Per voi cosa significa l’otto marzo? Tra indifferenze e cattive coscienze, un’occasione da non perdere

Oggi, nel pieno dell’emergenza coronavirus, è comunque l’otto marzo. Durante questa giornata si possono riconoscere principalmente tre categorie di persone.

Le prime sono quelle che vivono la giornata con indifferenza, perché si sono scordate di controllare la data, perché la sanno ma non gliene può fregare di meno, perché a volte succede che si arriva a sera e non ci si è mai chiesti esattamente che giorno è, no?

Altra categoria è quella dei paladini e paladine della lotta per i pari diritti, coloro che ritengono che l’8 marzo sia solo l’ennesima giornata dedita al consumismo, che non serva una data o una mimosa per ricordare alle donne quanto sono speciali, che così facendo non si fa altro che incrementare la disparità tra uomo e donna, perché del resto la festa dell’uomo non esiste.

Questa categoria è tipicamente in lotta con l’ultima, ovvero la categoria di coloro che attendono con ansia questa giornata per riconquistare una donna, per regalare la caratteristica mimosa, per pubblicare sui social i tipici post e ricordare solo in quel giorno come la propria donna sia speciale e fantastica.

Chiaramente sto generalizzando, si sa che poi ognuno può vivere questa giornata anche diversamente, mischiando caratteristiche delle tre categorie o inventandone di nuove… infatti voglio proprio chiedervi: per voi che cosa significa l’8 marzo? Vi dico cosa significa per me e cosa vorrei che significasse per più persone.

In un mondo in cui si dà per scontato che una donna sappia cucinare e che un uomo sappia riparare ogni tipo di elettrodomestico, dove ancora ci si ostina a credere che esistano giochi da maschio e giochi da femmina, dove gli uomini vengono ancora educati con l’idea che di alcune cose si occuperà poi la moglie e non vale la pena di interessarsene, trovo che sia utopistico pensare che questa sia una data di cui possa a fare a meno e che sia stata raggiunta la parità dei diritti tra uomo donna.

Nel 2020 ancora si legge, e non serve andare lontano per trovare dei veri e propri esempi, di donne che vengono pagate meno dei propri colleghi uomini, di donne che vengono rifiutate ai colloqui di lavoro se intenzionate ad avere figli, di donne giudicate per il loro aspetto, per la così detta bella presenza.

L’elenco sarebbe infinito, soprattutto se si andasse anche a parlare di abusi e violenze che anche in un paese sviluppato come l’Italia, sulla carta perlomeno, sono all’ordine del giorno.

Secondo una classifica stilata dal World Economic Forum, il Gender Gap Index, che misura le differenze di genere in campo sanitario e della salute, della partecipazione e opportunità economiche, dell’istruzione e della partecipazione politica, in Italia è pari al 70,6% (dove 100% indica la parità raggiunta). Su 144 Paesi siamo al settantesimo posto, al pari di Honduras e Montenegro a livello mondiale, mentre se ci riferiamo alla sola zona dell’Europa Occidentale, siamo al diciassettesimo posto su 20 Paesi, davanti solamente a Grecia, Malta e Cipro.

Per questo, secondo me, l’8 marzo è il giorno in cui noi tutte ci dobbiamo ricordare di non smettere mai di lottare per i nostri diritti, ma non lo intendo come una frase fatta.

Dobbiamo avere il coraggio di opporci a queste situazioni, dobbiamo avere il coraggio di denunciare al nostro capo un atteggiamento discriminatorio, dobbiamo avere il coraggio di parlare ogni volta che ci viene fatto un torto e dobbiamo avere coraggio anche per quelle tra noi che non ce l’hanno ancora.

Sopportare, raccontarsi che un giorno le cose andranno meglio o che vanno già meglio rispetto ad anni fa non è sicuramente la soluzione. Solo facendo sentire la propria voce, solo ponendo resistenza alle discriminazioni, forse un giorno potremo davvero raggiungere l’uguaglianza.

È una battaglia che noi donne stiamo combattendo da secoli, per questo non dobbiamo mai dubitare del nostro valore e essere coraggiose sia per chi lo è stato prima di noi sia per noi stesse.

Federica Slanzi

About Federica Slanzi

Nata il 21 novembre 1994 e residente a Palazzolo. Ha conseguito il diploma di laurea triennale in Lingue e Culture per il turismo e il commercio internazionale presso l'Università degli Studi di Verona nel 2016 e ha poi proseguito gli studi specializzandosi in Lingue per la Comunicazione Turistica e Commerciale con una tesi di ricerca sul Marketing Digitale. È stata membro del Progetto Gutenberg e ricopre il ruolo di segretaria del Forum delle Associazioni del Comune di Sona dal 2016, mentre collabora con il Baco da Seta dal 2017.

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