Operaie, contadine, compagne preziose. Le donne nella Prima Guerra Mondiale, raccontate in baita a Lugagnano

Giovedì 15 ottobre, presso la Baita degli Alpini di Lugagnano, si è tenuto in occasione dei cent’anni dall’inizio della Grande Guerra una conferenza pubblica sul ruolo delle donne durante quel conflitto.

Un folto pubblico ha potuto ascoltare, e lo ha fatto manifestando molto interesse, un oratore assai qualificato il Generale degli Alpini Roberto Rossini.

Erano presenti in sala il Sindaco Mazzi, gli Assessori Dalla Valentina e Dal Forno e, in qualità di ospite, l’Assessore di Verona Anna Leso.

L’oratore ha illustrato con numeri, descrizioni e molte immagini le principali vicende della guerra per passare poi al tema della serata: il ruolo delle donne durante quel terribile conflitto.

Dopo aver affermato che :“Le donne sostituirono gli uomini in fabbrica, nelle campagne, nelle scuole, negli ospedali, nella logistica, nelle organizzazioni sociali, confortarono, curarono, affrontarono la prigionia, la povertà, le violenze, soffrendo in silenzio e provvedendo alla famiglia. La Grande Guerra la combatterono anche loro, eccome!” ha fornito una descrizione accurata e dettagliata dei molteplici ruoli assunti.

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Il Capogruppo degli Alpini di Lugagnano Fausto Mazzi. Sopra un momento della serata

Le donne diedero il loro contributo per necessità ma con molta consapevolezza, costantemente  in ansia per le gravi e continue notizie che giungevano frammentate dai fronti di guerra e con un secondo compito da svolgere non meno importante, la cura della famiglia.

Assunsero da subito gravosi compiti per sostenere i lavori in campagna, senza uomini ed anche senza animali precettati per l’esercito, nelle fabbriche ove dovettero imparare lavori a loro poco congegnali ed ovunque fosse necessario produrre, per la sopravvivenza delle famiglie e dei congiunti in guerra.

Nessun settore, seppure pesante od ostile, fu privato della loro presenza ed ogni nuova sfida fu affrontata con vigore da quella “metà del cielo” che,  leggi e consuetudini avevano sempre tenuto al margine della vita produttiva e sociale. Le donne seppero anche essere non solo crocerossine e infermiere ma anche confidenti affidabili dei molti giovani annientati psichicamente e fisicamente sofferenti per gli sforzi sostenuti in una guerra di trincea che aveva la capacità di sconvolgere cuori e menti, spesso in modo irreparabile.

Fecero anche duri lavori di manovalanza in alta montagna portando con gerle in prima linea munizioni, viveri, indumenti, legna e quant’altro potesse servire nelle prime linee del fronte.

Nel Sacrario del Redipuglia assieme ai più di 100.000 Caduti è sepolta un’unica Caduta, una crocerossina, medaglia di bronzo al Valor militare.

L’oratore, concludendo l’ottima presentazione dell’argomento della serata ha ricordato, che il peso sostenuto dalle donne, svolto senza chiedere nulla ebbe però per loro, in Italia e non solo, l’effetto di introdurle di diritto nel contesto sociale pubblico, avviando il processo di parificazione dei diritti fondamentali fra i sessi.

Cambiò anche il loro modo di proporsi nella società civile, non più sempre ed ovunque docili appendici di un uomo, padre o marito che fosse.

Dallo Stato, nel 1919, per quanto avevano offerto di prezioso nel periodo bellico, le donne ottennero il diritto al voto. Il regime fascista tolse alle donne, ed in pratica anche agli uomini, quel diritto acquisito da poco tempo e mai utilizzato. Lo riacquisteranno quando cadde il Regime, nel 1946.

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Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.