Parliamo di calcio con il sonese Paolo Nicolato, CT della Nazionale Under 18

Nei mesi di giugno e luglio il calcio, salvo grandi competizioni internazionali, si concede una pausa. Momento ideale quindi per incontrare ed avere a disposizione qualche protagonista di questo popolare sport. In un tardo e caldo pomeriggio estivo incontriamo un rilassato Paolo Nicolato, allenatore della Nazionale Italiana di calcio under 18. Per i lettori che ancora non lo conoscessero vi invito a leggere il Baco n. 77, dove troverete tutte le informazioni e curiosità riguardanti il nostro illustre concittadino residente a Sona.

Parliamo di Nazionale. Prima però complimenti per questo importante risultato raggiunto.

Grazie. Devo dire che sono orgoglioso di questo incarico. Dopo una lunga carriera di allenatore, (NdR quest’anno festeggia il trentesimo anno di ininterrotta attività, impreziosita anche da una vittoria nel campionato italiano “Primavera” con la squadra del Chievo Verona) sono molto contento di ricoprire questo prestigioso ruolo. La maglia della Nazionale è “speciale” per i giocatori, ma anche per l’allenatore! E’ un importante traguardo. Siamo dei privilegiati, abbiamo un sacco di attenzioni, andiamo in stadi molto importanti, campi perfetti, pubblico numeroso. E’ veramente gratificante.

Come è strutturato il mondo delle nazionali giovanili?

Devo dire che la Federazione Italiana Gioco Calcio è molto ben organizzata! La prima squadra Nazionale è l’under 15 e poi ogni anno fino alla under 21 ha la sua nazionale. Le più importanti sono le under 17, 19 e 21. Sono quelle che partecipano a tutte le competizioni internazionali. Il responsabile delle nazionali giovanili ora è il signor Viscidi. Tutte le squadre hanno il loro staff tecnico: segretario, direttore sportivo, medico ecc. Poi esistono delle “organizzazioni di reparto”: area scouting, area medica, area fisica, area portieri, area match analysis.

Scouting e match analysis? Cosa sono?

L’area scouting è formata da osservatori sul territorio, uno o due per regione, che relazionano settimanalmente sui vari giocatori visionati, creando una banca dati a cui gli allenatori federali fanno riferimento. Ogni settimana vengono redatte circa 120-130 relazioni sui vari giocatori. L’area match analysis invece è formata da tecnici che riguardano e studiano tutte le partite sia della squadra Italia che degli avversari. Un altro ruolo molto importante è quello del segretario, tutto l’aspetto logistico-organizzativo è di sua competenza. Deve coordinare tutti gli arrivi dei giocatori convocati ed organizzare la trasferta nei vari paesi.

Allenatore o selezionatore?

La parte di selezione è molto importante, l’obiettivo principale è scegliere i giocatori giusti, e non è facile. Purtroppo non hai tanto tempo per allenarli, calcola che mediamente ci vediamo una volta al mese per tre-quattro giorni, quindi devi essere efficace ottimizzando al meglio il lavoro.

Da quali campionati provengono i tuoi giocatori dell’under 18?

Molti giocano nella squadra “Primavera” delle varie società ma tanti giocano anche in prima squadra sia nel campionato di serie A che di B, attualmente solo uno gioca in lega pro. Sono tutti professionisti.

Esistono delle regioni o zone dell’Italia che forniscono alla Nazionale più giocatori?

Non direi. Però esistono dei vivai che forniscono molti giocatori alle Nazionali, in questo momento storico i vivai della Roma e dell’Atalanta. Anche alle loro prime squadre garantiscono un buon numero di giocatori.

Puoi darci qualche numero?

I giocatori che gravitano nella mia nazionale sono 5/6 della Roma. 5/6 dell’Atalanta. 3 del Milan 2 della Juventus…

Nessuno dalla città di Verona?

Si, sono due: Danzi dell’Hellas e Carminati del Chievo. Poi ne sto seguendo qualcun altro. Ricordati che anche nel Comune di Sona ci sono tre squadre juniores! (e qui sfodera un bel sorriso)

Quanti secondo te diventeranno campioni o giocheranno in squadre importanti?

Non esistono statistiche specifiche, ma normalmente l’80% dei giocatori che gravitano attorno alle squadre giovanili nazionali diventano giocatori professionisti. In teoria sono il meglio del calcio nazionale.

Il detto ‘ll miglior allenatore è la mamma’ è vero?

Solo per i giocatori di grande talento! Quindi pochissimi casi. C’è invece un’ampia fascia di giocatori di livello medio dove contano molti fattori: in primis il lavoro, poi impegno, costanza, serietà, ambiente, allenatore e non ultima fortuna.

Sono cambiati da quando hai iniziato ad oggi i ragazzi del 2017 rispetto a quelli del 1987?

Sono notevolmente diversi. Un tempo il calcio era quasi l’unico sport facilmente praticabile, ora i ragazzi hanno molte altre possibilità di scelta. Sono più tecnologici ma dal punto di vista motorio sono più carenti, sono meno coordinati causa le molte meno esperienze motorie. Anche lo spirito di sacrificio è andato un po’ scemando, davanti a delle difficoltà c’è il rischio che il ragazzo abbandoni. Devo però riconoscere che i ragazzi che alleno sono disposti a fare sacrifici e sono molto disponibili.

Cosa chiedi ai tuoi atleti?

Di formare un gruppo che abbia unità di intenti, non è facile perché abbiamo poco tempo ma se si riesce è il valore aggiunto che spesso fa la differenza. Dei valori morali condivisi aiutano a superare molte difficoltà.

Devi quindi diventare un secondo padre?

No. Soprattutto a questi livelli il rapporto è solamente professionale; cercano una figura che li faccia crescere come calciatori, poi magari col tempo può nascere anche un rapporto diverso. Dal mister vogliono coerenza innanzi tutto e preparazione. Ti misurano, vogliono vedere se sai quello che dici e se fai quello che dici.

Di quanti giocatori è composta l’under 18?

Il gruppo è di circa 35 elementi che a turno sono convocati per le varie partite, ora in vista delle competizioni del prossimo anno quando saremo under 19 dovrò fare un lavoro di scrematura ed arrivare a 18/20 elementi. E non è semplice, la valutazione del giocatore è la cosa più difficile. Anche dal punto di vista umano. Cerco di utilizzare i giocatori come sono utilizzati nei club, per come sono preparati. Se ho un ruolo scoperto non posso “costruire” un giocatore, mi manca il tempo! Vado a cercarlo, ho tutta l’Italia da poter scegliere!

Contano le caratteristiche fisiche?

Molto. A livello giovanile la struttura è importante. Rispetto alle federazioni che ci stanno un po’ davanti (Portogallo, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania e Olanda) paghiamo una carenza soprattutto a livello fisico. Loro sono più facilitati nel tesseramento di ragazzi di colore (magari provenienti da ex colonie) che notoriamente maturano fisicamente molto prima. Dopo magari il divario diminuisce o si annulla, ma a livello giovanile si vede la differenza. Cerchiamo quindi dei ragazzi pronti fisicamente, non tutti a 17/18 anni lo sono. La Nazionale utilizza il giocatore per quello che è in quel momento, far crescere un giocatore è compito del club. A volte si prende un giocatore meno bravo ma fisicamente pronto rispetto ad un giocatore talentuoso, di grandi speranze ma non ancora pronto fisicamente. Essere bravi ma non prendere mai la palla, perché fisicamente inferiore, non serve a nulla.

E’ vero, come sempre si sostiene, che la scuola italiana di tattica è la migliore?

Mah… io credo che un po’ ci sopravvalutiamo. Al giorno d’oggi il calcio come tutte le attività umane è molto più aperto. Ci sono molte possibilità di informarsi, ci sono più scambi tra tecnici, allenatori che vanno all’estero ed esteri che vengono in Italia, il calcio è più evoluto. Magari ci sono delle tattiche che ancora noi non riconosciamo come tali. Io ho trovato molte idee anche nel calcio estero. Francia, Germania e Olanda non sono certo indietro, è un errore fermarsi e dire siamo i più bravi. Dobbiamo imparare da tutti con umiltà e capire che le cose stanno evolvendo.

Franco Fedrigo

About Franco Fedrigo

Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.

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