San Giorgio, per un alpino il suo cappello è tutto

Ascolta questo articolo

Frase gigantesca, semplice, cara a chiunque ne abbia mai indossato uno: “Il Cappello è insegna nel combattimento e guanciale per le notti, vangelo per i giuramenti e coppa per la sete”.

 

In questa citazione, appaiono chiari mille significati di un semplice cappello e così, le mille motivazioni che hanno spinto gli Alpini di San Giorgio in Salici ad unirsi in un’associazione per ricordare il valore, il freddo, la speranza e la voglia di vivere di quei giorni che li hanno resi fratelli. L’Associazione, che ha vita fin dal 1957, dopo un periodo di fermo è stata ricostituita nel 1980. Ora è sotto la Presidenza di Dario Stevanoni che con il Segretario Stefano Speri, il Cassiere Bruno Barrichello e il resto del consiglio, guidano il gruppo formato da Alpini (che hanno partecipato al servizio militare) ed aggregati (simpatizzanti che seguono l’Associazione) che collaborano e lavorano allo stesso modo durante l’anno sociale, per le più diverse occasioni.

 

Questo gruppo infatti nato come motivo di riunione, scambio sociale e solidarietà reciproca, si preoccupa di organizzare le feste religiose, come il rinfresco offerto il 1° Maggio a seguito della Santa Messa per l’anniversario della Madonna protettrice della “Baita degli Alpini”, ma anche appuntamenti meno formali come gare di pesca o la gita sociale che si è enuto il 20 giugno scorso in Val Venosta al passo Resia. Questi raduni sono pianificati con il solo intento di divertirsi e di stare insieme, tanto che l’Associazione si è sempre basata sul volontariato e qualche contributo da aziende private; ciò che viene ottenuto in queste giornate infatti viene devoluto a sostegno di progetti comunali, un esempio lo si trova nell’uso del ricavato della “corsa di mountain bike” in favore della scuola di religione di San Giorgio e dell’Associazione S.O.S.

 

Gli Alpini sono una presenza forte all’interno della comunità, costante e familiare, tanto da essere ben noti anche ai bambini della scuola elementare e materna. I bambini infatti sono stati coinvolti in una gara per definire e scegliere l’icona che avrebbe rappresentato l’Associazione, e così è stato! Il disegno più bello, realizzato da una bambina della scuola elementare di San Giorgio è ora il simbolo del gruppo Alpini che si danno appuntamento di fronte alla scuola per distribuire doni in occasione della festa di S.Lucia o cioccolata calda la notte di Natale insieme ai “Fanti” che si occupano invece del vin brulè.

 

Un punto di forza del gruppo Alpini è la collaborazione con altre associazioni come la “FIDAS” e i “Fanti” che sono un aiuto reciproco per le manifestazioni che richiedono un impegno maggiore. Un altro gruppo a cui gli Alpini sono legati è quello dei “combattenti reduci” ai quali è stata concessa la Baita come sede. Si tratta di un momento di condivisione importante anche per la nostra parrocchia. Il senso religioso all’interno del gruppo infatti è molto forte, alimentato dall’importanza che la fede aveva quando gli alpini erano sotto il servizio militare. “Con il freddo, la neve e la costante allerta, la fede era l’unica cosa che restava” – così ricorda quei giorni Stefano Speri, ed è tanta la considerazione in cui è tenuta la religione, che hanno voluto onorare questo valore con un dipinto, realizzato il mese scorso in quindici giorni su una parete della Baita, da Barbara Arduini, pittrice di San Giorgio, e di cui parliamo nell’articolo sotto.

 

Un murales in Baita come emblema dei valori alpini

 

Il murales, creato con colori acrilici direttamente sul muro della Baita degli Alpini di San Giorgio, ritrae una carovana di alpini che hanno appena superato le tre cime del Lavaredo, scelte come simbolo dei valichi oltrepassati dalla maggior parte degli Alpini. Barbara Arduini, che ha eseguito il dipinto copiandolo da un fotogramma – cartolina del 1915, è conosciuta attraverso la realizzazione di quadri su misura, a temi floreali, apprezzati da tanti Sangiorgesi.

 

Negli ultimi anni però la pittrice, nativa di Negrar, distaccandosi dal tema floreale che l’ha portata alla notorietà, ha voluto approfondire la passione per la pittura attraverso la frequentazione del corso di pittura ad olio del Maestro Maurizio Taioli presso l’Accademia G.B.Cignaroli. Il percorso dell’artista , tutt’altro che facile, viene delineato da lei stessa come un cammino in cui i quadri testimoniano crescita professionale e ricerca di uno stile proprio ed inconfondibile e, i riconoscimenti esterni valgono le difficoltà date dal proporsi ad un pubblico più ristretto ed intenditore ricettivo della ritrattistica, rispetto ad uno più vasto che apprezza maggiormente temi più semplici ed immediati.

 

Fra le soddisfazioni più grandi, da lei recentemente ottenute, spicca la segnalazione ottenuta nel territorio piemontese all’”8 Premio Nazionale città di Novara” con l’opera “Nei pensieri di Francesca” e la mostra che l’Associazione Artemisia a San Martino Buon Albergo, ha dedicato ad una decina di artiste in occasione della Festa della Donna l’8 Marzo scorso, per le vie del centro. Un’altra grande occasione è stata offerta a Barbara quando è stata selezionata, per l’esposizione del 25 Aprile organizzata presso la Sala Birolli (ex macello- nel quartiere filippini di Verona) intitolata “Giovani in Arte 2010” a cui è seguita dal 3 maggio e per tutto il mese un’altra esposizione nei locali dell’ACI, in zona Valverde (Vr).

 

Il murales realizzato nella Baita degli Alpini è un lavoro gratificante per la pittrice che al dipinto ha accompagnato una frase tratta dal libro “Centomila gavette di ghiaccio”: “Gli Alpini arrivano a piedi là dove giunge soltanto la fede alata ” il cui profondo e simbolico significato ci è riportato da Stefano Speri. “Arrivano a piedi” è un espressione che sottolinea i sacrifici rappresentati dalle marce, “là dove..” indica le alte vette simili al Paradiso, infine la “fede alata” che rimarca la costante religiosa ha un semplice significato: “da una parte simboleggia l’aquila, icona degli Alpini, dall’altra parte invece la colomba che incarna lo Spirito Santo”.

 

In conclusione, possiamo notare come una realtà familiare come la Baita degli Alpini possa allo stesso tempo essere emblema del ricordo, della tradizione, di valori morali ma costituire un’occasione di scambio sociale, solidarietà e gioia colorata di vivere.