Passabile in un salotto, indispensabile in un naufragio: Gli scout di Lugagnano nell’esperienza del Challenge

Nelle giornate del 20 e 21 aprile noviziato e clan del gruppo scout Lugagnano 1 hanno partecipato ad un evento chiamato Challenge, che prevede la partecipazione di ragazzi dai 17 ai 21 anni dei gruppi scout sul territorio veronese che viene definito “Zona Verona-Custoza”.

Come si può intuire dal nome (che in inglese significa “sfida”), l’evento consiste in una serie di prove durante le quali i ragazzi devono dimostrare le loro abilità e competenze così da aggiudicarsi la vittoria sugli altri partecipanti.

Prima della partenza, ogni ragazzo ha ricevuto un messaggio che citava a grandi lettere: “passabile in un salotto, indispensabile in un naufragio”. Questo, lanciato tramite una delle celebri frasi del fondatore dello scoutismo Baden Powell, è un invito per i ragazzi a mettersi alla prova e risvegliare il vero senso dell’essere scout, ovvero essere sempre pronti e in grado di aiutare in momenti di difficoltà.

I ragazzi sono poi stati suddivisi in piccole pattuglie nelle quali non hanno trovato i loro compagni del gruppo Lugagnano 1, bensì altri giovani scout come loro ma di altri gruppi, con cui hanno condiviso le avventure di quel fine settimana.

Per molti già questa è stata una grande sfida: dover conoscere e fidarsi di persone mai incontrate ma con le quali si sa già di condividere qualcosa, lo stile scout. Questa condizione ha portato sensazioni nuove e diverse in ognuno dei ragazzi a cui è stata proposta, ma è proprio in situazioni come questa che ci si mette alla prova e, spesso, si scopre di poter superare i propri limiti e le proprie paure, soprattutto in un ambiente conosciuto e sicuro.

Il sabato pomeriggio ogni pattuglia si è trovata in una diversa zona della Lessinia e, zaini in spalla e cartine alla mano, ognuno ha intrapreso il proprio sentiero. Durante la camminata rover e le scolte hanno affrontato una prima parte delle prove proposte che spaziavano in diversi ambiti, dal primo soccorso all’espressione, dalla pionieristica alla cucina, dall’hebertismo all’orienteering.

Sceso il sole, e con lui la stanchezza, i ragazzi si sono spostati nelle basi indicategli, diverse per ogni pattuglia, dove, una volta montate le tende, hanno avuto la possibilità di trascorrere la serata imparando a conoscere i loro nuovi compagni di avventura. Dopo aver mangiato, infatti, ci si è stretti tutti in un cerchio attorno al fuoco, scaldandosi a ritmo di nuovi bans e accordi di classiche canzoni, così insieme al freddo sparivano l’imbarazzo e la timidezza.

Con il sorgere del sole e il leggero calare del vento si sono visti i primi fornellini accendersi per scaldare il the e cominciare al meglio la giornata che incombeva. Smontate, e soprattutto caricate in spalla, le tende ci si è rimessi in cammino lungo i sentieri della Lessinia, tra una chiacchiera e l’altra, accompagnati da nuovi paesaggi, nuovi amici e nuove prove.

Presa in mano un’ultima volta la cartina ed individuato il punto d’incontro con il resto delle pattuglie, le ragazze e i ragazzi si sono diretti verso l’ex base NATO di Sant’Anna d’Alfaedo. Poco alla volta sono aumentati sempre più gli zaini lasciati sul prato e i sorrisi dei ragazzi, troppo impegnati a condividere con gli amici le avventure di questo Challenge per riposare. Dopo un pranzo sotto un cielo incerto, e addirittura qualche fiocco di neve, arriva finalmente il momento tanto atteso: le premiazioni.

Formato un cerchio di circa 160 persone, tra ragazzi e capi, sono state nominate le pattuglie che si sono dimostrate più capaci e collaborative, insomma essenziali in un naufragio!

Per concludere al meglio questa uscita ci si è spostati nella chiesa del paese per partecipare alla celebrazione tenuta da don Fabio Bejato, l’Assistente Ecclesiastico di tutta la Zona Verona-Custoza, che con le sue parole ha chiuso perfettamente questi due magici giorni.

Il Challenge non è di certo un’esperienza superficiale, il nome stesso mette subito in chiaro la sua natura. Prima ancora delle prove di competenza è innanzitutto una sfida con sé stessi, con le proprie paure e insicurezze. A volte l’avventura, per quanto poi si riveli emozionante, fa paura, ma come ci ha insegnato Baden Powell: “La felicità non viene stando seduti ad aspettarla”.

Al termine di questi due giorni si può dire che l’ultima cosa che i ragazzi hanno fatto è stata proprio quella di restare seduti ad aspettare, si sono invece alzati e sono corsi incontro all’avventura. Guadagnandosi fino all’ultimo briciolo di felicità.