Obiettivo Cinema: “Bridget Jones’s baby”, di Sharon Maguire. Impossibile rimanere seri

Trama e Recensione

Dodici anni dopo le vicende raccontate nel (non indimenticabile) secondo capitolo ritroviamo la nostra Bridget in pigiama e in totale solitudine davanti alla candelina del suo 43esimo compleanno. Dimagrita e più professionale, Bridget ha un nuovo lavoro presso uno studio televisivo e conduce la sua vita da single con naturale spensieratezza, ma senza farsi mancare le giuste occasioni di sesso, droga (anzi, alcol) e rock ‘n’ roll. Ed è proprio ad un festival musicale che finisce a letto col romantico americano Jack. Il weekend successivo, invece, si ritrova tra le braccia del mai dimenticato Mark Darcy, reduce da un divorzio.

Qualche settimana dopo un test di gravidanza sconvolge la vita di Bridget, dato che non c’è nessuna certezza di chi sia il padre. Ambedue i gentiluomini non si tireranno indietro, e, ognuno a proprio modo, accompagneranno Bridget nei successivi nove mesi.

bridget-jones-baby-locandinaSharon Maguire, regista del primo capitolo Il diario di Bridget Jones, torna dietro alla macchina da presa e confeziona un sequel sicuramente migliore del precedente: la sceneggiatura frizzante e il ritmo sempre sostenuto rendono la pellicola spassosissima e coinvolgente. Il film non è di certo ambizioso: preso come punto di riferimento il primo capitolo, non si vuole superarlo, ma riproporre la medesima formula, fatta di gaffes e sketches, e senza tralasciare qualche nostalgico e comico richiamo al passato.

Sempre brava e credibile, Renée Zellweger torna con energia nelle vesti di Bridget, impacciata e raggiante, ironica e volgarotta, e interpreta con naturalezza e ilarità l’esilarante passaggio da ZILF (zitella I’d like to f***) a MILF.

Ritorna sul grande schermo Mr Darcy, sempre galantuomo, avvocato stacanovista, interpretato da un impeccabile Colin Firth. Perso per strada Hugh Grant, nuova importante new entry è Patrick Dempsey che interpreta il miliardario Jack, di fatto privo di difetti e inventore dell’algoritmo dell’amore.

Rivediamo con piacere anche Jim Broadbent, il caro padre di Bridget, e Gemma Jones, madre alquanto bigotta ma preparata ad accettare la gravidanza della figlia nonostante non si conosca il padre. Un’altra novità di casting è Emma Thompson (2 volte premio Oscar), la divertente e briosa ginecologa, che meriterebbe uno spin-off tutto suo.

Nonostante sia rivolto soprattutto ad un pubblico femminile, questo terzo capitolo è in grado di strappare risate non mediante strafalcioni o volgarità, ma grazie a battute argute ed azzeccate.

La Scheda

“Bridget Jones’s baby”, regia di Sharon Maguire, 2016

La Valutazione

3,5 stelle di 5

Il trailer

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