Pellegrini di Lugagnano a piedi lungo la via Sancti Benedicti, un viaggio nell’anima

Da anni a Lugagnano si è costituito un solido gruppo di pellegrini, che ogni primavera affronta a piedi un tratto di uno dei tanti cammini spirituali disseminati sul territorio europeo.

Dopo Santiago de Compostela e la Via Francigena, quest’anno dodici di loro hanno caricato lo zaino per iniziare la Via Sancti Benedicti, ovvero il Cammino di San Benedetto, che attraversa il cuore dell’Italia, toccando luoghi di straordinaria bellezza artistica e naturalistica tra Umbria e Lazio, dove sono nati e hanno operato figure centrali della storia della Chiesa come San Francesco, Santa Rita e, appunto, San Benedetto.

L’itinerario è formato da sedici tappe, che mettono in contatto i più importanti luoghi legati al Santo: Norcia, dove nacque; Subiaco, dove visse molti anni e fondò la sua prima comunità di monasteri indipendenti; infine Montecassino, dove trascorse gli ultimi anni e scrisse la Regola, quella che comprende il famoso “Ora et labora”.

Il viaggio per i pellegrini di Lugagnano è iniziato il 13 maggio da Norcia, per poi raggiungere Cascia, luogo legato a Rita, la Santa degli Impossibili. Il territorio ai piedi dei monti Sibillini ha offerto ai viandanti panorami mozzafiato ma anche la possibilità di vedere da vicino le zone colpite dal recente sisma.

Il giorno successivo, dopo aver camminato ore sotto un cielo limpido, si sono spostati a Monteleone. La terza tappa li ha portati quindi a Poggio Bustone, poi con la quarta hanno raggiunto Rieti e la Rocca Sinibalda.

Nei giorni seguenti hanno raggiunto Castel di Tora e Orvinio, tra vedute mozzafiato del lago, delle praterie e dei boschi, fino a Mandela, dove sono giunti il 20 maggio, ultimo giorno di pellegrinaggio. L’anno prossimo il programma degli infaticabili camminatori di Lugagnano prevede di riprendere il viaggio dove lo hanno interrotto quest’anno e giungere fino a Montecassino.

Questo tipo di cammino, tutto svolto a piedi, rappresenta un vero e proprio “viaggio dell’anima”, emozionante e silenzioso, in cui la componente spirituale è fondamentale. La fatica del quotidiano e lungo percorso, dove si può contare solo sulle proprie gambe, il peso dello zaino, le condizioni meteorologiche non sempre favorevoli, gli alloggi spartani, il silenzio, i piccoli disagi a cui l’uomo moderno non è più abituato permettono di riscoprire lentamente ma in maniera autentica la bellezza del mondo e della condivisione, oltre a favorire il contatto con la propria interiorità.

Sicuramente, poi, la terra umbra e laziale ha consentito ai pellegrini, in questi soleggiati giorni di maggio, di vivere un’esperienza caratterizzata anche dallo stupore di fronte alla bellezza insita in luoghi non intaccati dal turismo di massa, nel cuore dell’Italia, purtroppo recentemente martoriato dalla tragedia del terremoto.