Politica a Sona. Bonometti: “Sul tavolo tante questioni aperte con la maggioranza, ma manca l’ascolto”

Riprendiamo, come fatto due anni fa, un ciclo di interviste nella minoranza politica sonese. Dopo lo slittamento del consigliere Moletta verso i banchi della maggioranza, la minoranza ora conta cinque consiglieri.

Nonostante appartengano a tre gruppi distinti, tutti fanno parte della medesima coalizione che ha sostenuto il candidato sindaco Flavio Bonometti di Progetto Comune alle elezioni comunali del 2018: Gaspare Di Stefano, Edgardo Pesce e Antonella Tortella (recentemente candidata alle elezioni regionali in Lista Zaia) del gruppo Lega – Salvini Premier, e Nicolò Ferrari di Verona Domani per Sona.

Al fine di avere un’ulteriore punto di vista del quadro politico amministrativo del Comune di Sona, abbiamo contattato il consigliere Bonometti (nella foto di Mario Pachera), già sindaco di Sona dal 2003 al 2008.

Ritiene che gli interventi messi in campo e le varie misure adottate dall’Amministrazione comunale in questa pandemia siano efficaci?
In qualità di gruppi di minoranza lo scorso giugno avevamo fatto delle proposte. Proposte che riteniamo di buon senso ed economicamente sostenibili, i cui benefici si sarebbero sicuramente manifestati. Abbiamo preso atto con soddisfazione che alcune di queste, seppur tardivamente, sono state attuate.

Dal tono di voce non mi sembra convintissimo.
A posteriori si potrebbe far sempre di più, per carità. Certe variazioni di bilancio o certi interventi, li avrei evitati al fine di incentivare le spese in altri ambiti che abbiamo segnalato.

Qualche esempio di interventi che si sarebbero potuti evitare?
Ad esempio la questione delle cabine telefoniche adattate per lo scambio dei libri, il cui costo non è assolutamente indifferente. Con questo non si vuole squalificare la cultura, ci mancherebbe, ma allocare le risorse secondo una certa priorità. Alla luce di una trattativa con l’assessore, abbiamo portato il numero delle cabine da quattro a due. Ciò non significa rinunciare al progetto per sempre, ma rinviarlo in un contesto socio economico più favorevole.

Ulteriori aspetti?
Ribadisco il ruolo del portavoce del Sindaco, di cui chiederemo un rendiconto preciso della sua attività in questi anni, per quanto di sua competenza. Certo è che sarebbe stato più lungimirante destinare l’ammontare del compenso verso altri capitoli di spesa, soprattutto in questi mesi di emergenza sanitaria, in cui ogni forma di contributo è sempre preziosa. E qui subentra un altro tema.

Cioè?
Di comunicazione: se vogliono esprimere che stanno facendo il massimo, ciò deve avvenire a 360 gradi, non solo in determinati aspetti. Idem per lo stipendio o il gettone di presenza: noi, consiglieri di minoranza, lo devolviamo a delle associazioni del territorio; penso che il fatto di rinunciare al proprio compenso possa essere un bel messaggio da comunicare alla cittadinanza. Ma è una scelta che spetta alla coscienza del singolo.

Recentemente è avvenuto il trasferimento del campo nomadi da Lugagnano in Via Liguria, una scelta politica cui vi siete sempre opposti. Poteva andare diversamente?
Se, come affermato dallo stesso Presidente del Consiglio comunale, i nomadi sono “già integrati e facenti parte del tessuto connettivo del paese”, perché dovrebbero essere emarginati nel cuore della zona industriale dietro la Grande Mela? Perché dare con il contributo di una cooperativa un trattamento diverso, ma sicuramente più inclusivo e accomodante, a quelle persone provenienti da Paesi più svantaggiati? (Il riferimento è a Casa Iride, NdR) Perché due pesi e due misure? E l’assurdo è che il Comune spende 60 mila euro per farsi pagare 30 euro al mese di affitto. Quei 60 mila euro non potevano essere destinati a questioni più urgenti, vista la situazione d’emergenza sanitaria? Ripeto e ribadisco: se il tema è l’integrazione, perché trasferirli in zona industriale? Perché isolarli dalla comunità? Perché chiamarli “nomadi” quando si vuole integrarli? È stata spacciata come un successo una cosa poco condivisibile e, oserei dire, razzista. E qui mi permetto una provocazione.

Sì, prego.
Non sappiamo quanto possa rendere la loro attività: per quali motivi si è optato per un canone di locazione fisso di trenta euro e non variabile in base ai redditi di ciascun nucleo familiare o al lavoro svolto?

Torniamo alla domanda precedente: come poteva essere risolta la questione?
L’attuale maggioranza forse è convinta che chi li ha preceduti probabilmente non fosse in grado di svolgere il proprio ruolo amministrativo o che trascurasse totalmente la questione. Che problemi c’erano nel sistemare gli impianti sportivi o la tribuna?

Avevate, però, votato a favore del regolamento.
Appunto, alla luce di un fatto così contraddittorio, un regolamento è il minimo; ma prendiamo le distanze dalla scelta del trasferimento. Riteniamo di avere il senso delle istituzioni e crediamo che valga la pena approfondire la questione.

Se c’è tanto da dirsi e avete rispetto verso le istituzioni, perché abbandonare l’aula all’ultimo Consiglio invece che essere più presenti?
Non c’è serietà da parte loro. Quando il sindaco nell’intervista di fine anno ha definito il nostro come un atteggiamento “puerile”, vuol dire che non ha argomenti per controbattere; dare dell’infantile a chi è stato già sindaco come il sottoscritto, vice sindaco come Gaspare Di Stefano o assessore come Edgardo Pesce non è un atteggiamento né istituzionale né di spessore, anche perché rappresentiamo una quota non indifferente dell’elettorato. Se, infine, non c’è un Presidente del Consiglio comunale che ci dia garanzie e che mantenga l’imparzialità, cosa andiamo a fare in Consiglio? Che cosa discutiamo se ci inviano regolamenti di centinaia di pagine da approvare nell’arco di tre giorni? Essendo considerati sufficienti e non necessari, che senso ha la collaborazione con loro?

Il sindaco doveva quindi assumere un ruolo più incisivo in quella seduta del Consiglio?
Stiamo parlando di un nodo politico che, anche grazie a un suo intervento, merita ancora di essere sciolto attraverso delle scuse o un dialogo più approfondito.

Passiamo, ora, ai temi ambientali: Matco, Cà di Capri e Sun Oil.
Sulla Matco, come ha affermato lo stesso sindaco nell’intervista al Baco di fine anno, c’è un ritardo di oltre due mesi relativamente all’intervento strutturale annunciato la scorsa estate. Un ritardo che a noi della minoranza o alla cittadinanza non è stato comunicato o giustificato.

E sulla Rotamfer?
Lo stesso ragionamento vale anche per la Sun Oil: tante azioni che amministrazioni come la mia hanno intrapreso in passato miravano a raggiungere gli stessi obiettivi dell’attuale maggioranza, ovvero la messa in sicurezza dei due siti. Pertanto, alcuni risultati attuali o certi metodi adottati sono anche frutto del lavoro di amministrazioni passate. Una cosa che mi preme approfondire sulla Sun Oil: se ora le tempistiche della bonifica sono dilatate, è anche dovuto al dissequestro dell’impianto avvenuto due anni fa. Un fatto che ci sta costando caro in termini di tempo e rischi. È facile prendersi il merito quando si asfaltano strade o marciapiedi, ma è su queste tematiche che occorre mostrare maggior chiarezza e lungimiranza.

Sempre nell’intervista che ci ha rilasciato a fine anno, il sindaco ha sottolineato di aver acquisito maggior patrimonio immobiliare, un’azione in controtendenza rispetto al passato. Questo cosa implica dal suo punto di vista?
Ciò non è assolutamente in antitesi rispetto al passato, forse bastava spostare lo sguardo ancora più indietro nel tempo, dato che, ad esempio, il palazzo delle Poste a Sona è stato acquisito durante la mia amministrazione; inoltre, sempre durante il mio mandato c’era l’intenzione di creare un polo scolastico tra Sona e Palazzolo vicino alla ex piazzola ecologica, tramite accordi bonari pubblico-privati. Quindi non è vero che prima di lui si è svolta una politica opposta.

Durante il Consiglio comunale del 29 giugno 2020 lei è stato molto critico verso la voce di bilancio di fondo per crediti inesigibili. Perché rappresenta a suo avviso un problema per l’amministrazione?
Il fondo per crediti inesigibili fa in particolare riferimento ai crediti che il Comune ha per sanzioni non riscosse, relative soprattutto alle infrazioni presso il semaforo e l’autovelox del Bosco di Sona. Per farla breve, stiamo parlando di un importo di 3,5 milioni di euro al 30 giugno 2020 che non può essere speso e che è destinato ad aumentare nel tempo se non intervengono politiche di riscossione efficaci. Al momento abbiamo anche un buon avanzo di amministrazione; ma se un giorno dovesse mancare, come ci comporteremmo? Ad oggi, tutte le perplessità che ho sollevato non sono state smentite.

In conclusione che giudizio politico e amministrativo ha in merito al rapporto Stato-Regioni durante l’emergenza Covid?
Innanzitutto, credo che tutti i Governatori di qualsiasi colore politico si siano dimenticati di un punto fondamentale: la sanità è competenza regionale. Subentra un fenomeno eccezionale, i Governatori chiedono all’Esecutivo di intervenire, quest’ultimo emette delle direttive, ma poi nascono puntualmente delle controversie tra lo Stato e gli Enti locali. E il protagonismo di molti mi lascia perplesso. Ecco, soprattutto in queste situazioni conta di più l’essere e non l’apparire.

Se il Veneto o anche le altre Regioni avessero avuto l’autonomia, dal punto di vista clinico e sanitario le cose sarebbero andate diversamente?
Ben vengano maggiori competenze alle Regioni o più autonomia agli Enti locali, ma quando ci si scontra con una realtà che oltrepassa i confini regionali e nazionali si rischia di fare più danni che altro. Anche i trasporti sono una competenza regionale: sotto questo punto di vista quante Regioni si sono fatte trovare pronte in occasione dell’apertura delle scuole? Va benissimo l’autonomia, ma bisogna costruirla passo dopo passo.