Grande emozione e lusinghiero apprezzamento a Palazzolo per l’onorificenza assegnata a Mariuccia Armani, quale riconoscimento per la sua instancabile attività di divulgazione storica e culturale che da anni la vede impegnata a tutela e conoscenza delle bellezze artistiche di cui è ricca la frazione.
Nel corso di una solenne cerimonia tenutasi in piazza dei Signori a Verona, sede della prefettura, in un caldissimo pomeriggio di giugno Maria Armani (questo è il suo nome all’anagrafe ma per tutti è sempre stata Mariuccia) ha ricevuto il titolo di Cavaliere con medaglia e relativo diploma che ne attesta la registrazione al numero 28615 dell’albo dei Cavalieri, firmato dal presidente Mattarella e controfirmato dalla prima ministra Meloni.
La motivazione della nomina recita testualmente: “Appassionata studiosa della Storia locale, dei luoghi dove si sono combattute le Guerre d’Indipendenza. Ha contribuito alla fondazione dell’Associazione culturale e sociale “La Torre di Palazzolo”, con l’obbiettivo di coinvolgere la cittadinanza nella salvaguardia, promozione e valorizzazione del territorio. Ha infine collaborato alla ristrutturazione del Monumento ai Caduti di Palazzolo, offrendo un significativo contributo alla Memoria, all’identità del territorio”.
La figura di Mariuccia è molto conosciuta anche dai lettori del Baco da Seta in virtù della consolidata collaborazione della nostra testata con l’associazione “La Torre” di Palazzolo ma, specie in questa circostanza, mi sembra doveroso sentire dalla sua voce qualche commento a margine della citata nomina che la distingue anche come prima donna di Palazzolo che ha ricevuto questa insigne onorificenza.
Ci puoi raccontare Mariuccia da dove è partito il tuo grande coinvolgimento per la storia a cui tuttora dedichi gran parte del tuo tempo?
La mia passione per la Storia è nata con i miei primi studi. Avevo dodici anni quando in preparazione alla celebrazione del Centenario della Seconda Guerra d’Indipendenza e del Trattato di Villafranca del 1959, fui scelta dalla Scuola Secondaria che frequentavo, per svolgere un tema da presentare al concorso indetto dal Comune di Villafranca. Mi venne in aiuto nonno Michelangelo, classe 1887, il quale mi accompagnò sul colle del Belvedere in Palazzolo e, seduti su una panchina ai “Trenta Pini”, mi mostrò le colline Moreniche teatro dei combattimenti e il faro con il susseguirsi delle luci tricolori sulla torre di San Martino della Battaglia. Incominciò a raccontare le vicende, come solo un nonno sa fare, ma in un modo tanto appassionato, che il componimento meritò il primo premio con borsa di studio, che mi consegnò personalmente il Presidente del Consiglio Antonio Segni, all’interno del Castello Scaligero di Villafranca.
Una passione che quindi nasce da molto lontano e che in te non si è mai sopita.
Negli anni mi sono dedicata al lavoro, alla famiglia e, dopo il restauro della pieve di Santa Giustina dei primi anni Ottanta, ho orientato i miei studi sulla pieve e incominciato a farla visitare ai ragazzi delle scuole e ai loro insegnanti che giungevano da tutta la provincia di Verona. Così negli anni si è diffusa la conoscenza del territorio con i suoi tesori, quali: la pieve di Santa Giustina, la chiesa parrocchiale, che ho raccontato in un libro e i palazzi che ancora danno lustro a Palazzolo.
Mi hai detto che la nomina ti ha colto di sorpresa. Hai avuto ora qualche giorno per dedicare a qualcuno questa importante onorificenza?
Non mi aspettavo certo di meritare tanto riconoscimento e riflettendo con calma ho deciso che le dediche sono ben tre. In primo luogo, dedico la mia nomina a Cavaliere della Repubblica a Palazzolo, il paese che mi ha dato i natali e mi ha visto crescere. Durante gli anni ho conosciuto tante persone care che ho ricordato con affetto nei miei scritti; sono state i pilastri dello straordinario abitato del paese della Torre Scaligera, che ha dato il nome all’associazione “La Torre di Palazzolo”, alla quale con impegno ho aderito dalla fondazione e tutt’oggi accompagno le visite guidate che l’associazione propone. Dei caduti nelle due Guerre più recenti ne parlo con doveroso rispetto e ricordo nelle scuole, dove spesso sono invitata a farlo, e le commemorazioni ufficiali al Primo Monumento eretto in Veneto mi vedono partecipe con i ragazzi.
Dalle occhiate di complicità che scambi con il marito Renato, presente alla nostra intervista, immagino chi sia il secondo destinatario della dedica.
Certamente, la soddisfazione ed il merito vanno condivisi con la mia famiglia, con Renato, i miei figli Cristian e Simone accompagnati dalle loro mogli e dai miei adorati nipotini. Non mi hanno mai fatto mancare il sostegno, affiancandomi nel volontariato e spronandomi nella mia attività.
Al momento di esprimere l’ultimo destinatario della dedica, la voce di Mariuccia si incrina e tradisce una piccola emozione.
La terza dedica, che scaturisce dal cuore talvolta ancora molto triste, va a mio papà Giuseppe. Bepi, che è venuto a mancare giovanissimo, a trentasei anni. Ha avuto solo la gioia di veder nascere noi figli, Mariuccia e Domenico. Una malattia ha privato la mia famiglia dell’affetto di un padre amoroso. Non ha potuto godere di nessuna delle nostre realizzazioni di vita. La Nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana è doveroso che gliela dedichi con tutto l’amore di figlia.
Concludo la chiacchierata complimentandomi ancora una volta con Mariuccia. Incrociando i suoi occhi vivaci e ricchi di curiosità ed ascoltando la sua voce appassionata sono certo che questo importante riconoscimento ottenuto non è un premio al merito per una carriera di studi ed impegno. Indubbiamente gli anni passano ma quanto è stato da lei raggiunto è soltanto un traguardo temporaneo. Nelle vie di Palazzolo, tra i suoi palazzi, chiese e luoghi storici c’è ancora tanto da scoprire e da far conoscere. E Mariuccia sarà in prima fila con il suo microfono a deliziare chi ascolta i suoi racconti per tanto tempo ancora.
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