Palazzolo Volley, davanti al palazzetto la stagione (gloriosa) si chiude in cerchio. E riparte già

Large crowd of children and adults standing together outdoors by a sports field during an event, with balloons in the background.

Davanti al palazzetto di Palazzolo, nello spazio dove di solito si entra e si esce in fretta, venerdì 5 giugno la serata si è presa il suo tempo. Non per fare scena, ma per mettere ordine a un anno intero: le persone, le responsabilità, la fatica nascosta. E anche quella parola che nello sport di paese pesa più di tante medaglie: fiducia.

La festa di fine stagione dell’ASD Palazzolo Volley si è svolta lì, all’aperto, con i discorsi rivolti a famiglie, atlete e atleti, staff, volontari e istituzioni. E un messaggio chiaro fin dall’inizio: la “macchina” va avanti perché dietro la rete c’è un esercito silenzioso. Non solo chi gioca, ma chi arbitra, segnapunti, accompagna, organizza, apre e chiude le porte.

I ringraziamenti hanno messo in fila i nomi e i ruoli. Dal lato del territorio, la presenza del Comune: il sindaco Gianfranco Dalla Valentina, l’assessora allo sport Orietta Vicentini, i consiglieri Mirco Amali e Nicola Manara. Il sindaco ha insistito su un concetto: legami. Legami tra amministrazione e associazioni, ma anche tra associazioni tra loro, perché “il vivere assieme” non nasce da solo, va costruito. E dentro questo percorso ha ricordato gli investimenti sugli impianti: il cambio del tappeto della palestra, interventi sul sintetico, lavori a Lugagnano “con altri 50.000 euro”, e l’avvio annunciato dei lavori per lo spogliatoio del rugby, con l’idea di uno spazio sportivo più ampio e trasversale.

Poi la pallavolo, quella che parla con i numeri e con le promozioni. È arrivato il saluto del comitato territoriale FIPAV Verona con il presidente Federico Ceschi. Nel racconto di stagione sono entrate anche le soddisfazioni del movimento veronese: la Rana Verona con la prima Coppa Italia di Superlega, la Arena Volley promossa dalla B1 alla A, e nel mezzo la notizia che a Palazzolo ha fatto alzare più di un sorriso: la promozione conquistata, descritta come un traguardo arrivato dopo che a inizio anno si parlava addirittura di “salvezza” da difendere.

La festa, però, non è rimasta appesa ai titoli. Ha messo a terra il lavoro quotidiano, quello che spesso resta invisibile. La società del presidente Cristian Zanetti ha snocciolato i dati dell’annata: 11 squadre, 136 atleti, 18 allenatori, 15 dirigenti tra squadra e consiglio direttivo. E ancora: 12 arbitri associati, 14 segnapunti, 100 partite arbitrate; 18 campionati disputati per un totale di 222 gare e circa 1.800 ore di allenamento distribuite tra più strutture, dal palazzetto di Palazzolo a Lugagnano, fino alle palestre scolastiche. Numeri che diventano strade percorse, sabati e domeniche incastrati, chilometri macinati dai genitori.

Dentro quel mosaico sono state chiamate le squadre, una dopo l’altra, come per fare una fotografia collettiva della “filiera” completa: dal mini volley S3 alla prima squadra. Le piccole dell’S3, seguite da Francesca, Silvia e Camilla con l’aiuto dei genitori accompagnatori, hanno chiuso un percorso fatto di concentramenti e decine di partite. Le Under hanno portato risultati e segnali: ottavi di finale per l’Under 12 e l’Under 14, un campionato “tosto” per l’Under 13, due gruppi Under 16 che hanno lavorato spesso “in simbiosi”, fino alla prima divisione e all’Under 18, dove si è ricordato anche il merito di aver retto partite in condizioni complicate.

Ma il cuore della serata, quello che cambia il tono della voce, è stato quando si è tornati alla prima squadra con la storica promozione in serie C. L’allenatore Michele Zordan ha sintetizzato con poche parole il senso di un traguardo che non è solo sportivo: “Per noi è un risultato storico per la società”, e ancora “È stato un bellissimo anno”. Il gruppo ha fatto da esempio, è stato detto, anche per chi cresce nelle categorie inferiori.

Accanto alla gioia, la vita reale che entra senza bussare. È stato ricordato che mancava il capitano Cristina Virković, impegnata altrove, e che non sarà in squadra nella prossima stagione per un “nuovo percorso” personale. E si è parlato anche dell’infortunio di Chiara, arrivato negli ultimi allenamenti, che la terrà lontana dai campi. Nessun melodramma, solo il modo diretto con cui in un cortile sportivo ci si stringe attorno alle persone prima ancora che alle maglie.

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La sbandata controllata

A rendere concreta la serata è stata anche la lunga lista di sponsor e sostenitori: non un passaggio di rito, ma la consapevolezza che senza quel sostegno “da soli non ce la faremo”. E qui la festa ha mostrato l’altra faccia dello sport locale: la rete economica e di volontariato che permette di pagare spazi, materiali, trasferte, e di tenere in piedi una società che non vive di aria.

C’è stato anche un momento raro, e proprio per questo potente: le scuse. Il direttivo – tramite la voce di Elia Mazzi che ha condotto la serata – ha riconosciuto che nell’anno “non siamo stati una macchina perfetta”, che ci sono stati problemi e scelte non sempre riuscite, assumendosene la responsabilità. Parole che non cercano applausi facili, ma chiedono collaborazione: mani, tempo, presenza. Perché organizzare, viene detto, è lavoro che si porta dietro settimane.

La stagione, intanto, è già domani. Sono state annunciate novità tecniche: l’arrivo del direttore tecnico Pietro Legrottaglie, un nuovo allenatore per la prima divisione, Tiberio Tisato, e il supporto di Vitto Giannone come collaboratore. E poi un saluto che ha il sapore del passaggio di testimone: Davide Zorzi lascia per proseguire la sua esperienza altrove, salutato come una figura storica del percorso.

La chiusura con un buffet e un piccolo segno lasciato alle ragazze come ricordo della stagione. Non un finale di cartone, ma il modo più vero di chiudere un anno: stare insieme un ultimo quarto d’ora, prima che l’estate sparpagli allenatori e famiglie, e poi darsi appuntamento a settembre, con la promessa implicita che il cerchio, davanti a quel palazzetto, si rifarà.

Le foto del servizio sono di Marco Bonfichi.

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Alessandro Ceradini
Nato nel 1980 residente al Basson da generazioni, ragioniere diplomato all’Istituto Tecnico Commerciale Lorgna. Lavora al Consorzio di Bonifica Veronese. Adora la compagnia, la buona cucina, viaggiare e passare del tempo con i suoi cani. Oltre a scrivere, grazie alle patenti conseguite, realizza video ed immagini con l’uso di droni.