“Placca come una ragazza!”. Il West Verona Rugby lancia un progetto di rugby al femminile, oltre ogni stereotipo

Fin da piccoli siamo portati a pensare che bambine e bambini si comportino in maniera differente in base al sesso, senza valutare però le caratteristiche individuali, le predisposizioni caratteriali, i gusti. Ognuno di noi rischia quindi di diventare lo specchio di un modello imposto arbitrariamente dalla nascita. Il sesso però non è il genere: il primo è, infatti, l’insieme delle caratteristiche biologiche e genetiche di una persona, il secondo indica invece i tratti sociali e culturali che danno significato al sesso. 

Le differenze di genere sono decodificate attraverso l’uso di stereotipi, che veicolano un’immagine rigida e semplificata della realtà. In questo senso, lo sport offre un terreno assai fertile per i falsi miti e stereotipi di diverso tipo.  Siamo ad esempio convinti che le donne, a causa della loro scarsa aggressività e della loro indole, siano meno inclini a praticare determinati sport.

Così come siamo erroneamente portati a pensare che esistano giochi per bambine e giochi per bambini, oppure sport da maschi e sport da femmine. Avremo quindi calciatori o rugbisti maschietti, pallavoliste e ballerine femminucce. Ognuno di noi è quindi indirizzato ad uno sport non in base alle proprie inclinazioni e passioni, ma in base a standard sociali.

In realtà non esistono sport da bambini e sport da bambine, esistono semplicemente sport, e la diffusione dello sport al femminile è segnato purtroppo ancora oggi da una continua lotta contro barriere simboliche: solo a partire dalle Olimpiadi di Londra 2012, ad esempio, per la prima volta era presente una delegazione femminile per ogni paese partecipante.

Ed è proprio contro le discriminazioni di genere nello sport che è ufficialmente partito un nuovissimo progetto del West Verona Rugby di Sona, dal nome “Tackle like a girl!”, ovvero “Placca come una ragazza!”, il cui fine è quello di iniziare una attività di rugby per bambine e ragazze dai 5 ai 17 anni e promuovere il rugby femminile.

Come ci spiega Marco Corso, vice presidente e allenatore del West Verona Rugby,questa attività  è stata caldeggiata vivamente dalla Federazione Italiana Rugby, il cui scopo non è solo quello di creare un nuovo movimento sportivo femminile di rugby, che sta riscuotendo molto interesse e sta avendo ottimi risultati a livello di nazionale, ma anche quello di promuovere il rugby come mezzo per l’empowerment femminile e contro le discriminazioni di genere, essendo il nostro uno sport che nell’immaginario collettivo è prettamente maschile. Attraverso il rugby femminile vogliamo iniziare un processo di crescita, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere le proprie passioni e portare le ragazze ad appropriarsi consapevolmente del proprio potenziale”.

“Il fatto che il rugby sia uno sport di maggior contatto rispetto ad altri, non implica assolutamente che non possa essere praticato anche dalle ragazze, e l’obiettivo principale è proprio quello di sradicare dal pensiero comune questo tipo di stereotipiprosegue Marco –. Il concetto chiaro e netto che vogliamo diffondere è che le ragazze si possono e si devono realizzare in tutto quello che desiderano anche nello sport, senza la paura di pregiudizi che la società talvolta ci impone”.

Un altro importante progetto a cui si sta dedicando il West Verona Rugby, è quello di partecipare ad un bando pubblico indetto direttamente da un’agenzia del Coni, “Sport e salute”, che ha come obiettivo quello di incoraggiare lo svolgimento dell’attività sportiva favorendo la partecipazione di tutte le categorie e che abbia al centro lo sport e le sue potenzialità inclusive e di recupero sociale. “Abbiamo già presentato questo nuovo progetto di partecipazione al bando ad alcune scuole del Comune di Sona, Bardolino e Lazise, parlato con dirigenti scolastici ed anche con Amnesty International Verona, oltre che con l’amministrazione comunale. Il nostro desiderio è quello di utilizzare il Rugby come mezzo contro la discriminazione di genere, e vincere questo bando ci permetterebbe di organizzare delle giornate di sensibilizzazione, in cui ogni categoria che riusciremo a coinvolgere potrà portare i propri argomenti e parlare al territorio delle problematiche che si verificano nel proprio ambito”.

L’augurio di Marco e di tutta la società West Rugby Verona è  dunque quello di riuscire ad avere un buon numero di adesioni per quanto riguarda il rugby femminile, iniziando gli allenamenti partendo dalle basi del rugby, nel pieno rispetto della situazione pandemica che stiamo vivendo, creando magari in futuro anche una o più squadre femminili e dando così la possibilità a tutte le ragazze di sviluppare le loro passioni in ambito sportivo senza preconcetti, sfatando falsi miti di disparità di genere.

Lo sport è portatore di principi di tolleranza, eguaglianza, parità e reciprocità. Ragion per cui dovrebbe preservare le differenze e trasformarle in occasioni di sana competizione. Non ci dimentichiamo che proprio lo sport fu un veicolo straordinario di riconciliazione nel Sudafrica post-apartheid: Mandela portò i mondiali di rugby in Sudafrica proprio per abbattere le barriere razziali, mettendo in atto in maniera esemplare le potenzialità culturali della pratica sportiva.

La speranza che noi tutti abbiamo e che il West Rugby Verona sta portando avanti con decisione è che lo stesso possa accadere anche per le differenze di genere.