Obiettivo cinema: “Dunkirk”, di Christopher Nolan. Uno straordinario film bellico atipico

Trama e Recensione

Quando la Francia subiva l’invasione tedesca, 400 mila soldati alleati rimasero circondati sulla spiaggia di Dunkerque, presso il confine tra Francia e Belgio. L’operazione Dynamo, conosciuta anche come “miracolo di Dunkerque”, fu un’operazione di salvataggio militare avvenuta tra il 27 maggio e il 4 giugno nel 1940: l’unica via di salvezza era l’attraversamento della Manica anche con lo straordinario coinvolgimento di imbarcazione civili.

Il racconto dell’evacuazione di Dunkerque avviene attraverso tre linee narrative in unità di spazio e tempo diverse: il molo, il mare e il cielo, ambientate rispettivamente in un arco temporale di una settimana, un giorno e un’ora.

Dunkirk è un film di guerra atipico, fuori dal coro, eppure uno dei migliori mai realizzati. Siamo ben lontani dal sangue e dalla violenza della prima sequenza di Salvate il soldato Ryan, o dalla gloria di La battaglia di Hacksaw Ridge o dalle brutalità di Apocalypse Now.

Qui vengono raccontate l’attesa, la tensione e la speranza. Una lotta contro il tempo segnata costantemente dalla trascinante, potente e talvolta disturbante colonna sonora di Hans Zimmer, che si serve di un meccanico ticchettio inesorabile al fine di aggiungere pathos. Il concetto di guerra in senso stretto rimane sullo sfondo. Uno sfondo plumbeo e opaco.

La vittoria non è la sconfitta del nemico (che non si vede quasi mai), ma il contenimento delle perdite, l’istinto di sopravvivenza stessa contro il trascorrere del tempo. “Surving is enough”, dice un personaggio anonimo del film.

Soprattutto nel Molo i 400 mila soldati vengono presentati come una massa da gestire; i singoli vengono disumanizzati. C’è caos all’interno dell’ordine, nelle file ordinate dei fanti sulla spiaggia. Lo stesso caos descritto da Joker in Il cavaliere Oscuro.

Nolan gioca molto con i concetti di fabula e intreccio: amalgama e converge le tre linee narrative con sagacia ed equilibrio, manipola il tempo rendendo perfettamente l’idea di frustrazione e claustrofobia dei personaggi.

Un gioco che abbiamo già visto nelle opere precedenti di Nolan, soprattutto in Inception per raccontare contemporaneamente azioni in unità di spazio e tempo differenti; in Interstellar per come il tempo influisce sulle azioni dei personaggi; in Memento per utilizzare il tempo come chiave di lettura della narrazione.

Lo spettatore è catapultato con violenza all’interno della narrazione fin da subito: è immedesimato nello sguardo lucido e razionale del pilota della RAF Farrier (Tom Hardy recita solo con gli occhi, come aveva fatto per Bane in Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno); non può non condividere le preoccupazioni di Mr Dawson (sempre straordinario Mark Rylance); o nutrire speranza per i soldati sulla spiaggia (Harry Styles fa una buona impressione).

Il film è quindi corale, non ci sono protagonismi, non si conosce la storia di alcun personaggio. Si sente l’assenza della penna di Jonathan Nolan: la sceneggiatura è scarna e asciutta, ma lascia spazio ad un racconto di immagini e suoni maestoso nella forma e intenso nel contenuto.

La Scheda

“Dunkirk”, regia di Christopher Nolan, 2017

La Valutazione

5 stelle di 5

Il trailer