Ordinanze a Sona: nel 1922 si puniva chi trasportava letame. E altri aneddoti

A proposito della recente ordinanza del Sindaco per i proprietari terrieri confinanti con la linea ferroviaria va detto che l’utilizzo delle ordinanze sindacali, per fronteggiare comportamenti non rispettosi delle norme, funziona in Italia da molto tempo. Pare però che in passato non avessero lo scopo soprattutto di stimolare i più negligenti. Le sanzioni previste infatti venivano applicate senza tentennamenti e sconti.

Qualche esempio, talvolta curioso ce lo offre la storia. La Direzione delle Strade Ferrate dell’Alta Italia il 17 febbraio del 1880 segnalò al Sindaco di Sona la pubblicazione da parte del Regio Ministero dei Lavori Pubblici di un avviso ai Comuni “adiacenti a queste linee ferroviarie per provenire getto di sassi contro i convogli e la trascurata custodia d’animali”. Il Sindaco di Sona di quegli anni, Vincenzo Svidercoschi, provvide emettendo tempestivamente un’ordinanza con relative previste sanzioni. Nel 1908 i carabinieri elevarono una contravvenzione a carico di sette abitanti di Sona capoluogo, dai 18 ai 28 anni, che “giocavano a palla sulla pubblica via”, contravvenendo al regolamento di polizia urbana. La Pretura di Verona comminò una multa di lire 2,2 cadauno, più lire 27,40 di spese (105 euro a v.a.). Nel 1914 il sorvegliante provinciale della polizia stradale elevò un verbale di contravvenzione a Montresor Angelo fu Luigi, agricoltore domiciliato alla Presa di Sona, in qualità di proprietario di “n.4 buoi e n. 1 vacca che pascolavano l’erba delle scarpate della Provinciale bresciana”.

Il 1921 è pieno di ordinanze emesse per motivi igienici o di sicurezza, nei confronti: del sig. Gerard Gerardo: “Rendere più igieniche le case già di proprietà Cortese” e una per Fiorini Ugo: “Fornire di concimaia la tenuta casa Barbarago onde evitare l’infiltrazione di acqua lurida nel pozzo vicino” e di Bendinelli Pietro: “Mettere in sicuro riparo alle scale che portano alla stanza superiore della casa abitata da Rudari Emilio”.

Il 20 luglio 1922 il primo cittadino emise la seguente ordinanza: “ritenuta la necessità del momento di limitare il diritto di attingere acqua ai pozzi pubblici e privati in causa della estrema siccità, che produce deficienza di acqua;  visto l’art. 153 della legge comunale e provinciale del 4.2.1915 n. 148, ordina: Art. 1. – È  severamente proibito attingere acqua in pozzi pubblici e privati per uso diverso da quello domestico. È quindi escluso l’uso dell’acqua per dar da bere agli animali. Art. 2. – I contravventori saranno puniti con multa da L. 20 a L. 50.(da 18 a 45 Euro a v.a.)”.

Nel 1922 Piantapruni Giuseppe di Silvestro, contadino, abitante a Lugagnano, dovette pagare una contravvenzione di lire 5,05 perché “trasportava letame fuori orario”. Sempre nel 1922 Venturelli Olindo di Giuseppe, contadino, abitante a S. Rocco, fu sanzionato di lire 5,10, perché “in bicicletta senza campanello” e Guglielmo Giuseppe di Michele, sterratore, abitante a Sona, dovette pagare una contravvenzione di L. 10,10 perché “in bicicletta sul cammina piedi”.