizione di, diciamo, “imparzialità”, votando contro un governo fortemente di sinistra ed entrando in una maggioranza in una situazione di emergenza. Siamo convinti di aver fatto le scelte giuste, nonostante comunque rimangano varie cose da sistemare o su cui intervenire.

Nell’ottica delle prossime elezioni politiche del 2023 la figura di Mario Draghi può innescare scenari diversi a seconda del ruolo che ricoprirà, sia come Presidente della Repubblica sia come Presidente del Consiglio sia come Presidente della Commissione Europea. Che ruolo potrà avere la Lega?
Come Lega abbiamo ritenuto Mario Draghi la persona giusta sia nel particolare momento di emergenza che stavamo vivendo sia come successore del dannoso Governo Conte II. L’immagine a livello europeo e internazionale non ha confronto rispetto al predecessore. In previsione dei prossimi appuntamenti elettorali come Lega cercheremo di giocare la nostra partita come centro-destra. E all’elezione del Presidente della Repubblica l’auspicio è di rompere quel meccanismo per cui, nonostante una maggioranza di centro-destra, al Quirinale salga una figura maggiormente rappresentativa del centro-sinistra.