Politica a Sona. In consiglio comunale si parla (ancora) di censura all’ex sindaco Mazzi: a cosa serve questa conflittualità?

Quando si pensa di aver toccato il fondo, significa che è arrivato il momento di iniziare a scavare. Una lezione che, applicata alla politica, implica che non bisogna sorprendersi di nulla, osservare gli eventi con distacco e senza empatia, lasciare che la polvere si posi sul terreno. Il rischio, infatti, è di sprofondare in un cratere in cui si fatica ad uscire, in cui rimbalzano insulti e dispetti a destra e a sinistra, in cui la battaglia sembra essere tra buoni e cattivi; e ovviamente non ci sono né gli uni né gli altri.

La notizia è l’interrogazione da parte del gruppo di minoranza “Scelta per Sona”, il cui contenuto non è affatto nuovo agli occhi dei lettori del Baco e dei cittadini di Sona: ebbene sì, il gruppo di opposizione denuncia un secondo atto di “censura” nei confronti del consigliere Gianluigi Mazzi.

Allacciamo le cinture e iniziamo il nostro giro di giostra: ci avvicineremo all’orlo del cratere, a quella sottile linea di confine che separa il terreno sotto i nostri piedi dal vuoto.

Partiamo dall’oggetto dell’interrogazione: “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Seconda censura fotografica”. Forse il termine ‘censura’ non era sufficiente per esprimere la gravità del fatto: occorreva rafforzare il concetto attraverso una locuzione latina, rimarcare che esiste già un precedente che, benché non sia passato sotto silenzio, si è ripresentato sotto il medesimo schema e con la stessa logica.

Per il primo caso ci riferiamo alla fotografia tagliata in occasione dell’inaugurazione della nuova Silvio Pellico 2 a Lugagnano, per cui è stata presentata e discussa un’interpellanza durante il Consiglio comunale del 27 dicembre 2023.

Il secondo episodio di “censura” sarebbe avvenuto il 25 maggio scorso, il giorno in cui si è tenuta l’inaugurazione del parco di Mancalacqua a Lugagnano. Il momento incriminato è stato, ovviamente, il taglio del nastro: nella foto pubblicata sui profili social del Comune il Consigliere di minoranza Mazzi non è presente (nella foto qui sotto), a differenza della foto pubblicata sul nostro sito (che riproponiamo sopra), in cui Mazzi si trova a destra.

Schermata dal profilo Instagram del Comune di Sona

Benché lo scatto sia avvenuto nel medesimo istante, si tratta di due fotografie diverse, ma da cui emerge una domanda fondamentale: perché Mazzi è tutto a destra? Ricordiamo bene, infatti, che al Consiglio del 27 dicembre, con un tono che ondeggiava tra la minaccia e la rassegnazione, Mazzi aveva asserito: “Io d’ora in poi mi metterò dietro la faccia del sindaco, quindi, o censurate la sua testa, sennò io ci sarò sempre”.

Cribbio, se Mazzi è finito ai margini contro la sua volontà, ci auguriamo che non sia avvenuto pure un episodio di bullismo, perché il fatto sarebbe ancora più grave! Ma andiamo avanti: come sottolineato più volte nell’interpellanza, questo atto “costituisce una forma che limita la trasparenza e la completezza delle informazioni comunali”, ritenendo che “ogni consigliere comunale, eletto democraticamente dai cittadini, abbia il diritto di essere raffigurato integralmente e correttamente nelle comunicazioni ufficiali del Comune”.

Ora apriamo e chiudiamo una parentesi: nel medesimo post sul profilo Facebook del Comune il Consigliere di minoranza Mazzi è presente. Pertanto, o a Mazzi interessa solo la sua immagine su Instagram, oppure chi gestisce la comunicazione istituzionale del Comune ha modificato il post in un secondo momento, sostituendo la fotografia incriminata con una terza, che è diversa sia da quella pubblicata sul nostro sito sia da quella condivisa su Instagram, come si può vedere dalla schermata sottostante.

Schermata dal profilo Facebook del Comune di Sona

Insomma, non proprio un gran segnale di qualità comunicativa. Ma proseguiamo. A questo punto dell’interrogazione viene citata una serie di normative che sottolineano l’importanza della trasparenza e della rappresentatività nelle comunicazioni istituzionali, tra cui la Costituzione, un parere del Ministero degli Interni e una sentenza del Consiglio di Stato.

Nell’interrogazione – che non è firmata solo da Mazzi, ma anche dai Consiglieri di minoranza Corrado Busatta e Antonella Dal Forno – si tira in ballo anche il segretario comunale Eleonora Votano, cui si chiede conto sia del suo ruolo di “garantire la correttezza e la legittimità degli atti Amministrativi” sia della sua responsabilità diretta di “vigilare affinché tali episodi non si verifichino”.

Prima di arrivare al cuore dell’interrogazione, in cui si snocciolano le domande cui dovranno essere date delle risposte, i toni toccano l’apice della gravità con l’espressione “damnatio memoriae (latina anche questa), secondo cui Mazzi sarebbe, parafrasando l’ultima premessa dell’interrogazione, “una figura scomoda e temuta da cancellare dalla memoria collettiva”.

Le domande, dunque, poste alla maggioranza e indirizzate, in particolare, all’assessore alla cultura Paolo Bellotti (che aveva risposto anche alla precedente interpellanza) cercano di fare chiarezza su questo presunto atto di “censura”. Si chiede, innanzitutto, quali siano state “le motivazioni che hanno portato al mancato invito dei consiglieri di minoranza all’inaugurazione ufficiale del parco di Mancalacqua a Lugagnano e per quale ragione la figura del Consigliere di minoranza Mazzi sia stata palesemente tagliata dalla foto ufficiale dell’evento istituzionale in oggetto”.

Ma si vuole far luce, inoltre, anche su chi è stato il “responsabile della decisione di tagliare la foto e di pubblicarla in forma censurata” e su come “l’amministrazione comunale intenda migliorare la trasparenza e la comunicazione istituzionale”. Alcune domande, infine, ripercorrono alcuni aspetti già trattati nella scorsa interpellanza (come la “social media policy” o la presenza di linee guida e regolamenti interni).

Le risposte all’interrogazione verranno affrontate durante un prossimo consiglio comunale, con la speranza di sciogliere (definitivamente) i nodi delle questioni relative alla comunicazione istituzionale e far luce sulle responsabilità dell’atto.

Perché anche la condivisione di un post sui social è un atto (preciso) di comunicazione politica, i cui effetti non possono non essere intenzionali. Vi è il rischio (elevato) che le risposte siano un’arrampicata su un sistema arzigogolato di specchi: la scusa del formato “portrait” in 4:5 di Instagram non regge, non solo perché a sinistra dell’inquadratura c’è uno spazio vuoto non irrilevante, ma anche perché si può impostare il formato “landscape” in 1,91:1 anche per le foto in galleria.

Forse, magari, verranno ammessi la colpa o l’errore. O forse verrà estratta dal cilindro una valida giustificazione per quello che, agli occhi di chi legge l’interrogazione e di chi era presente all’inaugurazione, sembra essere un dispetto cattivello. Di certo, tuttavia, agli occhi di tutti non può sfuggire la totale incapacità da parte della maggioranza (o dagli addetti alla comunicazione) di prevenire o disinnescare questo scontro politico.

Uno scontro, appunto, di cui la cittadinanza non avverte né l’utilità né l’esigenza: nell’officina del Baco si legge e scrive molto, ma non per questo si perde il contatto con la realtà, con il parere e il confronto reale (non solo virtuale) dei nostri lettori e concittadini; un microcosmo di casi che ci ha permesso di registrare una disaffezione stucchevole sia verso questi episodi di “censura” sia verso ciò che ne deriva in sede istituzionale.

Forse, giunti fin qui nella lettura, qualcuno si starà ancora chiedendo quanto grave e quanto seria sia la faccenda. Ad ogni modo, può tornarci utile un’ultima e celebre locuzione latina: “Quo usque tandem…”.

Gianmaria Busatta
Nato nel 1994 e originario di Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di servizi. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.