Italo Calvino ne Le città invisibili scrive che “la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano”. È questo un concetto che mi è venuto immediatamente in mente quando ho visitato la mostra “Palazzolo a volo d’uccello” che l’associazione La Torre ha organizzato in occasione della sagra paesana di un paio di settimane fa.
Una mostra bellissima, che vedeva Il Baco da Seta come media partner e che ricostruiva una parte importante della storia di Palazzolo in modo assolutamente originale, mostrando mappe del territorio del periodo veneziano, ritrovate dagli storici del Baco, accanto a fotografie realizzate con il drone dal nostro Alessandro Ceradini che, appunto, permettevano una visione inconsueta “a volo d’uccello” delle corti storiche del territorio.
Un’importante iniziativa de La Torre, quindi, che sempre e da sempre si spende proprio per la valorizzazione del nostro territorio. Questa volta però ho trovato, nel visitarla, un valore aggiunto. Circostanza che mi è stata confermata dal presidente de La Torre Stefano Ambrosi che mi ha accompagnato nella visita.
Ricostruire la storia di un territorio con modalità accessibili a chiunque permette non solo a chi è del luogo di ritrovare ricordi e storie talvolta in parte dimenticati. Ma soprattutto, in questi tempi disconnessi, consente a chi è nuovo del paese – proveniente dal territorio accanto o da luoghi e latitudini lontani e molto differenti – di scoprire le radici della comunità di cui si è diventati parte, la porta maestra per non sentirsi perennemente ospiti ma compaesani a pieno titolo. Come è successo e come Ambrosi mi ha raccontato, anche attraverso alcuni episodi capitati durante i giorni della mostra.
Ci sono tante strade da percorrere per provare a ricostruire una comunità, ed una di queste passa sicuramente anche attraverso la conoscenza di un passato locale che può diventare patrimonio comune e legame, sia che si viva qui da generazioni sia che si sia arrivati ieri.
Dove non riesce o non sa arrivare la politica – troppo spesso ripiegata, ad ogni livello, su se stessa e su dinamiche esclusivamente elettorali – possono arrivare iniziative come quella di Palazzolo, che creano ponti e non muri. Che aprono invece di chiudere. Che creano identità e non separazione. Una grande sfida ed un valore importante, perché sentiamo tutti forte la necessità – vecchi e nuovi cittadini – di ricostruire una rete che ci tenga assieme, invertendo la rotta della disgregazione sociale e dell’individualismo spinto che sembra in alcuni momenti irreversibile.
La mostra de La Torre ha fatto proprio questo: ritornando a Calvino, ha reso leggibili anche a chi a Palazzolo non è nato le linee della storia e del territorio. Potrebbero sembrare piccole cose, costituiscono invece un messaggio ed una direzione importanti, che non vanno lasciati cadere.
© 2026 Riproduzione riservata
Segui il Baco
Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.




