Per Sona il passaggio tra Regno Lombardo Veneto e Regno d’Italia significò una riforma delle istituzioni

Un documento datato 10 gennaio 1861 con il quale il Comune di Verona scriveva al Comune di Sona per informare del trasferimento di una famiglia dalla contrada di Santa Lucia a Sona.
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Al termine della Terza Guerra di Indipendenza dell’anno 1866 il Veneto, e con esso il Comune di Sona, passarono dal Regno Lombardo Veneto, che cessò di esistere, al Regno d’Italia.

Il Comune di Sona, che fu interessato dal conflitto per la battaglia di Custoza, non fu sottoposto a pesanti disagi, ne subì gravi danni perché le operazioni militari durarono pochi giorni. Sostanziali, e a suo modo rivoluzionarie, furono invece le modifiche a livello amministrativo, perché assai diversa era l’organizzazione pubblica nei due Regni.

Nel Regno Lombardo Veneto i Comuni, che erano la base dell’organizzazione politico-amministrativa, erano suddivisi in tre categorie. La prima comprendeva quelli con meno di trecento “Estimati” (possidenti con un estimo superiore ad un certo valore) i quali avevano come organismo gestore un “Convocato generale degli Estimati”. La seconda, i Comuni con trecento e più Estimati, disponevano di un Consiglio comunale di trenta consiglieri. La terza comprendeva i Comuni delle città con un Consiglio comunale di trenta consiglieri (Congregazione municipale) ed un Podestà, di nomina imperiale, che durava in carica tre anni. Soltanto i Comuni con più di tremila abitanti disponevano dell’ufficio municipale, con un segretariato.

Tutti i Comuni che non erano Capoluoghi di Provincia o città Regie, venivano amministrati con una Deputazione composta da tre Estimati del territorio, votati dal Consiglio o dal Convocato, salvo approvazione del regio Delegato.

Un documento, datato 10 gennaio 1861, con il quale il Comune di Verona scriveva al Comune di Sona per informare del trasferimento di una famiglia dalla contrada di Santa Lucia a Sona.

Uno di essi doveva essere scelto fra i primi tre Estimati, Consiglieri comunali, gli altri due fra i primi 100. Inoltre, uno dei tre veniva indicato quale Deputato Politico e di fatto svolgeva un ruolo simile a quello di un Sindaco. La Deputazione svolgeva un ruolo simile a quello di una Giunta comunale ai nostri giorni.

I Consigli Comunali erano composti da sessanta membri a Milano e Venezia, quaranta nelle città Regie e nei Capoluoghi di Provincia e di trenta negli altri.

Il Comune di Sona, che al Censimento del 1871 aveva 3.342 abitanti, dei quali 1.063 a San Giorgio in Salici con 223 famiglie, 1.030 nel Capoluogo con 199 famiglie, 750 a Palazzolo con 169 famiglie e 499 a Lugagnano con 106 famiglie, apparteneva alla seconda categoria.

Nel Regno d’Italia, quando il Veneto fu annesso, l’organizzazione comunale si avvaleva di un Sindaco di nomina regia, di un Consiglio comunale ed una Giunta con numero di membri proporzionato al numero di abitanti. Per il Comune di Sona erano venti i Consiglieri comunali, quattro gli Assessori effettivi e due i supplenti.

Anche gli elettori e gli eletti non erano gli stessi nei due ordinamenti, anche se spesso molti nominativi si sovrapponevano: nel Regno Lombardo Veneto erano i possessori di beni e rendite con un estimo (valutazione dei beni immobili e delle relative rendite) superiore ad un certo valore, mentre nel Regno d’Italia chi versava al comune Tasse annue di importo superiore ad un certo valore.