Oggi è la Festa dei Nonni, forza delle nostre famiglie e che in tempi di Covid hanno sofferto più di tutti

La Festa dei Nonni in Italia cade oggi, 2 ottobre, giorno che la Chiesa dedica agli Angeli custodi. Tale ricorrenza è concepita come un momento di riconoscenza nei confronti di figure che rivestono un ruolo fondamentale nella società moderna, rappresentando un punto di riferimento per ogni famiglia, un patrimonio di esperienza e saggezza, oltre ad un grande aiuto nell’educazione dei giovanissimi.

Le famiglie di oggi spesso si reggono sull’aiuto dei nonni, che si occupano dei nipoti mentre le mamme e i papà lavorano, andando a riprenderli all’asilo e a scuola, preparando loro il pranzo, aiutandoli a fare i compiti e accompagnandoli in palestra.

I nonni ci vedono sempre belli, ci preparano i nostri piatti preferiti, ci scusano ogni nostro errore e ci viziano. Sono indulgenti, ci coccolano, ci viziano, ci fanno sentire importanti, sono tra i pochi a ricordarsi del nostro onomastico e hanno sempre tempo per noi. Poter contare su di loro fa sentire al sicuro perché in fondo sono un po’ come i supereroi, sotto il cui mantello niente ci può fare paura.

Quest’anno la loro Festa dovrebbe essere ancora più sentita perché per colpa del Covid-19 tanti nonni hanno patito condizioni di pesante solitudine, soprattutto quelli che vivono lontani da figli e nipoti.

I degenti delle case di riposo hanno vissuto e vivono ancora situazioni difficilissime di isolamento e di contatti sporadici con i familiari, di divieti pesanti imposti dai protocolli di sicurezza. Ai nonni e alle nonne nelle Rsa sono ancora vietati gli abbracci con i famigliari, gli scambi con gli altri degenti, un caffè in compagnia.

Quando ci capita di sbuffare per una mascherina, dovremmo pensare all’inferno che molti nonni hanno vissuto in questi mesi e che, in parte, stanno ancora patendo. I numeri degli anziani morti di Coronavirus è impressionante ma impressionanti e meno visibili sono anche le conseguenze psicofisiche su quelli che magari, pur non essendo stati contagiati, hanno comunque dovuto adattarsi alle difficili condizioni di degenti nelle Rsa ai tempi del Covid.

Il virus ci sta ricordando quanto contino gli affetti, familiari e non solo, quanto sia importante poter fare affidamento, anche da lontano, su persone che ci sostengono e si interessano a noi.

I nonni anche a Sona hanno pagato il prezzo più alto della pandemia e quest’anno più che mai dovremmo loro non solo un fiore ma soprattutto la vicinanza, la presenza. Se possibile, facciamoci vedere da loro più spesso, chiamiamoli, facciamoli sentire ancora utili e importanti, non solo a parole. Mettiamo la mascherina anche per loro.

Come ha detto qualche mese fa Liliana Segre: “Tocca ai più giovani passarsi tra loro una parola d’ordine, quella di un sacrificio coraggioso, di essere, finchè non avremo un vaccino, come Enea che porta sulle spalle il padre Anchise. Sarebbe davvero un inno alla vita.”