Giovedì 24 settembre, dopo i lavori del percorso di restauro, si è svolta a Palazzolo la cerimonia di inaugurazione della Pieve di santa Giustina con la ricollocazione, al suo interno, del Tabernacolo del XV secolo, ristrutturato completamente
Arrivando al paese da qualsiasi parte, quella sera, la Pieve si mostrava là, sopra un’altura, magnificamente illuminata e protetta dai filari degli scuri cipressi che la custodiscono, quasi sospesa dentro il perimetro del camposanto.
Il campanile svettava, visibile in punta, mantenendo gli equilibri delle forme ed esaltando le pareti sassose. Le lucine del cimitero presenti erano appena accennate e apparivano quasi necessarie a completare il quadro. Uno scenario di bellezza che si è ulteriormente arricchito dalla considerevole presenza di pubblico convenuto e interessato.
L’allocazione del tabernacolo ristrutturato e l’inaugurazione della Pieve restaurata dopo due anni di lavoro è stato il frutto di interventi importanti, portati avanti da personale specializzato.
Bellotti Paolo, l’assessore alla cultura del Comune di Sona, ha dato l’avvio alla doppia cerimonia, salutando i tantissimi presenti e le autorità, tra le quali il comandante della stazione dei Carabinieri di Sommacampagna Alberto Gheno, e ringraziando l’architetto Fabio Dal Barco e il suo gruppo di collaboratori e l’architetto Marco Cofani, funzionario della Sovrintendenza per l’impegno nel progettare e coordinare i lavori necessari.



Si è quindi levato il melodioso suono della cetra di Sonia Rudari, che ha impreziosito il momento, occupando il silenzio e lo spazio intorno. La concentrazione era alta.
Ha preso poi la parola don Matteo Bertucco, parroco di Palazzolo, che ha ringraziato tutti coloro che si sono adoperati e “ci hanno messo le mani, la testa e le preghiere perché questo luogo speciale ritornasse a splendere”. Le sue parole si sono rivolte anche a ricordare Luigi Tacconi e Luigi Forante, “spiritualmente presenti”, che tanto hanno fatto per valorizzare il paese.
“Quando arrivi alla Pieve di santa Giustina, prima di tutto, ti ricordi che qui il paese è nato e da qui si parte per l’eternità. Ed è bello che la chiesa di Santa Giustina risulti essere la parentesi esistenziale tra la nascita e la partenza verso l’eternità”. Ha poi proseguito il parroco, dicendo che “quando entri all’interno di una pieve, nessuno ti chiederà mai se hai fede o meno perché qui dentro tu trovi il tuo posto. Queste pietre, queste immagini parlano della storia, parlano della tua vita, parlano della vita in Cristo.”
L’intervento di Gianfranco Dalla Valentina, sindaco di Sona, ha richiamato il valore dell’intervento di 500mila euro portato avanti da parte dell’amministrazione, interamente finanziato con fondi PNRR, ricordando anche il lavoro del sindaco Mazzi che lo ha preceduto, su un bene che rimarrà per sempre. Sue le parole: “Non celebriamo la chiusura di un cantiere, né quella di un bene architettonico, ma restituiamo una parte dell’anima di Palazzolo ai suoi cittadini. Noi siamo i custodi di queste testimonianze della memoria collettiva e dobbiamo lasciarle al futuro delle nuove generazioni.”




Don Osvaldo Cecchini, ha poi parlato in sostituzione del vescovo, chiamato a Roma per un impegno. “Quando un luogo è sacro, resta tale per sempre e mantiene un’aura di sacralità che non si perde nelle nebbie del tempo.” Ha detto, rievocando la storia medievale e sottolineando l’importanza fondamentale delle pievi, che erano luoghi sacri cristiani e che svolgevano anche funzioni civili per la comunità.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di sempreUn’altra pausa col suono di cetra ha permesso di decantare quanto ascoltato. Sempre presenti l’attenzione e il silenzio.
Dopo la Benedizione da parte di don Osvaldo, si è inserita Mariuccia Armani, appassionata cultrice della storia di Palazzolo, perfetta “padrona di casa” e membro dell’associazione La Torre.
La sua accurata descrizione del Tabernacolo del XV secolo è frutto di mesi di ricerca di documentazione e di riferimenti storici. Ognuna delle figure presenti all’interno del gruppo scultoreo è stata spiegata nei suoi particolari: il materiale usato, le fasi di lavoro, l’orientamento della figura, la posizione delle mani, i pigmenti colorati, parzialmente visibili. Ogni dettaglio ha regalato vita ai bassorilievi e valore al lavoro svolto. Nulla è sfuggito alla sua descrizione.


Il tabernacolo era stato raccontato dal Baco già il 3 novembre 2020, quando la sua presenza nelle sale della Capitolare aveva sorpreso chi, arrivando dal territorio di Sona, si era trovato davanti un’opera indicata come proveniente dalla Pieve di Palazzolo. Il manufatto, decorato con figure, viene attribuito a un anonimo scultore veronese o toscano attivo nella prima metà del Quattrocento.
A conclusione della serata sono state presentate le due grandi tele dell’artista Lao K. Esse si trovano appese alle pareti, una di fronte all’altra, in prossimità dell’altare. La moglie dell’autore le ha descritte con cura. Si tratta di particolari versioni dell’Annunciazione e dell’Ultima cena. A chiusura della sera il Circolo Noi di Palazzolo ha preparato per tutti un momento conviviale.
Le foto del servizio sono di Mario Pachera.
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