Obiettivo cinema: “Revenant – Redivivo”, di Alejandro G. Iñárritu. Cinema allo stato puro

Trama e Recensione

Negli anni ’20 dell’Ottocento l’esploratore e trapper Hugh Glass viene assunto in qualità di guida per condurre una battuta di caccia alla ricerca di pelli e pellicce nelle terre aspre e impervie del Nord Dakota. Caduti in un’imboscata di indiani, la compagnia di spedizione viene decimata, e spetterà a Glass ricondurre i suoi compagni al forte e proteggere suo figlio, nato dall’unione con una donna indiana.

Durante il viaggio, tuttavia, Glass verrà brutalmente attaccato da un grizzly e ridotto in fin di vita, poi tradito e abbandonato dall’efferato John Fitzgerald. Lottando tra la vita e la morte contro una natura incontaminata e spietata, Glass vivrà un’odissea epica, alimentata dal desiderio di vendetta.

Io non ho più paura di morire ormai. Sono già morto.

Revenant non aspira in termini di sceneggiatura e contenuto ai livelli di Birdman, precedente opera e capolavoro assoluto di Iñárritu: la trama è qui molto semplice, il copione scarno, i dialoghi molto limitati. Paradossalmente, la sostanza di Revenant è la sua stessa forma: regia e fotografia sono i due pilastri del film, l’estetica è il fine ultimo e il senso della pellicola stessa.

revenant-locandinaIñárritu confonde continuamente lo spettatore sul distinguo tra finzione e realtà, ma senza rinunciare a virtuosismi tecnici e visivi. La regia è davvero elegante, poiché predilige piano-sequenze e movimenti di macchina sinuosi e ricercati; la fotografia di Lubezki, tre volte premio Oscar per Gravity, Birdman e Revenant, è un continuo dialogo tra documentario e metafisica, tra l’immaginario western degli anni ’70 ed il cinema onirico, sofisticato ed estetizzante di Malick.

Un altro punto di forza è l’interpretazione degli attori, Leonardo Di Caprio (Glass) e Tom Hardy (Fitzgerald): l’uno offre un’interpretazione tanto ardua quanto straordinaria, fatta di sguardi, respiri e gemiti (sì, le sue battute sono davvero poche) e prestazioni fisiche estreme; l’altro, invece, interpreta il ruolo dell’uomo meschino, dell’americano bruto che prende parte con orgoglio al genocidio dei nativi americani.

Lo spettatore non ha davanti un western classico, fatto di deserto, duelli e pistole o un western tarantiniano, politico ed attuale. Il western di Iñárritu è fatto di luce e movimento; i duelli sono fra l’uomo e la natura imponente e letale.

Nonostante la durata non di certo contenuta (156 minuti), in Revenant ciò che conta non è cosa viene raccontato, ma come. E questo è cinema all’ennesima potenza.

La Scheda

“Revenant – Redivivo”, regia di Alejandro González Iñárritu, 2015

La Valutazione

4 stelle di 5

Il trailer

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Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, scrive per il Baco dal 2013. Con l'impronta del liceo classico e due lauree in economia, ora lavora con numeri e bilanci presso una società di revisione. Nel (poco) tempo libero segue con passione la politica e la finanza e non manca al suo inderogabile appuntamento con i nuovi film al cinema (almeno) due volte a settimana. E' giornalista pubblicista iscritto all'ordine dei giornalisti del Veneto.