Obiettivo cinema: “Lui è tornato”, di David Wnendt. Il film più provocatorio dell’anno

Trama e Recensione

Una normale mattina d’autunno in un luogo ben preciso a Berlino, Adolf Hitler resuscita nel nostro presente. Un giornalista che si trovava nei paraggi lo riprende casualmente, e decide così di raggiungerlo e conoscerlo per introdurlo nel mondo della televisione e dei mass media odierni. Tutti credono che l’imitazione del Führer sia perfetta, e così il nostro Hitler inizia a fare spettacolo e ad ottenere consensi per rimediare agli errori della prima dittatura e avvinarsi alla gente, anche se nessuno lo prende mai sul serio.

Il suo ultimo ricordo è che si trovava nel bunker con Eva Braun, poi… il buio. Un lunghissimo buio di quasi settant’anni. La Germania è cambiata, il mondo è cambiato, lui non è cambiato. Ed è tornato.

L’idea non proviene dal regista David Wnendt, ma dallo scrittore Timur Vermes: il suo romanzo Er ist wieder da è stato tradotto in 41 lingue, compreso l’italiano, ed è diventato best seller in Germania con oltre 2 milioni di copie vendute. Il libro, come il film, pone il lettore/spettatore dinnanzi ad un quesito fondamentale: i mezzi di comunicazione possono veicolare l’ideologia nazista? Come? Ma lo stanno già facendo?

Locandina Lui è tornatoIl film racconta la Germania e la società tedesca dal punto di vista di Hitler: vi sono alcune riprese in soggettiva e la voce narrante è la sua, è lui che con toni berlusconiani apostrofa la Merkel come «Una donna tozza, che infondeva lo stesso ottimismo di un salice piangente.»

Vedere Adolf Hitler alle prese col mondo moderno si dimostra un esperimento assolutamente interessante e riuscito, poiché riesce a fondere sapientemente ironia e provocazione, sarcasmo e tragedia; il film è spassoso, mai offensivo. Il regista dirige un impeccabile Oliver Masucci, perfetto nella parte: baffetti, mani dietro la schiena e tutto il resto.

L’efficacia della sceneggiatura e l’acume del regista fan sì che la finzione della pellicola possa giocare sulla finzione stessa. Alcune riprese del film sono state effettuate attraverso una sorta di candid camera in modo che possa riprendere le reazioni genuine e spontanee delle persone, ignare della finzione, nel vedere l’attore impersonare il Führer in mezzo a loro: selfie, sorrisi, saluti col braccio teso, sconcerto.

In un periodo storico come il nostro, in cui i mass media, giornali, tv, internet, libri e cinema sono una componente determinante della società, in cui è possibile che ogni fatto faccia notizia, il trash dia spettacolo, l’ignoranza sia fonte di intrattenimento, siamo (ancora) in grado di misurarci con un’ideologia come il nazismo? Prima o poi lo dimenticheremo?

La Scheda

“Lui è tornato”, regia di David Wnendt, 2016

La Valutazione

5 stelle di 5

Il trailer

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