Pendolari under 18: Cronaca semiseria di un incubo quotidiano

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Sveglia puntata alle 6. Tasti il pavimento con i piedi nudi quasi fossi in piscina a sentire l’acqua fredda alla ricerca di quella scarica elettrica che dia l’energia necessaria per affrontare il prossimo ostacolo: uscire di casa.

La vita di cinque o sei operatori ecologici di paese? Nossignore! Sono i 200/300 studenti i fantasmi che popolano le nostre frazioni al canto del gallo… Tutti uniti nella malavoglia, occhi bassi, sguardo assente ed espressione vuota, si avviano verso i punti di raccolta che accompagnano alla matematica, latino o scienze che ti stroncherà quel giorno: la fermata dell’autobus.

“L’autobus è un mezzo utile anche dal punto di vista sociale. Permette infatti un primo contatto con gli altri senza catapultare i ragazzi dal letto alla scuola”… chiunque l’abbia detto, gli autobus delle 6.45 non li ha neanche mai visti! Una volta appurato che lo stesso destino è condiviso da tutti i passeggeri, ognuno si preoccupa giustamente di mettere in atto la difesa psicologica più efficace per se stesso: chiacchiere con l’autista, ultimi ripassi frenetici e l’immancabile e rituale isolamento delle cuffie. “Perché niente come la musica porta i giovani lontano dalla realtà.” E Vasco aveva ragione… Ma una media di nove studenti su dieci armati di i-pod, che non guardano in faccia nessuno per evitare manifestazioni d’umore mattutino non proprio da manuale, è una visione tanto triste quanto realistica! Come non scusarci però, viste le condizioni?

I viaggi dalle nostre case durano all’incirca quarantacinque minuti e chi non parte dalle campagne più sperdute se li deve fare pure in piedi!! Non sarò certo io, parte fra l’altro della maggioranza assordata dalla Rihanna di turno alle sette del mattino, ad invitare al più sano e beneducato meccanico scambio di battute sul tempo con l’estraneo del giorno seduto accanto. Prendendo in considerazione però la condizione forse più difficile dei pendolari cittadini possiamo stringere i denti. I nostri colleghi infatti, che viaggiano su autobus urbani sono costretti a viaggi che durano quasi quanto quelli dalle campagne per l’inteso traffico.

Questo comporta naturalmente la sveglia alle 6 senza nessun tipo di sconto e la rassegnazione alla ricerca del posto a sedere poiché in città si spostano attraverso l’autobus anche molti lavoratori, mentre il monopolio delle linee dal nostro Comune è ormai da tempo esclusivo degli studenti. In questa strana ottica possiamo addirittura definirci fortunati, fatta eccezione però per l’inesorabile ritardo che più che protrarsi di corsa in corsa sembra trascinarsi di giorno in giorno sul quale si può tranquillamente fare affidamento.

Proprio stamattina infatti la confusione mattutina congiunta di autisti e studenti ha realizzato il record di venticinque minuti di “penalità” al timbro del badge nelle scuole. Se a questo aggiungiamo il lessico non propriamente istruttivo e moralmente edificante di conducenti innervositi per il traffico, che obiettivamente aumenta notevolmente nel giro di pochi minuti, e l’unico giorno di pioggia da due settimane a questa parte, il tutto assume una connotazione alquanto sarcastica.

A questo punto non rimane altro da fare se non porci un legittimo esame di coscienza su che cosa potremmo mai aver commesso per meritare in meno di un’ora prediche dagli insegnanti, costretti a posticipare l’inizio delle lezioni per il costante flusso di studenti entranti, i genitori che nel frattempo hanno notato l’assenza on-line e magari pure l’autista che sfoga le sue ire sui malcapitati.

Un bel daffare per districarsi fra i pro e i contro della vicenda…difficile quindi arrivare ad una conclusione fra gli svantaggi e i vantaggi delle linee extraurbane. Perciò, sapete una cosa? Le somme tiratele voi, io sto perdendo l’autobus!