Obiettivo cinema nei giorni del coronavirus: dieci film “da quarantena”

Per continuare a coltivare la propria resistenza cinefila, proponiamo un elenco di opere cinematografiche in cui l’unità di spazio (che non è necessariamente claustrofobico) rappresenta una chiave di lettura filmica e narrativa.

The hateful eight, di Quentin Tarantino (2016)

Otto ceffi (apparentemente buoni, brutti e una cattiva) si ritrovano durante una tormenta in una baita isolata nell’aspro territorio del Wyoming, poco dopo la fine della guerra di secessione. E all’interno di quest’emporio si sviluppa la vicenda: la vera identità e i rapporti dei personaggi vengono a poco a poco palesati, ogni dettaglio può essere smentito, gli inganni e le intuizioni sono il motore narrativo. Nessuno è lì per caso.

Attraverso un’interessantissima regia Tarantino spinge lo spettatore a parteggiare per uno o più personaggi durante l’evoluzione della trama, ma senza risparmiarsi colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva, giocando continuamente sull’asimmetria informativa all’interno di un emporio da cui non si può uscire.

The Martian, di Ridley Scott (2015)

Quando membri dell’equipaggio dell’Ares 3 sono costretti ad abortire la missione su Marte a causa di una violenta tempesta di sabbia e ripartire per tornare sulla Terra, il loro collega Mark Watney rimane separato dalla squadra e viene dato per morto. Rimasto solo, l’astronauta (e botanico) Watney dovrà usare tutte le sue abilità e conoscenze per sopravvivere alla spietata ostilità del Pianeta Rosso, mentre la NASA cercherà il migliore stratagemma per recuperarlo e riportarlo a casa.

Scott confeziona un film sagace, mai inopportuno, e non dà troppo spazio all’enfasi del patriottismo americano, anzi, con una svolta narrativa lo ridimensiona. Preferisce approfondire il concetto di esplorazione e ricerca, che inevitabilmente conduce lo spettatore a soffermarsi e riflettere sul fascino dell’ignoto, sulla vastità della desolazione e sulla brutalità dell’isolamento estremo.

Shining, di Stanley Kubrick (1980)

L’aspirante scrittore Jack Torrance si reca con la propria moglie Wandy e il figlioletto Danny presso l’Overlook Hotel al termine della stagione estiva, avendo accettato l’impiego di guardiano invernale. Circondati dalle maestose montagne del Colorado, Jack può dedicarsi alla stesura della sua nuova commedia senza distrazioni esterne. Nel frattempo il piccolo Danny inizia ad avere delle visioni sul terribile passato dell’hotel.

Tratto (marginalmente) dal capolavoro di Stephen King, Shining è bellissimo e inquietante, perfetto anche per la notte di Halloween. La regia di Kubrick descrive con eleganza la climax crescente della narrazione. Indimenticabile l’interpretazione di Jack Nicholson.

127 ore, di Danny Boyle (2010)

Aron Ralston è un escursionista statunitense di 27 anni. Un giorno intraprende una gita solitaria di trekking e biking nel meraviglioso Blue John Canyon dello Utah, ma incappa in un grave imprevisto in una gola: smuovendo accidentalmente una grossa pietra, rimane incastrato con il braccio tra la parete rocciosa e il masso stesso. Impossibilitato a muoversi, Aron trascorre in quel punto oltre cinque giorni (127 ore) in bilico tra la sopravvivenza e ricordi del passato, fino a quando compirà una drastica scelta.

Ispirato a una storia vera, il regista Danny Boyle porta a termine un’impresa complicatissima: realizzare un film con un solo personaggio, sostanzialmente senza azione e perennemente statico, concentrato in un’unità di spazio. Boyle riesce, infatti, a sfruttare la dinamica della regia e della sceneggiatura per una narrazione completa e rotonda, con un bravissimo James Franco.

The Truman Show, di Peter Weir (1998)

Truman Burbank è nato e cresciuto a sua insaputa all’interno di uno spettacolo televisivo: il paese in cui abita è un gigantesco set cinematografico, i suoi familiari, la moglie e gli amici sono degli attori. Giunto all’età di trent’anni, inizia a mettere in dubbio alcune certezze della sua vita e tutta la realtà in cui vive.

Un film oggi ancora attualissimo, The Truman Show è un continuo gioco di finzione nella finzione, in cui il luogo stesso è una metafora di una realtà fittizia, che si richiama al mito della caverna di Platone, la cui interpretazione può essere significativamente legata al mondo dei social odierno e alla bellezza e alla verità dello spazio/realtà in cui viviamo. Un film indimenticabile.

Gravity, di Alfonso Cuaròn (2013)

L’astronauta Matt Kowalsky e la dott.ssa Ryan Stone, mentre stanno conducendo una missione a bordo dello space shuttle Explorer, si ritrovano coinvolti in un’onda di detriti che danneggia gravemente il veicolo spaziale e uccide tutti gli altri membri dell’equipaggio. Una storia straordinaria, di sopravvivenza e speranze, una corsa contro il tempo e contro le riserve di ossigeno.

Impeccabile dal punto di vista tecnico (effetti speciali, fotografia e sonoro), il film alterna continuamente la claustrofobia della navicella spaziale con la vastità e la profondità dello spazio, il finito con l’infinito, la sicurezza del luogo chiuso con l’incertezza di ciò che è oltre i limiti dell’uomo.

Room, di Lenny Abrahamson (2016)

Una donna e il figlioletto rimangono imprigionati in una stanza senza finestre a seguito di un sequestro. Dopo cinque anni di assenza di contatti con l’esterno, entrambi riescono a sfuggire, ma il sapore della libertà è complesso e arduo da metabolizzare.

Il film è denso di emozioni eterogenee, identificandosi come un vero e proprio dramma psicologico: gioia, paura, speranza, in grado di tenere lo spettatore in tensione. Un film potente in cui il luogo fisico diviene anche un luogo mentale per il piccolo Jack, che dovrà fare i conti con una realtà e un mondo a lui sconosciuti.

Nodo alla gola, di Alfred Hitchcock (1948)

Il film inizia in medias res, immediatamente dopo l’omicidio del giovane David Kentley e durante una festa in un bellissimo appartamento di Manhattan organizzato dai due stessi assassini Brandon Shaw e Phillip Morgan.

Il geniale Alfred Hitchcock realizza un giallo rovesciato (gli assassini si conoscono fin da subito), in grado di far calare lo spettatore nella narrazione e avente un’interessantissima regia, che ha poi ispirato la realizzazione di film come Birdman e il recente 1917: il film è un unico piano sequenza, in grado di dare una perfetta continuità alle azioni, di far coincidere la fabula con l’intreccio, e uguagliare le unità di spazio e tempo.

10 Cloverfield Lane, di Dan Trachtenberg (2016)

Michelle, dopo essere stata coinvolta in un bruttissimo incidente, rinviene in un rifugio insieme a due uomini, uno dei quali sostiene che un attacco chimico-batteriologico abbia reso invivibile il mondo esterno. Michelle, comunque, è determinata ad uscire.

La narrazione gioca continuamente sulla (s)fiducia tra i personaggi, sullo scetticismo e sul mistero del mondo esterno. Tanto intelligentemente claustrofobico quanto registicamente geniale, il film tiene lo spettatore col fiato sospeso fino alla fine.

Duel, di Steven Spielberg (1971)

Inizia tutto da un sorpasso: David Mann, un tranquillo commesso, supera per strada un grosso camion che lo precede. Da quel momento si apre una propria “sfida stradale” col camionista di cui non viene mai mostrato il volto.

Agli esordi della sua carriera (all’età di 24 anni) Steven Spielberg realizza un thriller dal ritmo martellante e originalissimo dal punto di vista narrativo. La trama si svolge interamente su strade, ma il protagonista non esce sostanzialmente mai dall’abitacolo della sua automobile.