Obiettivo cinema: “Sono tornato”, di Luca Miniero. Un Mussolini redivivo nell’Italia di oggi

Trama e Recensione

Il 28 aprile del 2017 si materializza nella multietnica Piazza Vittorio Emanuele II a Roma, un redivivo Benito Mussolini, non invecchiato di un solo giorno dal 1945. Essendo catapultato in una società con usi e costumi alquanto differenti da come li ricordava, rimane disorientato e frastornato.

Poco tempo dopo incontra Andrea Canaletti, un aspirante regista appena licenziato dal canale MyTV per cui lavorava. Canaletti, nonostante sia convinto che il Duce sia interpretato in realtà da un attore perfettamente immerso nella parte, vede in lui l’occasione di girare un accattivante documentario; Mussolini, d’altro canto, sfrutta l’idea di Canaletti per girare l’Italia e tastare l’animo degli italiani al fine di poter un giorno riconquistare il potere.

Terminato il viaggio, Canaletti presenta il Duce ai dirigenti del canale televisivo, i quali realizzeranno un programma televisivo ad personam, per mezzo del quale Mussolini potrà rivolgersi alle masse.

Eravate un popolo di analfabeti. Dopo ottant’anni torno, e vi ritrovo un popolo di analfabeti.

Il regista Luca Miniero realizza un remake del film tedesco Lui è tornato, diretto da David Wnendt, che abbiamo amato molto. La struttura della narrazione è sostanzialmente la stessa; pertanto, non si può definire Sono tornato innovativo rispetto all’opera tedesca. Tuttavia, riesce a distinguersi efficacemente per la ricostruzione ad hoc di alcune circostanze, adattate, appunto, al caso italiano.

Sono tornato mischia tre linguaggi cinematografici: commedia, televisione e documentario.

Il linguaggio della commedia è quello che funziona di più: la sceneggiatura non si riduce mai al grottesco, ma mantiene i toni di una satira che non risparmia nessuno, anche se non sempre politicamente scorretta (peccato!). L’ironia intelligente del film fa emergere le contraddizioni del nostro tempo, non solo derivanti dalle diverse ideologie che facciamo proprie, ma anche dal valore della memoria che spesso trascuriamo.

Il linguaggio televisivo (che è anche social) del film è il più interessante, anche se il meno approfondito. Mostrare Mussolini nei talk show (anche a Bersaglio mobile di Mentana) permette allo spettatore di staccarsi dal concetto di finzione (cioè dalla commedia in sé) ed avvicinarsi ad un maggiore realismo.

Il linguaggio, infine, documentaristico è il più provocatorio: diverse scene sono state girate attraverso una sorta di candid camera, giocando con la finzione nella finzione stessa. Le reazioni, i gesti, i selfie, le espressioni e le dichiarazioni dei passanti che vedono un attore impersonare Benito Mussolini in mezzo a loro sono infatti realistici.

L’attore Massimo Popolizio nei panni del Duce offre un’interpretazione brillante e grandiosa, molto bravo a recitare tra le sue battute anche alcune affermazioni che Mussolini fece in passato. La scena più riuscita è quella in cui Popolizio (nei panni del Duce) entra in circolo neo-fascista e ne critica la mancanza di una fondata ideologia.

Distribuito quasi a ridosso delle elezioni del 4 marzo, Sono tornato è una commedia più che buona, ma non riesce a distinguersi per una sferzante critica politica. Nel film vengono citati (ecco, non molto approfonditi) solo gli aspetti più estremi e violenti del fascismo, ovvero l’omofobia, il razzismo e l’antisemitismo, senza dedicare una adeguata analisi all’ideologia di fondo (che è molto altro).

Potremmo davvero aprire un dibattito sostanzioso su cosa sia rimasto del fascismo oggi, o, eventualmente, su che forma esso abbia assunto. Perché nel film non si parla solo di fascismo in senso stretto, ma anche del valore della politica oggi, che va ben oltre all’ideologia e che riguarda soprattutto il ruolo della cittadinanza. Noi.

Io non ho inventato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani.
Benito Mussolini

La Scheda

“Sono tornato”, regia di Luca Miniero, 2018

La Valutazione

3 stelle di 5

 

Il trailer