Palazzolo. Festa per i cent’anni di Marino Ambrosi, che ha vissuto sulla pelle le tragedie della Seconda Guerra Mondiale

Giornata speciale domenica due febbraio a Palazzolo, per i cento anni dell’Artigliere Alpino Marino Ambrosi e per la festa del tesseramento del Gruppo Alpini e dell’Associazione Combattenti e Reduci.

L’ammassamento è avvenuto alle 9,30 con gli Alpini e il Capogruppo Franco Tacconi, i soci dell’Associazione Combattenti e Reduci con il Presidente Luigi Tacconi, il Consigliere provinciale Alpini e Combattenti Rinaldo Marini, il Sindaco Gianluigi Mazzi e l’Assessore Elena Catalano.

La giornata è stata allietata dal suono del corpo bandistico di Sona diretto dal maestro Fabrizio Olioso. Dopo la cerimonia dell’alzabandiera con l’inno nazionale, è iniziata la sfilata per le vie del paese al suono marziale della banda, quindi l’alzabandiera anche in piazza Vittorio Veneto. All’arrivo al monumento dei Caduti nuovamente l’alzabandiera e la deposizione della corona d’alloro. Quindi la Messa concelebrata dal parroco don Angelo Bellesini e da don Matteo Bertucco, giovane sacerdote nato a Palazzolo che è vicerettore della Comunità Ragazzi del Seminario Minore e vicario parrocchiale a Borgonuovo, che nell’omelia ha sottolineato il valore della fedeltà.

Dopo la messa i fedeli sono giunti al Monumento agli Alpini con la deposizione della corona d’alloro e un breve discorso del Sindaco che, riprendendo l’omelia, ha elogiato la fedeltà degli Alpini ai loro ideali e l’impegno a beneficio di tutta la comunità.

Si è tenuto, quindi, il festeggiamento di Marino Ambrosi con il suono della banda, gli auguri e le fotografie davanti alla sua casa, con la consegna di una torta del Gruppo Alpini e di una targa del Sindaco con la dedica: “L’Amministrazione comunale è lieta di condividere il grande traguardo dei 100 anni dell’ex combattente e reduce Ambrosi Marino il cui esempio di vita, impegno e valori ha arricchito la comunità sonese”.

Sono seguiti brevi discorsi augurali e commemorativi del Sindaco, del Parroco e del Presidente dei Combattenti e Reduci, che ha ricordato i cinque anni e mezzo di guerra di Marino.

Il racconto dettagliato della sua storia e di quelli di una ventina di Combattenti, Reduci e Internati in Germania, sono stati raccolti nel 2006 da Renzo Baldo nel prezioso libro “Reduci, storie e sofferenze di una generazione sfortunata”.

Marino è partito per Aosta nel marzo del 1940 ed è tornato a casa nel settembre del 1945. Dopo un primo bombardamento subìto in Francia ha combattuto sul fronte greco-albanese quindi nella campagna di Russia sul fiume Don dove gli italiani sono stati accerchiati dai russi. Hanno iniziato la ritirata e, sempre sotto i bombardamenti dei russi, hanno potuto liberarsi solo dopo undici aspri e sanguinosi combattimenti, tra cui quello di Nikolajewka, con l’ostacolo della scarpata ferroviaria e lo stretto sottopasso, superati con l’incitamento all’assalto del generale Reverberi “Tridentina avanti”.

E’ seguita la lunga marcia in pieno inverno a 40-50 gradi sotto zero, malvestiti e affamati e al costo di gravissime perdite, poiché chi si fermava moriva congelato. Marino si è mezzo congelato i piedi e ha dovuto togliere gli scarponi e camminare con i piedi avvolti in pezze di coperta.

Tornato dopo varie peripezie in Italia è stato ricoverato all’ospedale dove sono guariti i piedi. Mandato quindi in Alto Adige si trovava in caserma a Merano l’otto settembre 1943, con lo sbando generale, l’abbandono delle armi e il tentativo di fuggire verso casa.

Disgraziatamente Marino e i suoi compagni sono stati catturati dai civili armati e consegnati ai tedeschi che li spedirono in Germania con un viaggio di tre giorni chiusi in un carro bestiame. Arrivati nel campo di concentramento di Fallingbostel, furono maltrattati e affamati dai tedeschi che li consideravano traditori.

Marino fu mandato a lavorare in una vicina fabbrica di bombe e granate con turni di dodici ore, una settimana di giorno e una di notte, sempre in balia degli aguzzini tedeschi, della fame e del freddo.

Nell’aprile del 1945, all’avvicinarsi degli americani, fuggirono dal campo e furono raccolti e sfamati dagli americani stessi, presso i quali fecero anche dei lavori per alcuni mesi. Marino riuscì a tornare a casa solo nel settembre del 1945 passando dal Brennero alla stazione dei Balconi di Pescantina e arrivando a casa a piedi con un compagno di San Giorgio in Salici.

Pesava quarantacinque chili e i primi tempi non riusciva a dormire sul materasso, doveva dormire ancora per terra.

Sabato primo febbraio Marino ha partecipato, con il Sindaco e i familiari insieme ad un altro reduce di novantotto anni, Giuseppe Pippa, ad una cerimonia a Soave al Monumento nazionale dei Caduti in Russia.

Ha ricevuto un attestato che tra l’altro dice: “A Te che sul fronte e sulla sconfinata distesa di ghiaccio della steppa russa, lontano dal suolo natio, hai affrontato privazioni, sacrifici inenarrabili e tanto dolore fisico e morale… Il comune di Soave vuole esprimerti la gratitudine l’appezzamento e il profondo affetto nel 70° anno della ricorrenza dei memorabili fatti di Nikolajewka”.

La giornata di Palazzolo si è poi conclusa con il pranzo alla baita alpina con la partecipazione di un centinaio di persone durante la quale il Sindaco e l’Assessore hanno informato delle questioni che riguardano il paese di Palazzolo.

Le foto del servizio sono di Walter Slanzi. Nel video il momento dell’arrivo della banda di Sona, con Sindaco, Alpini e Combattenti e Reduci a casa di Ambrosi.

Giulio Braggio

About Giulio Braggio

Nato a Verona il 14 marzo 1960. Risiede a San Giorgio, sposato. Da sempre impegnato nel mondo del volontariato; appassionato di fotografia. Fa parte della Redazione del Baco dal 2002.

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