La collina è lì, a due passi dalla piazza, e basta nominarla perché il paese cambi passo. Pastrengo, stamattina 30 aprile, si è stretta attorno alla sua storia più identitaria: la rievocazione della Carica dei Carabinieri, nel giorno del 178° anniversario. Un rito civile e militare che qui non è folclore: è memoria di territorio, perché tra queste alture la prima guerra d’indipendenza lasciò un segno che ancora oggi lega l’Arma al Comune e alla comunità.
Nella centrale Piazza Carlo Alberto la cerimonia ha visto la presenza del Generale di Divisione Giuseppe De Liso, comandante della Legione Carabinieri “Veneto”, e del Col. Claudio Papagno, comandante provinciale dei Carabinieri di Verona. Attorno, il parterre delle autorità: esponenti istituzionali, rappresentanti di enti locali, vertici di Forze di Polizia e Forze Armate. Ma la scena, prima di tutto, aveva il profilo della piazza: schieramenti, il cerimoniale scandito con misura, e la sensazione di un paese che, per qualche ora, si rimette in ascolto del proprio racconto.
Il cuore della mattinata è stato proprio il racconto. Papagno ha ripercorso l’episodio d’armi che fece della Carica un simbolo: il passaggio di Re Carlo Alberto dopo aver superato la fortezza di Peschiera, protetto da tre Squadroni di Carabinieri Reali a cavallo. Nella ricostruzione, la dinamica è quella di un attimo che decide tutto: il sovrano che sale per osservare e valutare le mosse, le truppe rallentate da un terreno difficile, l’assalto improvviso dei moschettieri asburgici che rompe l’avanguardia. E poi la risposta, rapida e netta, con il Maggiore Negri di Sanfront: l’ordine di caricare “a lame sguainate”, lo slancio che ribalta l’esito dell’azione, la ritirata dell’avversario.
Da quella giornata, è stato ricordato, arrivò anche un riconoscimento che pesa nella storia militare italiana: la prima Medaglia d’Argento al Valor Militare assegnata alla Bandiera dell’Arma per il coraggio della scorta del sovrano. Numeri, nomi e passaggi che qui non restano sui libri: diventano un lessico comune, quasi un modo per dire che la fedeltà e la prontezza non sono concetti astratti, ma azioni.
La parte più concreta del cerimoniale ha preso forma nei gesti essenziali: l’alzabandiera, il picchetto d’onore, la deposizione di due corone ai caduti. Con una partecipazione che non è rimasta ai margini: in piazza c’erano anche le associazioni legate alla tradizione dell’Arma e del territorio, dall’Associazione Nazionale Carabinieri all’Associazione Nazionale Forestale, fino al Gruppo Auto Moto Storiche di Pastrengo. Presenze che, più che riempire lo spazio, gli danno continuità: la storia come filo che passa di mano in mano.
E poi i ragazzi. Il momento più umano è arrivato quando dal palco sono saliti gli alunni della Scuola Primaria “Maggiore Negri di Sanfront” di Pastrengo, quelli della Scuola Secondaria di I grado di Pastrengo e i bambini della Scuola dell’Infanzia “Carlo Alberto” di Piovezzano. Hanno recitato poesie, alternandosi nelle strofe. È un dettaglio che conta: perché una cerimonia del genere, se resta solo protocollo, si chiude in se stessa; se invece coinvolge le scuole, diventa passaggio di testimone, educazione civile senza prediche.
Nei saluti conclusivi sono intervenuti il sindaco Stefano Zanoni e De Liso. Il comandante della Legione ha richiamato la Carica come riferimento ancora attuale, evocandone la forza simbolica e quel legame tra valori e servizio che l’Arma rivendica nel quotidiano. Nel discorso è tornata anche l’espressione “ora come allora”, accostata al dovere e al coraggio, e si è aperto un ponte con un episodio recente e doloroso: il sacrificio di tre carabinieri a Castel d’Azzano del 14 ottobre. Un richiamo che, in una piazza come quella di Pastrengo, risuona senza bisogno di sovrastrutture: la storia non è solo passato, è anche il modo in cui una comunità guarda il presente.
Attorno alla cerimonia, la piazza è stata attraversata anche da un’altra forma di racconto: una mostra di veicoli e divise storiche dell’Arma, dislocata agli accessi, e diverse iniziative organizzate dal Comune per valorizzare la ricorrenza. Anche qui, il senso è evidente: far “vedere” la memoria, renderla tangibile, darle materiali e dettagli.
Il finale scelto per questa edizione ha avuto un simbolo semplice e potentissimo: una zolla di terreno autentico del campo di battaglia, destinata al presidente della sezione locale dell’Associazione Nazionale Carabinieri e al delegato del Gruppo Auto Moto Storiche di Pastrengo. Un frammento di terra che, secondo quanto annunciato, inizierà poi un viaggio a bordo di un’auto storica dell’Istituzione fino alla sede del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, passando per la Scuola Marescialli Carabinieri di Firenze. Non un souvenir, ma una staffetta: l’idea che il luogo continui a parlare anche lontano da qui, portando con sé il nome di Pastrengo come una targa invisibile.
In una mattina di primavera, con la piazza piena e il cerimoniale scandito, la Carica è tornata a essere ciò che è sempre stata: una storia che non chiede applausi, chiede attenzione. E, soprattutto, chiede di ricordare che a volte non è il numero a fare la differenza, ma la compattezza di chi decide di non arretrare.
L’EDITORIALE DEL BACOLa trappola della denatalità: quando fare un figlio diventa un lusso© 2026 Riproduzione riservata
Segui il Baco
Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.
