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Seppur descrivendo le difficoltà che incontrò nell’infanzia e i disagi patiti a causa di una situazione familiare degradata e costellata di violenze il sostituto procuratore generale Giuseppe Rosin ha ribadito la richiesta di aumentare il periodo di isolamento a 18 mesi, aggravio alla pena massima inflitta a Claudiu Stoleru in primo grado. È stata la richiesta della pubblica accusa a chiudere la prima udienza del processo d’appello al giovane imbianchino rumeno, condannato all’ergastolo e a sei mesi di isolamento, perchè ritenuto responsabile di un duplice omicidio.

 

Massimo della pena e isolamento perchè la morte di Luigi Meche e di Luciana Rambaldo, il primo colpito a martellate e la donna soffocata, avvenuta all’interno della loro abitazione a Lugagnano il 28 aprile 2008, per i giudici di primo grado fu «indice di elevata asocialità dimostrata anche dall’avere egli attribuito alle sue vittime comportamenti riprovevoli, assolutamente non dimostrati».

 

Una sentenza che è stata impugnata sia dalla Procura generale sia dalla difesa di Stoleru, il giovane che perse il controllo e colpì a morte chi lo aveva chiamato a lavorare. Quello di Meche è l’unico delitto che ha sempre ammesso, fin dall’inizio non negò di averlo colpito ripetutamente.

 

Un processo difficile perchè il racconto di Stoleru su quel che avvenne quel pomeriggio toccò aspetti della vita privata e comportamenti del datore di lavoro. Un processo difficile che ieri è iniziato davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta da Daniela Pierdibon e interamente composta da donne. Ed è stata proprio la relazione del presidente, puntuale e attenta, ad aprire il dibattimento.

 

Una relazione che dopo aver riassunto i punti a sostegno della condanna e quelli che hanno originato l’impugnazione della pg, si è dilungata sulle doglianze dell’avvocato Davide Adami contenute nelle 160 pagine dell’appello e che partono dalla valutazione, per la difesa errata, che la Corte di Verona fece degli elementi portati dall’accusa a sostegno della responsabilità del giovane imbianchino: «Il giudice di prime cure desume l’esistenza del fatto e condanna Stoleru all’ergastolo con elementi che non hanno natura indiziaria e, nelle rare occasioni in cui essi assumono tale caratteristica, non hanno carattere di gravità, precisione e concordanza». Il 15 aprile l’arringa della difesa.