Obiettivo cinema: “Fuocoammare”, di Gianfranco Rosi. L’immigrazione e la lungimiranza

Trama e Recensione

Il regista Gianfranco Rosi racconta il fenomeno dell’immigrazione vissuto sull’isola di Lampedusa attraverso la storia di Samuele e del dottor Pietro Bartolo: il primo è un ragazzo preadolescente, spensierato, che va a scuola e ama giocare con la fionda e andare a caccia di uccelli; l’altro è il medico di Lampedusa, che assiste quotidianamente all’esodo dei migranti sull’isola, constata con professionalità i decessi, presta soccorso e assiste chi ne ha bisogno.

Il lungometraggio di Rosi obbliga lo spettatore a focalizzarsi su due facce di una stessa medaglia: da una parte prevale il documentario, dall’altra il film, l’intreccio. Il documentario non cerca mai il pathos o il colpo basso, in quanto descrive il fenomeno migratorio con una retorica sobria e lineare, con pudore e lucidità; non prende mai una posizione provocatoria, lontana sia da una retorica buonista sia da una grammatica politicamente scorretta.

Fuocoammare locandinaI viaggi in mare, l’accoglienza, i morti, la testimonianza dei migranti, il soccorso non rientrano in uno schema ideologicamente preconfezionato o di parte: il risultato è una testimonianza onesta poiché, senza squilibrarsi, affronta con trasparenza sia il drammatico fenomeno migratorio sia l’arduo incontro con un territorio aspro, fatto di terra e scogli, l’isola di Lampedusa, una sorta di limbo per chi arriva e poi riparte verso una meta (auspicabilmente) migliore della precedente.

Sulla terraferma di Lampedusa, invece, vengono raccontate le vicende di Samuele e della sua famiglia che, nonostante il perenne clima di emergenza, non incontrano mai i migranti e conducono la loro vita scandita dal lavoro della pesca, dalla scuola, dalle faccende domestiche, dall’attività subacquea e da una trasmissione radiofonica evasiva e spassosa, il tutto con caratteristiche che richiamano il cinema neorealista.

Non sempre, tuttavia, i due aspetti del film riescono efficacemente a coniugarsi: la diversità di forma e (parzialmente) di sostanza creano situazioni di sospensione narrativa. Rosi, infatti, preferisce concentrarsi su un equilibrio tra esperienza e visione, tra reale e sguardo: le terse panoramiche, la fotografia sempre bellissima e le immagini statiche suggeriscono una meticolosa messa a fuoco del fenomeno migratorio, della sua concreta esistenza.

I nostri occhi tuttavia, sono quelli di Samuele: uno è buono, l’altro è “pigro”. Quanto siamo lungimiranti? Quanto è lungimirante l’Europa? Non si può pretendere una valutazione dell’immigrazione nel breve periodo in termini di accoglienza e integrazione; occorre sviluppare una visione coraggiosa che si basi su calcolati ragionamenti di lungo periodo.

Fuocoammare è stato girato per un anno e mezzo a Lampedusa e si è aggiudicato l’Orso d’Oro della 66esima edizione della Berlinale.

La Scheda

“Fuocoammare”, regia di Gianfranco Rosi, 2016

La Valutazione

4 stelle di 5

Il trailer

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