Obiettivo Cinema: “Perfetti sconosciuti”, di Paolo Genovese. Commedia intelligente e provocatoria

Trama e Recensione

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.

Le parole dello scrittore Gabriel García Márquez diventano l’intuizione di una pellicola cinematografica. Durante una cena tra amici di lunga data viene proposto un gioco, di primo acchito accattivante, ma poi si rivelerà distruttivo: ogni commensale dovrà tenere il proprio smartphone sul tavolo, leggere ad alta voce i messaggi ricevuti e quelli che si stanno per inviare, e rispondere alle chiamate in vivavoce. In una climax crescente, ne succederanno di cotte e di crude. E senza sosta. L’eclissi di luna non è, infatti, una metaforona messa lì a caso.

Il film provoca più e più volte lo spettatore: se una volta i nostri segreti erano racchiusi gelosamente in un’anticamera del nostro cervello, perché oggi vi è la presunta necessità di affidarli a quella “scatola nera”? (In questo film) Whatsapp, Facebook, chat, mail, selfie, T9, app, Instagram e chi più ne ha più ne metta non sono (più) né strumenti di comunicazione né strumenti ludici, ma ingranaggi di una pericolosa bomba ad orologeria.

Qua dentro ci abbiamo messo tutto! Questo qua ormai è diventata la scatola nera della nostra vita!
Rocco (Marco Giallini)

È indubbio che Perfetti sconosciuti sia un film ambizioso, e il film più riuscito e accurato del regista di Immaturi. La sceneggiatura è meticolosa e chiara, non cede al politicamente corretto, le battute dei personaggi sono sempre schiette e dirette, i dialoghi ben costruiti; la narrazione generale segue un percorso ben determinato: non ci sono sequenze tediose o a sé stanti, e la psicologia (e i segreti) dei vari personaggi si svelano gradatamente.

Perfetti sconosciuti locandinaCi sono il chirurgo plastico Rocco (sempre bravo Marco Giallini) e la moglie psicologa Eva (Kasia Smutniak), l’avvocato Lele (impeccabile Valerio Mastandrea) con la moglie casalinga Carlotta (Anna Foglietta), i due neo sposi Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), lui tassista e lei veterinaria, e infine Peppe (Giuseppe Battiston), insegnante di ginnastica e in cerca di un posto.

Il cast è corale dall’inizio alla fine, ogni personaggio interpreta il proprio ruolo, ed ognuno è unico, diverso dagli altri: c’è chi fa il doppio gioco, chi è sospettoso, chi è aggressivo, chi cerca di mantenere un comportamento conciliante.

Pur essendo ambientato in una sola stanza, il film non è mai claustrofobico, in quanto l’unità di spazio ed azione tende ad accentuare ogni singola sequenza narrativa ed il ritmo è intelligentemente manipolato dalla regia. Se non fosse per il continuo gioco di controcampi e inquadrature, il film ha tutte le carte in regola per divenire un’opera teatrale.

Ecco, ad una sceneggiatura potente e sagace si affianca una regia altrettanto brillante e vivace: messa fuori discussione l’ironia tragica, lo spettatore tende ad immedesimarsi non tanto in chi legge ad alta voce un messaggio o parla al telefono, ma in chi ascolta, con più o meno interesse, attenzione, preoccupazione. Verrà un momento, però, in cui, se fossimo presenti in quella stanza, l’istinto ci suggerirebbe di far cessare il gioco.

Tuttavia il regista non ferma nulla, la narrazione procede e la Verità si svela gradualmente e inesorabilmente. Il film avrà un finale à la Sliding doors, comunque a “lieto” fine.

La Scheda

“Perfetti sconosciuti”, regia di Paolo Genovese, 2016

La Valutazione

4 stelle di 5

Il trailer