Perché siamo più generosi? Riflessioni sulla solidarietà concreta, anche a Sona

Un interessante articolo de Il Corriere della Sera di sabato 7 gennaio (nella foto sotto) diventa ispirazione per una serie di considerazioni su un argomento quanto mai attuale, mai banale, sempre stimolante e, per certi versi, entusiasmante: perché siamo più generosi?

Già il titolo di per sé, che rappresenta un tentativo di dare delle risposte ad un fenomeno rilevato, dice molto: perché siamo più generosi. Intanto è un’affermazione che rappresenta un dato di fatto, siamo generosi e si parla ovviamente di popolo italiano. Ma come, siamo più generosi? Non siamo un popolo alle prese con una profonda crisi di valori, di coscienza, di consapevolezza, in preda ad all’egoismo imperante e all’individualismo?

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L’articolo apparso su Il Corriere della Sera di sabato 7 gennaio 2017.

Dai dati macro elaborati dal settimanale VITA incrociando i dati dell’ISTAT con quelli dell’Istituto Italiano della Donazione con i monitoraggi della DOXA e di Gfk-Eurisco (istituti specializzati in sondaggi di opinione) sembrerebbe di no. Nel 2015 le donazioni in Italia hanno raggiunto la quota di 4,5 miliardi di euro. Poco? Tanto? Difficile dare una valutazione sul fatto che questa raccolta sia poco o tanto rispetto le reali capacità di gettito che ha il nostro paese sul tema solidarietà.

Si rileva comunque che è un dato in crescita, dopo la stasi dei scorsi anni. Andando a spulciare sugli annali la manovra economica dello stato italiano del 2015 è stata di circa 30 miliardi di euro. Il raccolto in solidarietà rappresenta quindi il 15% dell’intera manovra fiscale dello stato.

Se mai qualcuno pensasse che è poco io rispondo che è una enormità! Si fa poi un paragone con paesi dalle consolidate tradizioni filantropiche quali Inghilterra e Stati Uniti, riportando la considerazione che il divario è ancora notevole. Ma nello stesso tempo si rileva che siamo davanti alla potente Germania.

Su questi paragoni si potrebbe aprire un ventaglio di valutazioni di ogni genere, ma rimanendo nel seminato e senza sbilanciarsi nel fare classifiche su chi è più bravo, mi viene da fare un considerazione molto semplice: gli Stati Uniti sono tra le prime economie mondiali e sono sede di grandi corporation da numeri di bilancio esorbitanti, l’Inghilterra è il viatico di transazioni finanziarie dai numeri spaventosi nonché, come gli Stati Uniti, sede di colossi mondiali in questo ambito. La Germania forse ha meno bisogno di gettito solidale rispetto ad un paese come l’Italia più arretrato dal punto di vista sociale e con grosse sacche di emarginazione nel Sud del paese.

In queste condizioni la solidarietà è fattore imprescindibile e un bene necessario. Forse un analisi più approfondita dei dati statistici direbbe che nei paesi big della raccolta delle donazioni è presente una maggioranza di donazioni di grande importo (per i motivi sopra citati) al contrario di un paese come l’Italia che ha (almeno credo) nella sua fattore di forza la raccolta porta-a-porta delle donazioni.

Il salto dimensionale, dalla stasi del 2012 alla ripresa del 2015, in Italia è stato guidato dalle donazioni fatte dai grandi filantropi cioè persone che detengono un patrimonio di almeno un milione di euro. Ma non credo di sbagliarmi di molto nell’affermare che la base portante della solidarietà del paese Italia sia molto frastagliata su un elevato numero di cittadini.

E, a mio parere, questa è la forza straordinaria di questi 4,5 miliardi di euro. Nel titolo si afferma che le donazioni sono salite per “merito dei piccoli filantropi che preferiscono finanziare cause concrete e verificabili”. Ecco, questa constatazione mi piace di più.

Credo che il grande fattore di novità di questa affermazione sia da rilevare nella volontà di finanziare cause concrete e verificabili, perché per quanto riguarda la disamina del resto dell’affermazione, una persona che dona anche solo un euro dei propri averi è a tutti gli effetti un filantropo. Piccolo magari ma altrettanto filantropo di un grande filantropo.

Ognuno dona in base alle proprie tasche e le classifiche di merito sulla solidarietà sono quanto di più sbagliato si possa fare. Quanto sostengo viene poi in parte convalidato da un altro dato: solo il 2,5% delle società di capitali (quindi stragrandi filantropi sulla carta) si è avvalso delle detrazioni/deduzioni riservate a chi effettua erogazioni liberali a ONLUS.

Un dato stimabile in poco più di 230 milioni di euro. Non certo perché le società di capitali che donano non si avvalgono della facoltà di detrarre, ma perché forse non sono molte quelle che donano. Ancora di più quindi credo si possa sostenere che la forza della filantropia italiana risieda nella sua diffusione e democraticità. E questa non è cosa da poco. Nei momenti di crisi economica un piccolo sforzo attuato da vari milioni di persone è il vero asse portante della solidarietà.

Interessante poi il dato sulla crisi del sistema degli SMS solidali, con un raccolto che si attesta sui 28 milioni di euro del 2015 contro i 43 del 2012. Più che un sistema in crisi mi sento di definirlo un sistema che ha fatto il suo tempo, scalzato probabilmente da una consapevolezza nuova imperniata sul tema della fiducia: dove vanno a finire i soldi? Come vengono spesi?

E’ un tecnicismo solidale troppo semplice da attuare: un click verso un anonimo numero a 4 cifre, qualche istante… fatto! Solidarietà eseguita. Mi sorge una domanda spontanea: del vissuto emotivo di questo atto solidale così bruciante cosa ti rimane? Cosa hai condiviso del pensiero, della partecipazione attiva del trasporto umano verso la causa che hai sostenuto? A mio avviso molto poco.

La semplicità tecnica del gesto all’atto della donazione è essenziale per persone che cercano essenzialità. Va bene, ci sta, non è un problema. Potremmo dire in maniera semplicistica che il fine giustifica i mezzi, ma nel momento i cui il fine comincia a necessitare di un suo valore fiduciario non mi meraviglio del fatto che l’essenzialità non sia più un fattore vincente.

Riporto ora queste considerazioni sulla nostra Comunità di Sona. Una rete di 105 associazioni che erogano solidarietà a gettito continuo suona molto bene. Quantomeno alle mie (e non solo mie) orecchie, perché possiamo annoverarci nella lista delle comunità di piccoli filantropi che sostengono l’ossatura solidale del paese Italia. In forme singole, in forme allargate o organizzate in rete (sempre di più) la solidarietà di Sona è un fattore tangibile.

Mi viene facile riflettere su due azioni solidali in particolare, perché sono eventi ai quali ho partecipato direttamente: la Lotteria delle Associazioni e l’evento di raccolta fondi per i paesi terremotati #sonaprofontedelcampo tutt’ora in corso. Attenzione, non sto facendo una classifica di merito: parlo di queste due perché le conosco, ma so che esistono tante iniziative altrettanto importanti e fondamentali per la nostra comunità messe in atto da tante Associazioni

Queste due che cito, per certi versi, incorporano molti se non tutti i fattori portanti di una iniziativa solidale tipicamente italica: cause concrete e verificabili, alla portata di tutti perché ne è constatabile la frammentazione su un numero elevato di donatori (basti pensare alla Lotteria dove a furia di biglietti del valore di 1 € sono stati raccolti in 3 edizioni più di 50.000 €!), opportunamente rendicontate nella fase consuntiva finale, sostenute da una comunicazione costante, basate sulla ricerca costante di un rapporto fiduciario con i donatori.

Credibilità, verificabilità, rendicontabilità, collaborazione diffusa, sforzi condivisi, rete e fiducia sono le chiavi con le quali si gioca il futuro della solidarietà anche a Sona. Prima lo capiamo meglio è secondo il mio parere.

Sui primi tre punti va posta un’attenzione particolare, perché sono strettamente correlati. Non c’è molta cultura della rendicontazione in giro e si tende un po’ a “dire e non dire” circa i risultati raggiunti, in particolare quelli economici. In primo luogo forse per non essere giudicati, in secondo luogo per non doversi “sentir mettere le mani nelle tasche” da fisco (sugli introiti in casi di organizzazioni con partita IVA in regime agevolato o la semplice IVA sugli acquisti) e agenzie degli spettacoli con i diritti d’autore su musica e rappresentazioni.

Sono oboli per certi versi odiati e mal digeriti, ma dovuti sulla base di normative vigenti. Ma non rendicontare o rendicontare parzialmente è ancora peggio perché si mina la fiducia collettiva di una comunità verso un certo evento benefico o, peggio ancora, verso quella associazione che lo crea. A creare fiducia cui vuole tutta una vita, a distruggerla bastano pochi minuti. Forse è meglio accontentarsi di un risultato meno evidente dal punto di vista economico ma più credibile e quindi riproponibile nel tempo se fatto alla luce del sole.

C’è un vento nuovo che sta spirando anche a Sona. E’ un vento che porta con sé la consapevolezza che la ricchezza di una Comunità sta sempre più nella coscienza collettiva più che nella coscienza individuale.  Dove non arrivi tu arrivo io, dove non riesco io riesci tu, dove manca qualcosa a te lo metto io, il tuo successo è il mio successo. Perché sia io che te operiamo e creiamo valore per lo stesso interlocutore: la comunità dove viviamo.

Nella mia esperienza i grandi progetti sono frutto di grandi sodalizi e raramente di singole iniziative ognuna per sé. Sono i grandi sodalizi che generano grandi progetti a generare grandi emozioni e grandi passioni. Senza aver la pretesa di fare chissà che, la grandezza di un progetto non la misura chi lo realizza, ma chi ne beneficia. Un grande progetto spesso è fatto da piccole cose.

Gioire assieme dei risultati raggiunti assieme è una cosa che emoziona. E di emozionarci per quello che facciamo ne abbiamo un gran bisogno tutti.