Obiettivo Cinema: “Rogue One: A Star Wars Story”, di Gareth Edwards. Più “guerre” e meno “stellari”

Trama e Recensione

La trama di Rogue One è contenuta nella prima didascalia scorrevole del primissimo Guerre stellari:

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È un periodo di guerra civile. Navi spaziali ribelli, colpendo da una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani segreti dell’arma decisiva dell’Impero, la MORTE NERA…

Ma Rogue One racconta anche la storia di Jyn Erso, figlia di Galen Erso, uno scienziato appartenente alla Ribellione ma che è reclutato dall’Impero per la costruzione di un’arma di distruzione di massa, nota come la Morte Nera. Quindici anni dopo Jyn riceve da un pilota disertore un messaggio di suo padre stesso in cui rivela di aver immesso una potente vulnerabilità all’interno del reattore centrale della Morte Nera; insieme al capitano ribelle Cassian Andor e al droide riprogrammato K-2SO Jyn andrà alla ricerca del padre con la speranza di fermare il piano diabolico dell’Imperatore.

A cavallo tra l’Episodio III, La vendetta dei Sith, e l’Episodio IV, Una nuova speranza, Rogue One è uno spin off che s’incastra perfettamente tra i due capitoli, non solo perché ricalca lo stile della prima trilogia (e non dei tre deludenti e orribili prequel), ma anche perché si aggancia con naturalezza all’episodio capostipite.

rogue-one-locandinaA differenza degli altri episodi, in Rogue One non vediamo spade laser (solo una rossa, in realtà), Jedi in combattimento o la Forza (la sentiamo solamente nominare); e non ci sono neppure i vecchi eroi e personaggi (trascurando un paio di cammei velocissimi e ringiovanimenti grazie al CGI). Rogue One è perfettamente indipendente, Gareth Edwards (già regista di Monsters e del recente Godzilla) si prende delle libertà che J. J. Abrams non ha voluto (o potuto) prendersi nell’Episodio VII, Il risveglio della Forza (LEGGI LA RECENSIONE): nuova storia, nuovi personaggi; Felicity Jones è Jyn, dura e incazzata, tenace e determinata, e incarna perfettamente lo spirito della Ribellione, ma è meno audace e simpatica di Rey dell’Episodio VII; Diego Luna interpreta Cassian Andor, la spia ribelle; meno male che c’è K-2SO, il droide fissato con le probabilità e con la battuta sarcastica sempre pronta.

Anche la colonna sonora compie lo sforzo di svincolarsi dai temi memorabili di John Williams, ed il risultato è apprezzabile. Molto interessante anche il rinnovamento del genere cinematografico: mentre prima il genere era un fantascientifico molto vicino al genere fantasy, qui, invece, la fantascienza si avvicina alquanto al war movie.

Più adulto ed eroico di tutti gli altri Star Wars, Rogue One mostra il lato nudo e crudo della guerra della Ribellione: la speranza non nasce dalla Forza, ma dal sacrificio, da tutte le vite umane cadute in battaglia.

La sceneggiatura è pregevole, non superlativa. La narrazione non ingrana subito, ma poco prima della seconda metà della pellicola il ritmo narrativo non è più claudicante, diventa sostenuto e appassionante.

Se al giorno d’oggi per fare un sequel, prequel o spin off non puoi non fare i conti con i capitoli originali, rischiando di essere ripetitivo, noioso e poco innovativo, Rogue One si manifesta, tuttavia, come un esperimento assolutamente riuscito: convince ed appassiona, richiama in sala i più nostalgici della saga e avvicina le nuove generazioni.

La Scheda

“Rogue One: A Star Wars Story”, regia di Gareth Edwards, 2016

La Valutazione

4 stelle di 5

Il trailer